Il Brescia lo ha portato in Italia, Clotet lo sfida Inzaghi affronta la Spal del suo ex presidente

Pep ha esordito in B con le rondinelle prese in crisi e condotte ai playoff. Pippo trionfò guidando il Venezia di Tacopina 

ferrara. Uno ha girato l’Europa formandosi, studiando e iniziando a praticare il mestiere della vita, tra campo e scrivania, come fanno a tutto tondo gli allenatori moderni: quelli che oltremanica vengono chiamati manager. L’altro ha girato il continente negli appuntamenti serali di metà settimana scaraventando col proprio fiuto decine e decine di palloni nei sacchi dei portieri avversari, con la sua “nove” ben in vista sulle spalle, sempre a suon di record.

Pep Clotet (1977) e Pippo Inzaghi (1973) hanno solo quattro anni di distanza, ma hanno vissuto la vita nutrendosi di pallone h/24. Anche di notte, quando i pensieri di un giovane tecnico catalano emigrato in Scandinavia erano rivolti alle idee da praticare per mostrare il suo credo futbolistico, e quando il rapace d’area, amante dei biscotti e della bresaola, studiava meticolosamente i difensori avversari per poi sorprenderli con scaltrezza e opportunismo.


sentimenti

Due personaggi che si sono fatti da soli, figure che sabato s’incontreranno per la prima volta nella storica bomboniera biancazzurra di Corso Piave. Dove i punti per Spal e Brescia conteranno tantissimo, ma dove anche quel minimo spazio per i sentimenti farà vivere un pomeriggio speciale a Pep Clotet. La cui storia di “gironzolone” del calcio è ormai nota a tutti. E per uno che ha deciso di formarsi qua e là, ecco la possibilità di imparare e dare qualcosa a una delle patrie di questo sport: l’Italia, appunto. Con prima tappa proprio a Brescia. A inizio del febbraio di quest’anno, nella primissima parte del girone di ritorno, con le rondinelle dell’esonerato Davide Dionigi in pieno tilt di classifica e con il mai banale presidente Massimo Cellino deciso a dare una svolta alquanto personale. Perché fino a quel giorno Clotet in Italia era per tutti un perfetto sconosciuto, ma non per l’ex numero uno del Leeds.

Cellino ai tempi inglesi, l’aveva conosciuto (e apprezzato) nel suo club come vice di Garry Monk. Quest’ultimo, ex difensore, si era ritirato nell’aprile 2014 con la maglia dello Swansea, dopo esserne diventato allenatore nel febbraio dello stesso anno (mentre giocava ancora) dopo l’esonero di Laudrup. Come suo vice scelse proprio Clotet, promuovendolo dall’Academy del club gallese. I due sono stati insieme a Leeds, prima di andare anche all’Oxford e al Birmingham. «Arrivo in una società importante e col massimo entusiasmo – aveva affermato Clotet al momento della sua ufficializzazione a Brescia –. Ringrazio il presidente Cellino, con cui ho uno splendido rapporto fin dai tempi di Leeds, per avermi dato un’opportunità di questo livello. Sono convinto di avere a disposizione una rosa importante e farò il possibile per ottenere il massimo dai ragazzi».

il passo

La mossa si rivela azzeccata, tant’è che il Brescia con Clotet accelera in maniera clamorosa, sgasando in faccia ai playout e scalando la classifica – anche a discapito della Spal di Marino e Rastelli – chiudendo al settimo posto (rondinelle poi eliminate dal Cittadella ai playoff) con una media di 2 punti a partita. Sono stati infatti 34 i tasselli bresciani sotto la guida di Pep nelle 17 partite condotte (10 vinte, 4 pareggiate, 3 perse). Nonostante questo a fine stagione arriva la scelta di Cellino, voglioso di aggiudicarsi uno degli “Special B”, ovvero Pippo Inzaghi.

Clotet fa le valigie ma le lascia piene, perché sa che dopo una presentazione di quel tipo qualcuno in Italia a breve lo chiamerà. E questo qualcuno è Joe Tacopina, consigliato da quello che a Brescia fino all’anno scorso era il ds: Giorgio Perinetti. Conosciuto dall’attuale numero uno della Spal ai tempi di Venezia. Come chi altro?

Pippo Inzaghi, naturalmente. Che nel 2016/2017 riportò gli arancioneroverdi di Tacopina dalla Lega Pro alla B, prima di giocarsi un grandissimo campionato cadetto arrivando ai playoff. Inzaghi prima di quell’esperienza arrivava dall’annata di fermo dopo la delusione tecnica col suo Milan.

diavolo

In rossonero, infatti, dopo la storia (che sarebbe da scrivere con la “esse” maiuscola) sul campo, anche la gavetta in panchina era andata piuttosto bene tra Allievi e Primavera (un “Viareggio” vinto). In prima squadra l’annata di battesimo fu deludente (decimo posto finale). La fiducia di Tacopina fu quindi il nuovo e vero trampolino di lancio per la carriera del prossimo mister avversario della Spal. Che nella sua nuova vita a bordo campo non è ancora riuscito ad affermarsi soltanto in A: a Bologna un inevitabile esonero a metà stagione, a Benevento una retrocessione assurda dopo un girone d’andata chiuso con una salvezza che sembrava ben indirizzata. Con le “Streghe” campane Inzaghi aveva stravinto la B. Ora Cellino spera che Pippo possa avere la meglio delle rivali attuali (vedi Lecce, Pisa, Monza su tutte) per far ritrovare alla piazza di Brescia una serie A – che nel caso arrivasse – andrebbe sacrosantemente dedicata in minima percentuale anche al lavoro di rilancio fatto precedentemente da Clotet. Spal e Brescia, destino d’incroci: sabato alle 14 al Mazza pronto a regalare altre emozioni.

Alessio Duatti

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