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Per la Spal a Cosenza c’è un tabù da sfatare. Nel ricordo dei Pagliuso

I biancazzurri in Calabria ha raccolto due sconfitte e un pareggio. E la storia racconta della comune proprietà

FERRARA. Un mezzo tabù da sfatare. Il pallone racconta che la Spal nella sua storia ha sì giocato solo tre volte a Cosenza, ma non ha mai vinto. Il bilancio è infatti di due vittorie per i calabresi e di un pareggio recentissimo: quello della scorsa stagione.

La sfida numero uno è andata in scena nel corso della stagione (infausta per i biancazzurri) di serie B 1992/93. Era il 10 gennaio del 1993 quando i rossoblù di casa si imposero 3-1 grazie ai gol di Negri e, dopo il pareggio spallino di Nappi, a quelli di Napoli e Balleri. L’immagine di un’annata amara per la Spal, culminata nell’immediato ritorno in C1 dopo la precedente esaltante promozione.


Seconda sfida diretta Cosenza-Spal, questa volta in Prima Divisione (la C, insomma), girone B. E risultato replicato in fotocopia: 3-1 a favore dei calabresi. La data? 20 dicembre 2009. Affermazione cosentina con le reti di Fanucci, Bernardi e Fiore. Anche in tale occasione c’era stato il momentaneo 1-1, di Cipriani. Solo un’illusione.

Ed eccoci alla scorsa stagione, di nuovo in cadetteria, ovvio. Risultato finale 1-1, con vantaggio rossoblù di Sciaudone e pareggio spallino di Luca Mora: uno degli ultimi sussulti di una squadra poi progressivamente in caduta libera fino a mancare i play off. Certo, si può ben dire che quel giorno la Spal sia stata “derubata”, visto il regolarissimo gol annullato al baby Luca Moro (quello che adesso sta furoreggiando nel Catania).

Parlare di Cosenza e Spal, poi, porta inevitabilmente a ricordare la famiglia Pagliuso, per un tempo proprietaria di entrambe le società. Un po’ come poi sarebbe accaduto con Lotito per Lazio e Salernitana e con De Laurentiis per Napoli e Bari (ancora adesso). Il patron Paolo Fabiano Pagliuso rilevò la Spal nell’estate del 2002, chiudendo l’era Donigaglia, ed al contempo aveva ancora il controllo del Cosenza. Alla Spal arrivarono tutti gli uomini di fiducia del leader societario, che da Cosenza portò Lino Di Nardo come presidente e Gianni Beschin nelle vesti di direttore generale, oltre ad una folta colonia di calciatori (Colle, Tatti, Altomare e Di Sole) rimpinguatasi con la Canna e Dario Aurelio, oltre ai mister: prima De Vecchi e poi il subentrato Sonzogni.

La Spal non solo non fu competitiva per la promozione in B e, anzi, si salvò all’ultimo tuffo, ma venne coinvolta nei guai giudiziari dei Pagliuso (negli anni assolti in toto da ogni accusa) che dalla primavera del 2003 fece progressivamente precipitare la situazione, prima con l’esclusione del Cosenza - proprio nel 2003 - dall’orbita professionistica, quindi con le problematiche economiche della Spal culminate nella terribile estate del 2005 quando anche il club biancazzurro venne inizialmente escluso dal campionato, ricorrendo inutilmente in tutti i successivi gradi di giudizio fino a vedersi definitivamente estromessa dal calcio professionistico. Salvo potervi rientrare grazie al Lodo Petrucci ed al subentro di Gianfranco Tomasi alla guida della società.

È storia calcistica. Ma, appunto, è il passato. Adesso conta la partita di sabato, tra la Spal ripresa da Tacopina ed il Cosenza ripescato in B dopo la “fine” estiva del Chievo. E magari non sarebbe nemmeno male se la Spal in questa occasione conquistasse la sua prima vittoria in terra cosentina.

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