Pasticcio protocollo Covid L’Udinese presenta ricorso

Squadra decimata dalle assenze: «Irregolare la partita contro l’Atalanta» Cairo e Mihajlovic contestano la regola dei 13 in rosa. «Va cambiata subito»

ROMA. Montano le polemiche sul protocollo Covid della Lega (rosa di 13 calciatori compresi i Primavera nati entro il 31 dicembre 2003). Regole che – secondo alcune società di serie A – falsano risultati e torneo. A Udine è alta tensione, a partire dalla decisione di giocare il match con i bergamaschi senza rinvio. «Il provvedimento adottato, ovvero il mancato rinvio, è grave. Forse non si sa, ma è giusto sapere che il provvedimento del Tar è stato notificato il sabato pomeriggio, ovvero la vigilia della gara con i giocatori che non hanno potuto avere la possibilità di allenarsi». Così Stefano Campoccia, vicepresidente e avvocato dell’Udinese. «Il provvedimento è inaudito. Non è pensabile che l’organizzazione non tenga conto che il principio della competizione è che si debbano mettere in condizione gli atleti di allenarsi in maniera regolare. Cosa non accaduta nel percorso», ha aggiunto.

Ieri l’Udinese ha comunicato di aver depositato un preannuncio di ricorso al giudice sportivo della Lega Serie A avverso la regolarità della gara di campionato Udinese-Atalanta. Il club ha anche reso noto che dai test molecolari effettuati ieri mattina è risultato positivo «un giocatore che ha preso parte alla gara contro l’Atalanta». E se ora emergessero nuovi contagi tra i bianconeri?


Anche Mihajlovic, prima del match col Cagliari (altre polemiche per la decisione di farlo giocare ieri) è stato chiarissimo: «Tredici giocatori? Potevano andare bene 40 anni fa. Ora, con i 5 cambi, per essere in regola dovremmo giocare a calcio a 7. Spero solo che chi ha optato per il rinvio lo abbia fatto in buona fede».

Urbano Cairo: «Vedere partite che finiscono tanto a poco perché chi perde non ha giocatori o non si è allenato per giorni non è una bella cosa. L’ho detto pubblicamente, il protocollo che ha fatto il Consiglio di Lega, anche abbastanza velocemente, a mio avviso può essere cambiato. Non mi è sembrato molto ragionevole. Pensare di poter giocare con 13 non positivi, attingendo alla Primavera fino ai nati nel 2003 anche se non professionisti vuol dire andare oltre. In Inghilterra hanno fatto cose molto più ragionevoli ponendo un minimo di giocatori, ma tenendo conto che gli infortunati non vengono considerati, e andando poi a valutare i singoli casi tenendo conto che i giovani devono esser professionisti. Una cosa molto più equa che tutela il merito del campionato e va anche a beneficio dello spettacolo».

Ieri il presidente del Coni Giovanni Malagò ha risposto alle polemiche: «Se ci si è mossi in ritardo? In epoca di pandemia, oggettivamente, la parola ritardo non mi sembra possa interessare solo un comparto. Tutto quanto è difficile, con situazioni in emergenza giorno dopo giorno». Oggi intanto incontro chiarificatore (si spera) fra governo, regioni e Lega A sul da farsi.