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Spal. Ora superare lo stallo poi un mercato di qualità

Al di là dell’utile pareggio finale, la realtà è che la squadra sta vivendo una fase di involuzione nell’espressione della propria manovra collettiva

FERRARA. Pep Clotet non è come Mourinho. Ammesso e non concesso che ne abbia avuto la tentazione (tipo Terni...), l’allenatore della Spal non ha esposto alla gogna mediatica qualcuno dei suoi. Demba Thiam, per non fare nomi, visto il clamoroso errore che dopo 2 minuti ha portato al gol del Como e messo tutta in salita la partita della Spal. La gaffe del portiere è stata evidente, apre riflessioni, e certo ha pesato non poco sull’andamento del match, però non può essere il paravento che cela tutto il resto. Ed il resto è che c’erano 88 minuti e recupero per riprenderla in mano con piglio e gioco. Piglio e gioco che la Spal domenica sera non ha avuto.

Clotet ha parlato di bella reazione (dopo lo 0-1), di crescita nella ripresa, di tanti tiri, di vittoria che forse sarebbe stata meritata. Vero e non vero. I biancazzurri hanno dato tutto, non hanno lesinato gli sforzi, hanno sicuramente cercato di fare la partita. Ma al di là dei dati sul possesso palla (64%) e sulle conclusioni (una trentina, di cui 15 nello specchio), mai come questa volta i tiri non sono stati frutto di limpide occasioni costruite in area bensì di sbombardate dalla lunga distanza di un Viviani che anche balisticamente le ha tentate tutte per risollevare i suoi.


Al di là dell’utile pareggio finale, la realtà (o, almeno, quella che da fuori ci pare sia la realtà) è che la Spal sta vivendo una fase di stallo, se non di involuzione, nell’espressione della propria manovra collettiva e di conseguenza, nella capacità di concretizzare e di fare risultato (possibilmente pieno). Sicuramente è un limite nostro, ma non riusciamo a capire come stia giocando la Spal. È come se si fosse incartata, anche sul modulo, sulla sua interpretazione, sulla sua efficacia. Che per essere tale deve mettere i singoli nella condizioni di esprimersi al meglio, secondo caratteristiche.

Clotet anche recentemente ha parlato di una Spal che, al di là dei numerini, gioca sempre con tre centrocampi e tre attaccanti. Noi non li vediamo. Negli ultimi tempi vediamo invece due centrocampisti centrali costretti agli straordinari per fare filtro, senza riuscirci sempre (e benedetto sia San Viviani per quel recupero su Parigini), attaccanti costretti a rincorrere in fascia, attaccanti isolati (Colombo), giocatori sballottati tipo quel Mancosu (potenziale valore in più, per intelligenza e qualità) ora trequartista (sempre meno) ora mezz’ala ora addirittura punta esterna nell’episodico passaggio al 4-2-4. Da profani: sarebbe possibile il trequartista che fa il trequartista, la seconda punta che fa la seconda punta e dà aiuto a Colombo e alla squadra, un centrocampista in più che consenta effettivamente di essere in tre nel mezzo?

Non sono certezze, bensì dubbi, riflessioni, spunti su cui ragionare. Così come bisognerà ragionare su un altro aspetto. A gennaio la Spal dovrà dotarsi di tre o quattro nuove pedine. Uomini di valore, d’impatto, capaci di alzare il tasso della squadra, perché non serve avere una rosa di 27 elementi di cui una decina se non una dozzina praticamente inutilizzati o quasi. La costruzione dell’organico è stata compressa ed affrettata nell’ultimo periodo, post closing, e bisogna rendere un plauso a come si è agito una volta definito il quadro societario. Adesso però bisognerà ottimizzare il rapporto quantità-qualità-costi-benefìci. Serviranno più indispensabile sostanza e meno inutile contorno.

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