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Spal, il domani comincia da... Capitan Futuro. De Rossi è a un passo

A breve l’annuncio di Lupo e Ortoli nuovi responsabili dell’area tecnica. Poi quella dell’allenatore: tutto porta al collaboratore di Mancini in Nazionale

FERRARA. Suggestiva. E in piena logica tacopiniana. Una scelta (anche) di immagine, per convogliare attenzione universale sulla Spal, veicolarne l’immagine, farne parlare, suscitare interesse con annessi e connessi. Come è accaduto con Pepito Rossi. E come - appunto - succederà con Daniele De Rossi. Se, come sembra (o come ne esiste la possibilità), sarà lui il nuovo allenatore biancazzurro.

Decisione


Il dado è tratto. Roberto Venturato non resterà sulla panchina della Spal. Si attende l’annuncio ufficiale. In questi giorni. Quando Tacopina certificherà anche (o prima del passaggio riguardante l’allenatore) il non rinnovo contrattuale per la triade tecnico-dirigenziale Tarantino-Zamuner-De Franceschi e l’insediamento di Fabio Lupo come direttore sportivo, assistito da Armando Ortoli. Un connubio di vecchia data.

Quanto al tecnico, dicevamo, si è capito che Venturato non resterà, a dispetto del vincolo in essere fino al giugno 2023. Con la salvezza raggiunta alla penultima giornata e un accordo vigente anche per la prossima stagione, nulla avrebbe ostato alla tranquilla affermazione del proseguimento del rapporto, sulla scorta di quanto sottoscritto. Se invece, da una parte come dall’altra, si afferma continuamente - in un rimbalzo incrociato di dichiarazioni elegantemente soft - che «dobbiamo vederci e parlare», «faremo il punto», «analizzeremo cosa cambiare», «adesso stacchiamo un attimo», «ci troveremo e discuteremo», allora il segnale è fin troppo chiaro ed inequivocabile: sarà separazione. E sommando l’addio a Venturato a quello a Tarantino, Zamuner e De Franceschi, il cambiamento e la ripartenza saranno radicali.

Il precedente

Tacopina vuole una vulcanica ventata di entusiasmo e novità. Qualcosa che nella sua visione aspiri la Spal verso l’alto, mediaticamente e sportivamente. Se con Lupo ha lavorato al Venezia, con De Rossi vanta un rapporto di ancor più vecchia data, da quando l’avvocato era nel board della Roma ed il centrocampista uno dei simboli per eccellenza. Poi Tacopina ha preso altre strade calcistiche ma il legame è sempre rimasto. E l’attuale patron spallino avrebbe voluto ricongiungere le sue sorti professionali a quelle di De Rossi già un paio di anni da, quando l’ormai ex Capitan Futuro romanista aveva appena chiuso l’esperienza al Boca Juniors e la propria carriera agonistica. Una decisione da cui Tacopina avrebbe voluto farlo recedere. Nel gennaio del 2020, ancora presidente del Venezia, il patron affermò pubblicamente di aver mantenuto ottimi rapporti, anche a distanza, con Daniele De Rossi, tanto da sentirlo regolarmente per telefono: «Conosco De Rossi dai tempi della Roma. Continuo a ripetergli che non può chiudere la carriera senza aver giocato nel Venezia».

Un tentativo andato a vuoto, non tanto perché Tacopina non ne abbia avuto la capacità persuasoria quanto per la coerenza di De Rossi nel seguire le tappe che aveva deciso per se stesso. Personalità e idee chiare.

Competenze

Ritenere (e nell’altra pagina spieghiamo il nostro punto di vista) che per la Spal fosse opportuno il segno della continuità, anche per non dover ripartire da zero per l’ennesima volta (cinque allenatori - Di Biagio, Marino, Rastelli, Clotet e Venturato - da febbraio 2020 a oggi) e, anzi, poggiare sulle basi gettate dall’ultimo tecnico, non significa ovviamente disconoscere il background e le competenze dei professionisti ora chiamati alla corte biancazzurra.

Nel caso specifico di De Rossi il bagaglio è talmente ampio e significativo (ai massimi livelli) da potersi solo inchinare. Il riferimento non è solo alla straordinaria carriera agonistica (459 partite e 43 gol nella Roma, 117 e 21 in Nazionale, il titolo Mondiale del 2006 come apice, il Boca) nota a tutti, ma anche alla personalità ed alla visione tecnica attinta in famiglia (il padre Alberto è da “una vita” un maestro a livello giovanile), a contatto con allenatori quali Capello, Spalletti, Ranieri, Montella, Luis Enrique, Garcia, Di Francesco, Lippi, Donadoni, Prandelli, Conte e ovviamente Mancini, del quale è stato collaboratore - apprezzatissimo dai giocatori - in Nazionale. Non ha mai nascosto di voler allenare in prima persona. Nei mesi passati ha ricevuto proposte, o sondaggi, da club di A. Inizierà, salvo sorprese, dalla Spal.

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