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Ferrara, Pepito Rossi sposa la Spal: «Bellissimo essere qui. Per me è una nuova sfida»

L’attaccante presentato ieri dopo il debutto di sabato contro l’Alessandria: «Ho trovato una famiglia. Clotet molto in gamba, crede in noi e noi in lui»

FERRARA. La sorpresa d’autunno dell’arrivo a Ferrara e l’assaggio di campo sul bagnato prato del “Mazza” sono stati solo l’antipasto al vero e proprio “Rossi Day”. Con in copertina il sorriso di un ragazzo che ha ancora tanta voglia di giocare a pallone, senza rancorose richieste di risarcimento a quel mondo che in carriera gli ha frapposto più di un paletto di sfortuna, ma soltanto con il semplice spirito del divertimento, del lavoro e della gratitudine da restituire alla nuova famiglia Spal.

«È un grandissimo piacere essere qui - ha introdotto Pepito - e per questo ci tengo a ringraziare il presidente: è una bella persona, direi speciale, ci conosciamo da anni e prima di quest’accordo di eravamo incontrati a New York. Ci siamo capiti immediatamente e alla fine ecco questo bel matrimonio. Finalmente, dopo tanti anni, siamo riusciti a giocare sulla stessa barca. Oltre a Tacopina - prosegue Rossi - vorrei ringraziare tutto lo staff, il mister e coloro che qui mi hanno accolto benissimo. Ho trovato davvero tante brave persone, la tifoseria appena conosciuta ha lo spirito giusto per questa squadra, c’è una bella famiglia e sono felice di farne parte».


Sentimenti, su sentimenti sempre più forti: «Ricominciare - dice il nativo del New Jersey - è stato bellissimo. Sopratutto tornare in campo e nello specifico nell’allenarsi in gruppo. Stare da solo non è stato semplice, un giocatore deve sentire il campo perché si vive per questo. Eccomi qui, per una nuova sfida dalla quale ripartire».

Rossi ha detto di non aver mai letto o comunque prestato attenzione ai tanti commenti di perplessità nei suoi confronti che gli osservatori/appassionati/tifosi di calcio hanno scritto sui vari social nell’ultimo periodo (in particolare sulle pagine nazionali), ma si è dichiarato soltanto concentrato sul lavoro: «Quello che conta - analizza - sono i passi avanti fatti giorno dopo giorno in queste prime tre settimane. Non me la sento di fare percentuali sul mio stato fisico, so solo che sto sempre meglio. Il saper fare a stare in campo, una cosa che fortunatamente non si scorda mai, mi aiuterà a dare ritmo e prima possibile».

Anche perché Rossi stesso ha confermato l’intensità degli allenamenti di mister Clotet: «Sì, è vero. È una persona molto in gamba, ci eravamo sentiti prima che io venissi qui. Capisce bene lo sviluppo del gioco, sa quello che serve durante le sedute di preparazione e nella partita. Noi crediamo in lui, lui crede in noi: questa è una cosa importante».

Pepito, già innamorato di Ferrara, città mai visitata prima d’ora (solo toccata durante le partite da avversario ai tempi delle giovanili del Parma) definita «accogliente, con persone tifose del calcio, con un centro storico stupendo e con una gastronomia tutta da gustare, dieta permettendo». I cappellacci, per ora possono attendere, così come la definizione di un ruolo fisso nella scacchiera biancazzurra: «Io giocherò ovunque vorrà il mister - spiega Rossi -, mi basta essere in campo e dare il massimo per la squadra. Il gruppo è giovane, c’è tanta voglia di crescere e dimostrare in ogni allenamento. Bisogna continuare a lottare, il campionato sarà lungo. Il mio passato e l’essere personaggio mediatico? Non conta nulla, non vale più nulla. Sono un ragazzo umile, sono entrato in questa famiglia per far parte di un gruppo ed essere a disposizione dell’ambiente».

Il classe 1987 ha confermato di aver avuto anche altre offerte, ma di aver scelto la Spal, con l’obiettivo di tornare in quell’Italia definita come «seconda casa, che mi ha cresciuto come calciatore e come persona sin dal mio arrivo a 12 anni».

Italia, sinonimo anche di pesante e prestigiosa maglia Azzurra da lui indossata nel passato dentro palcoscenici importanti e tema di commento d’attualità: «Quando si è lì, conta solo vincere. S’è vinto un’Europeo solo sei mesi fa, sono sicuro che a marzo le cose andranno bene. Gli attaccanti in crisi? Immobile sta scrivendo la sua storia a suon di numeri alla Lazio, Belotti è un altro che i gol li fa. Non credo ci sia un problema attaccanti».

Intervallato da una battuta col sorriso di Tacopina «se Mancini lo vorrà dovrà chiamarmi», Pepito ha chiuso la sua presentazione: «Mi sento pronto per dare tutto il possibile. Non ho mai pensato a un piano B futuro per la mia carriera. La voglia di tornare a giocare è sempre stato il mio pensiero. Amo troppo questo sport, la sua atmosfera, le pressioni e le emozioni».

Alessio Duatti

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