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«La Spal è al lavoro per costruire il futuro». Catellani: ecco come funziona il vivaio

Il responsabile del settore giovanile: visione a lungo termine per crescere. Idea comune di gioco e centri di formazione

FERRARA. Andrea Catellani fa parte di quei 1988 totalmente concentrati sulla causa Spal. Mora e Mancosu dal recinto verde, lui da dietro la scrivania. Nel suo nuovo ruolo di responsabile del settore giovanile biancazzurro. Incastonatosi dentro una carriera di un professionista dalla spiccata intelligenza calcistica che si è purtroppo dovuto fermare con la “pratica” a soli 29 anni a causa di un’aritmia cardiaca. La continuità con l’amato pallone, Catellani, l’ha data indossando gli abiti della quotidiana eleganza dirigenziale. E con le idee chiare si è cimentato da qualche mese nel progetto giovanile della Spal di Tacopina: «Sta andando molto bene – spiega –, devo dire che in questi mesi ho vissuto i motivi che mi avevano fatto scegliere quest’esperienza. Nell’ambiente si respirano professionalità, senso di famiglia e grande entusiasmo. Con la Spal ci siamo scelti reciprocamente, sono molto felice di come stia andando».

A che punto si sente di essere con il programma di sviluppo del settore giovanile?


«Personalmente preferisco chiamarlo “movimento”: credo sia più corretto per gli obiettivi posti in esso. L’obiettivo non è solo avere un riscontro immediato tra risultati e giocatori formati, ma anche di dare un contributo al territorio che rappresentiamo. La visione è a lungo termine, l’investimento sulle nuove generazioni e su quelli che potranno essere anche i nuovi potenziali tifosi deve essere costante. La Spal va fatta toccare con mano. Per il resto ho ereditato una struttura umana organizzata e professionale che continua a lavorare sodo. Abbiamo già creato rapporti e rafforzato collaborazioni».

Capitolo Primavera?

«Siamo molto contenti di questo primo approccio. C’è stato un cambio di proposta nel gioco, temevamo che il riscontro non potesse essere così immediato ma la risposta è estremamente soddisfacente. Ci sono stati alcuni momenti in cui si sarebbe potuto fare il salto di qualità in termini di risultati, ma credo che tutto sia fisiologico. La squadra è pressoché totalmente cambiata rispetto allo scorso anno ma ha già una sua identità. Col mister Piccareta abbiamo le stesse idee, la stessa filosofia: è facile lavorare con lui essendo una persona intelligente, di cultura e sempre a disposizione».

L’esordio di Nador a Cremona è una prima vittoria?

«A Steven mi lega un affetto particolare per cui sono molto felice per lui. È una vittoria collettiva, tutti qui mettono il proprio mattoncino per ottenere dei risultati. È un giocatore che spero possa difendere i colori della Spal a lungo. Ha sempre avuto grandi potenzialità fisiche e tecniche: ora il calcio italiano lo sta completando grazie ai metodi tattici».

Contento anche delle Under? I risultati sorridono.

«Certo, considerando anche il fatto che la metà degli allenatori sono cambiati e chi era già qui ha confermato la medesima idea comune. Vogliamo portare avanti una proposta di un gioco uniforme. I risultati sono sempre la conseguenza del lavoro. Alcuni singoli si stanno mettendo in mostra e questa cosa è importante perché va ricordato che noi e i tecnici dobbiamo essere solo un contorno per mettere i ragazzi nelle condizioni di esprimersi al meglio».

Gli “Spal Days” delle scuole calcio provinciali in via Copparo sono un bel segnale d’apertura al territorio...

«Un’iniziativa su misura. Credo sia nostro dovere dare a tutti l’opportunità di toccare con mano l’ambiente della squadra della propria città. La voglia di condivisione è alta, siamo privilegiati e ci sentiamo la responsabilità di poter costruire un futuro. Andiamo molto fieri anche delle nostre affiliate, seguire da Marco Aventi: perseguire il modello dei centri di formazione è un altro obiettivo. Così come quello di rafforzare qualitativamente la scuola calcio e mantenere alta l’attenzione anche sul settore femminile».

L’esportazione del brand negli Usa come da intenzioni del presidente, come vi vedrà coinvolti?

«Stiamo già creando un modello metodologico di facile esportazione e semplice da applicare nelle Academy che possono diventare dei piccoli avamposti Spal. È una bellissima possibilità per dare massima visibilità al progetto e alla percezione già alta che c’è del nostro settore qui in Italia».

Nel mentre, le convocazioni con le varie Nazionali giovanili si moltiplicano...

«Sono attestati di stima fantastici per i ragazzi e per chi lavora con loro. È evidente il fatto che in Italia i nostri tecnici siano apprezzati e vi sia credibilità in ciò che portiamo avanti. Quando vengono convocati cerchiamo di fargli vivere al meglio queste esperienze formative e curiamo al massimo il lavoro di chi rimane qui. Grazie ai vari canali digitali seguiamo un po’ tutte le partite, anche quelle internazionali. Si è creato un bel contesto, un patrimonio che va difeso».

Alessio Duatti

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