Spal alla ricerca dell’assetto giusto. Si può migliorare

Il primo risultato utile esterno ma anche la prova meno bella. La sensazione è che questi uomini siano da 4-3-1-2

Paolo Negri

ferrara. Pareggiare a Cittadella, farlo senza subire gol (seconda volta - la prima in trasferta - in otto gare) e andando vicino alla vittoria più dell’avversario di turno, e conquistare il primo risultato utile stagionale in campo esterno: sono tutti fattori importanti, che inducono a vedere il bicchiere (mezzo) pieno e comunque a nutrire sentimenti di soddisfazione e di fiducia. La Spal non deve dolersi, anzi, di quanto ha raccolto in terra veneta, pur se con un pizzico in più di fortuna o di concretezza o di decisione, avrebbe anche potuto fare bottino pieno: nella ripresa (tutta controllata dai biancazzurri) si sono contate almeno tre occasioni che potevano sfociare nel gol. Peccato che la squadra di Clotet non sia riuscita a “buttarla dentro”. Il risultato va comunque considerato complessivamente giusto, o comunque accettabile e di certo non disprezzabile.


Al contempo si impongono alcune riflessioni a bocce ferme. Se la prestazione della Spal è stata di tenore tale da imbrigliare il Cittadella, che non ha mai calciato in porta con i propri attaccanti e che solo in due circostanze si è fatto potenzialmente pericoloso, va anche detto che sotto il profilo qualitativo si è assistito alla meno brillante delle otto esibizioni spalline di questo campionato. Le cifre, che vanno lette oltre l’arido aspetto prettamente contabile, dicono che la Spal ha avuto un possesso palla ben inferiore al 50% (esattamente il 47%) e comunque alle proprie medie, e che ha fatto registrare un tasso di precisione nei passaggi pari al 63%: molto meno rispetto al solito. Infatti gli errori di misura, le... imprecisioni (ripetizione voluta), la scarsa o relativa fluidità della manovra sono balzate agli occhi. Tecnicamente la Spal ha sbagliato parecchio. Non è stata una bella partita, in generale. Che fosse complicata si sapeva, e la fisicità dell’avversario - la sua propensione al contatto - può aver inciso. Ma non è solo questo.

È per certi versi paradossale che la conquista del primo punto esterno, oltretutto contro un avversario in zona play off, venga accompagnato da una ricerca delle criticità emerse nel corso del match, ma non possiamo esimerci dal farlo, pur sottolineando che è importante saper fare risultato quando non si entusiasma. Perché la Spal ha giocato meno bene delle altre volte? Bisogna focalizzarsi sui risultati o sulle prestazioni? La squadra si sta esprimendo per quello che è il proprio potenziale o potrebbe fare di più? Il sistema di gioco è adatto alle caratteristiche degli uomini a disposizione?

Clotet a Cittadella ha lasciato il 4-2-3-1 ed è tornato al 4-3-3 di inizio stagione. In un certo senso ha fatto bene, ed è stato premiato, perché era impensabile opporsi al rombo avversario con solo due mediani. Al tempo stesso il 4-3-3 ha riproposto gli stessi problemi che evidenziava due mesi fa, in primis la mancanza di sostegno al centravanti Colombo. Inoltre, tale modulo ha comportato la rinuncia a Crociata (in panchina) e l’utilizzo di Mancosu come mezz’ala, là dove gli si chiede una continuità di corsa ed una presenza in copertura che non possono essere nel suo bagaglio di lusso. Tatticamente il compito è stato assolto a dovere, ma qualitativamente è venuto meno l’apporto che Mancosu può garantire giostrando nelle sue zolle favorite. E quel lancio in area sbagliato nella ripresa, vanificando di fatto un contropiede potenzialmente favorevolissimo, può essere stata la conseguenza di una mancanza di lucidità da sforzo.

Ancora: la prova della Spal è salita di tono nella ripresa, quando ci sono stati spazi maggiori che i biancazzurri hanno aggredito principalmente grazie agli strappi demolitori di Seck. Un Demba Seck mai così a suo agio come quando può agire in campo aperto, con la porta davanti agli occhi, puntando, andando all’uno contro uno, sprigionando velocità e potenza. E allora ci domandiamo: Seck non può essere un cavallo libero che agisca da seconda punta? Magari non avrà l’abilità nel dialogo stretto (ma non ne siamo sicuri) ed una certa cultura tattica, ma la seconda punta la può fare benissimo, come in fondo la faceva in Primavera avendo Moro vertice di riferimento. È dunque così impensabile che la Spal possa trovare il proprio definitivo equilibrio con un 4-3-1-2 che consenta l’utilizzo di Crociata mezz’ala (suo ruolo), Mancosu trequartista (suo ruolo), Seck (o Latte Lath, o Melchiorri) al fianco di Colombo? Viviani regista avrebbe ai propri lati il citato Crociata e uno tra Esposito (anche alternativa a Viviani stesso, se e quando necessario), o Da Riva (quando recuperato in pieno) o Zuculini. Tutto ci parrebbe logico, plausibile.

Tra l’altro, Clotet non è che non abbia nelle proprie corde il 4-3-1-2, a Brescia lo faceva. Qui esita ad abbracciarlo perché teme che togliendo gli attaccanti esterni si scoprano le corsie e vengano a mancare sia la pressione alta che la protezione ai terzini?

Può essere. Ci fidiamo dell’apprezzabilissimo lavoro del tecnico, ci mancherebbe altro. Abbiamo però la presunzione di pensare che anche lui stia valutando tale riflessione.

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