Contenuto riservato agli abbonati

Una Spal da mal di testa: gioco, rendimento interno, classifica e altri problemi

Involuzione, carenze d’organico, incapacità nel gestire le partite della “svolta”. Così alla luce del calendario adesso la situazione si fa ben più rischiosa 

FERRARA Con più che comprensibile egoismo la gente di fede biancazzurra auspicava che ieri il Cosenza cadesse a Parma, restando così appaiato alla Spal. Come non detto. I calabresi, sia pure repentinamente sotto, l’hanno recuperata: 1-1 al “Tardini”, risultato che fa morale e anche classifica, già che i rossoblù si portano a quota 15 punti, staccando di una lunghezza la squadra di mister Clotet.

Male, male. Piove sul bagnato. La sconfitta interna contro l’Alessandria ha creato dei mal di testa in serie. Non bastasse, ecco il sorpasso cosentino. Morale: Spal quint’ultima da sola, ad appena +3 sull’Alessandria (invece del +9 che si sperava d’incamerare). Poiché il regolamento della serie B stabilisce che se il distacco tra quartultima e quintultima è inferiore a 4 punti si procede alla disputa del play-out per stabilire chi si salva e chi retrocede insieme alle ultime tre (che vanno in direttamente), ecco che se il campionato terminasse in questo momento i biancazzurri dovrebbero giocare gli spareggi per conquistare la permanenza in categoria. Certo, è uno scenario ancora lontano dal materializzarsi, ma visto che ora come ora la classifica dice questo, sarà meglio stare con le antenne ben dritte.


La Spal è chiamata ad una reazione, ad un’impennata. Che equivale all’incamerare punti. Possibilissimo, pur se il calendario sulla carta non aiuta. Ma proprio per niente. Sabato, infatti, è in programma lo scontro direttissimo con il Cosenza, alle 14 sul campo dei calabresi. Poi arriverà a Ferrara il Lecce attuale secondo, quindi nuovo “spareggio”, ancora in trasferta, ancora alle 14 ed ancora in Calabria, questa volta contro il Crotone. Tutto in una settimana, da sabato 27 (novembre) a sabato 4 dicembre (con il Lecce, nel mezzo del trittico) si giocherà alle 20.30 di martedì 30).

Ah, poi fino al termine di dicembre ci saranno Brescia, Frosinone, Benevento e Pisa. Insomma, tutte squadre di vertice. Se ci si pensa, è durissima. Meglio concentrarsi sul classico “una gara alla volta”.

Ma come si è arrivati a tanto? Nel senso: come è maturata questa situazione che di fatto fa accendere una spia?

La Spal garibaldina, verticale, di grande spirito, capace di produrre palle-gol e di tornare ad entusiasmare la propria gente, è andata progressivamente smarrendo l’efficacia del proprio gioco. Mentre in trasferta è andata crescendo (5 punti in tre gare, solo 1 gol incassato), in casa si è progressivamente liquefatta, se non nello spirito (impegno e corsa non mancano mai) quantomeno (ed è più che sufficiente...) nella tenuta e nel rendimento: pareggio acciuffato all’ultimo contro il Parma, pareggio (con due legni ospiti) con il Como, sconfitta prima col Perugia e poi con l’Alessnadria. E ben 8 gol subìti, che aggiunti ai 2 col Vicenza ed all’1 con il Monza fanno ben 11 reti al passivo in sette gare al “Mazza”, ove il bottino nelle ultime quattro è stato di appena 2 punti su 12 disponibili.

Ovvio che così ci si trova in basso. Poi, certo, si dirà che se anziché sbattere sul palo il pallone di Celia o quello di Capradossi fosse finito dentro, adesso magari si sfumerebbero certi giudizi. Ma, insomma, non crediamo che sia proprio così, perché comunque c’è un’analisi che va oltre il risultato finale, che conta anche e soprattutto per come arriva, se poi si vuole avere continuità. Proprio la continuità è un’altra caratteristiche che sta mancando alla Spal.

I biancazzurri non sono riusciti a gestire le partite della svolta, e le partite tout court. Pareggiano a Cittadella e poi stentano col Como andando subito sotto e rimediandola su autogol nel finale. Vincono ad Ascoli e poi perdono in casa col Perugia sbagliando, dopo l’1-1 di Mancosu, il rigore (con lo stesso Mancosu) del 2-1 che avrebbe potuto indirizzare la gara. Pareggiano a Cremona e riperdono al “Mazza”, appunto contro l’Alessandria, facendosi immediatamente acciuffare per due volte dopo essere andati in vantaggio in altrettante occasioni, per poi concedere anche la decisiva terza rete ospite. Bisognerebbe capire quando accelerare e quando frenare, quando prestare massima attenzione, quando essere concreti: andare al riposo in vantaggio, con Perugia ed Alessandria, avrebbe potuto cambiare tante cose.

L’organico è quello che è, nel senso che mancano pedine indispensabili per alzare il livello e ce ne sono tante inutilizzate ed altre quasi. Ma le basi non mancano. Intanto ci si deve rialzare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA