De Rossi nell’orbita Spal, dalla fonte di Lippi e Conte al “pane” con papà Alberto

Il presidente ha rivoluzionato l’intera area tecnica e per la panchina vuole “Capitan Futuro”. Il campione del mondo 2006 l’ultimo a diventare allenatore di una Nazionale ricca di neo mister 

FERRARA. Se il nome di Daniele De Rossi andrà concretamente a inserirsi nei futuri almanacchi della storia spallina verrà svelato nelle prossime settimane. Quando il presidente Joe Tacopina rivoluzionerà ufficialmente i ruoli dell’area tecnica del club, con le uscite certe di Tarantino, Zamuner (e De Franceschi) e l’altrettanto sicuro affidamento dell’incarico di “direttore” a Fabio Lupo. Di cui si è già ampiamente parlato nei giorni scorsi, così come di Armando Ortoli che agirà da suo principale collaboratore. Ma non è finita qui, perché con ogni probabilità farà parte della squadra di lavoro anche Mario Donatelli. Altro pescarese e ulteriore uomo di fiducia di Lupo, conosciuto sin dai tempi condivisi sul campo a Campobasso. Donatelli (ex centrocampista) da dirigente ha curato per ben 9 anni (con ottimi risultati) il settore giovanile del Genoa, collaborando poi con Sabatini a Roma e successiva marcia inversa sotto la Lanterna rossoblù lavorando anche con Perinetti. Tacopina darà a loro il mandato per la costruzione della nuova Spal, partendo dalla scelta del mister e cercando di tramutare in realtà l’idea che da qualche settimane è diventata il principale obiettivo del numero uno di casa Spal: Daniele De Rossi.

ESORDIENTE MA…


Che a Ferrara vedrebbe espresso il suo desiderio di esordire nelle vesti di primo allenatore. Dopo essersi abbeverato – direttamente nei rettangoli verdi, nelle sue circa 700 partite giocate tra Roma, Nazionale e Boca Juniors – dalle fonti di Capello, Spalletti, Ranieri, Luis Enrique, Garcia, Lippi e Conte (solo per citarne alcuni). Oltre alla successiva trionfale esperienza vissuta da collaboratore di Mancini e senza sottovalutare il “pane” tecnico sempre presente sulla tavola di casa De Rossi grazie al padre Alberto, storica figura nel panorama giovanile romanista. La prima volta di colui che a Roma ancor oggi rimane per tutti “Capitan Futuro” andrebbe a inserirsi nel panorama dei giovani allenatori già campioni del Mondiale di Germania 2006. Della lunga lista c’è chi come Buffon ancor oggi gioca, chi esprime opinioni tecniche per le emittenti televisive, ma anche chi ha deciso di proseguire col calcio mettendosi la tuta per il nuovo capitolo da allenatore.

GLI EX DIFENSORI

A carriera chiusa e con l’indelebile immagine della coppa alzata al cielo di Berlino, Fabio Cannavaro ad esempio ha cercato gloria nel nuovo ruolo in giro per il mondo. Pur con risultati piuttosto rivedibili. E forse anche per questo ogni volta che a Napoli c’è aria di cambiamento il suo nome viene soltanto accostato come semplice suggestione locale. Cannavaro ha allenato in Arabia Saudita (Al-Ahli e Al Nassr) ma soprattutto in Cina grazie al legame con Marcello Lippi: si ricorda il Guangzhou Evergrande, lo Tianjin e le due apparizioni da Ct della Nazionale cinese in partite amichevoli.

Da un’altra parte del globo (e sempre tra il 2013 e il 2014) si era aperta la nuova vita di Alessandro Nesta. Dopo aver chiuso da calciatore, l’ex stella di Lazio e Milan aveva iniziato a collaborare nello staff del Montreal Impact, prima della panchina al Miami Fc. Il battesimo nel calcio italiano per lui è arrivato in quel di Perugia con un campionato intero e qualche partita precedente: il tutto senza particolari gioie. Più o meno come accaduto poi a Frosinone (un ottavo posto e il successivo esonero nel finale della scorsa annata). Quando Fabio Grosso, l’eroe per antonomasia di quella spedizione mondiale azzurra, gli era subentrato riuscendo a salvare i ciociari. Quest’anno il finale di campionato per Grosso ha invece avuto destino opposto, con l’uscita dai playoff arrivata anche a causa del ko nel giorno della salvezza spallina. Grosso aveva iniziato il suo percorso con più di un paio di stagioni sulla panchina della Primavera juventina. Passando successivamente al Bari e al Verona (senza molte soddisfazioni) e di passaggio al Brescia in modalità “tira e molla” con Corini. Negativa la vicenda sportiva vissuta da Grosso in Svizzera col già modesto Sion.

Nella quotidianità dei giorni nostri, invece, Massimo Oddo è speranzoso di riportare il Padova in serie B attraverso i playoff dopo esser approdato a stagione in corso sulla panca dei biancoscudati. L’ex terzino destro aveva iniziato il suo cammino tecnico negli Allievi del Genoa e nella Primavera del Pescara. Occasione ghiotta per scalare poi le gerarchie del club della sua città. Portato trionfalmente in A, poi vissuta in modo deludente. La possibilità nel massimo torneo è capitata a Oddo anche a Udine, ma le cose sono andate talmente male da fargli perdere il posto a favore di Tudor. A Crotone è stato invece lui a subentrare, ma la faccenda è durata solo poche partite (senza mai vincere). Idem con la retrocessione di Perugia, arrivata per uno scherzo del destino proprio contro il Pescara ritrovato il campionato seguente (e con un altro esonero ricevuto).

I COLLEGHI DI REPARTO

Un po’ Gattuso e un po’ Pirlo: De Rossi in campo è stato anche questo, poiché capace di abbinare qualità e quantità come pochi altri hanno fatto nella storia del pallone. Ecco, se le avventure dei difensori del 2006 hanno registrato più musi lunghi che grida di felicità, quelle dei centrocampisti sono andate decisamente meglio (anche se non stiamo parlando di Guardiola o Ancelotti, tanto per rimanere in tema di ruolo). Gattuso nella carrellata tra Sion, Palermo, Ofi Creta e Pisa ha quasi sempre combattuto con grande dignità contro le difficoltà societarie capitate ai club che l’avevano voluto. Il ritorno in rossonero, alla Primavera, è durato pochissimo: giusto il tempo di rilevare il posto di Montella e di condurre il Diavolo per due stagioni (sfiorando per poco il ritorno in Champions e perdendo una finale di Coppa Italia). La bontà del lavoro di Gattuso si era tramutata nella fiducia partenopea di De Laurentiis (proprio al posto del suo grande padre sportivo, Carlo Ancelotti). A Napoli il grande merito gestionale di uno spogliatoio che si è unito sotto il suo nome, una Coppa Italia portata a casa contro la Juventus e un grosso rammarico per aver sfiorato anche all’ombra del Vesuvio il quarto posto facendosi beffare all’ultima giornata. Gattuso quest’anno si è preso una stagione sabbatica dopo non aver trovato un accordo soddisfacente con la Fiorentina. E come trascurare il “maestro” Andrea Pirlo, debuttante extra lusso l’anno scorso sulla panchina della Juventus: circuito, sedotto e poi “abbandonato” dopo una sola stagione. Niente gavetta, poca esperienza e al momento a spasso.

LE PUNTE

Il nome di Alberto Gilardino ricollega a due ex biancazzurri come Eros Schiavon e Alberto Paloschi da lui allenati a Siena (tra la D e la C). La carriera da mister del “Gila” è decisamente più ridotta rispetto ai colleghi (è partito nel 2018 al Rezzato), nella quale si ricorda anche l’annata alla Pro Vercelli. Infine ecco Filippo Inzaghi, il cui nome nella carriera vissuta fuori dall’area di rigore si è piacevolmente intrecciato con quello di Tacopina (a Venezia nelle due ottime stagioni dirette dall’ex bomber). Inzaghi fin qui ha dimostrato di saperci fare tantissimo in B: vedi la maxi promozione di Benevento e la stessa annata corrente che Cellino non gli ha permesso di concludere. Ma di non aver ancora svoltato nelle circostanze capitategli in A: il crollo verticale l’anno scorso nel girone di ritorno in Sannio, i mesi al Bologna e il deludente decimo posto col suo Milan una volta uscito dalla gavetta giovanile tra Allievi e Primavera (con un “Viareggio” vinto). La strada di De Rossi, potrebbe iniziare a esser percorsa nella stagione 2022/2023 con i colori spallini. Con tutta la passione possibile da riversare in questo nuovo cammino.

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