Versi alle finestre o sui bidoni dei rifiuti

Lo studente Ma Rea sta mettendo in atto un’iniziativa molto particolare attirando l’attenzione anche dei più distratti

Poesia di strada. Così si chiama l’arte che Ma Rea, studente e poeta, sta mettendo in atto dallo scorso maggio nella nostra città. Non è infrequente infatti, vedere i suoi versi appiccicati come adesivi ai cestini dei rifiuti, oppure, ultima installazione, vederli stesi a mo' di biancheria, come si è potuto vedere in via Cassoli.

La caratteristica della sua produzione poetica infatti, è quella di far uscire la poesia dai libri e dalle librerie, per portarla in mezzo alla gente, creando così in tal modo una sorta di feed-back con le persone. All’ ultima installazione infatti, si potevano leggere, sopra le sue poesie, alcuni post-it lasciati dai lettori come commento.

Affascinata da questa originale iniziativa, contatto Ma Rea, che si firma con lo pseudonimo di Stendiversomio, e in un’uggiosa giornata di luglio mi spiega come è nata in lui questa particolare forma di produzione. Ma Rea (continuerò ad usare l'acronimo, perché il ragazzo non desidera per ora che si conosca la sua identità) mi racconta che ha iniziato tre anni fa, con un piccola pubblicazione di versi, grazie alla collaborazione con la biblioteca Bassani.

Poi gli studi di sociologia dell’arte lo hanno portato a conoscere questa nuova forma poetica, che in Messico è nata nel 1996, con il nome di “axion poetica”.

La peculiarità è quella di rimanere anonimi e “pubblicare” le poesie all’esterno, portarle fuori dalle mura domestiche. Ma Rea ha iniziato su questa linea, pur mantenendo una sua originalità. Ha già usato le stesse modalità per esporre le sue poesie anche in altri luoghi, come Bologna, Padova, Roma, e negli autogrill di alcune autostrade. Fondamentale è stata per lui la visione a Firenze dei lavori del Movimento di Emancipazione Poesia (Mep), poeti che fanno lavoro di attacchinaggio, scrivendo versi loro o citazioni. Ma Rea non scrive citazioni, ma solo versi propri; inoltre una sua peculiarità è quella di cambiare modalità espositiva ogni mese: ha iniziato attaccando i propri versi con adesivi sui cestini (#Cestinamenti), poi è entrato nelle librerie inserendo le poesie nei libri che più gli piacevano(#Imboscate Letterarie), e l’ultima modalità, è stata appunto quella di appendere i versi ai fili, dando a questi versi una caratteristica forma del bucato (#Nomenomen). Ogni modalità ha una sua coerenza, un suo filo logico.

Nell’utilizzo del cestino per esempio, c’è l’attenzione a ciò che si può riutilizzare, mentre nello "stendere i panni" vi è una simbologia di rinascita interiore dopo un periodo negativo. Quel che più conta, dice «è l’effetto sorpresa suscitato da questa modalità», e il dialogo che è possibile avere in tal modo con i lettori. Inoltre, «le poesie hanno in tal modo anche una importante funzione decorativa». Un’ultima curiosità: lo pseudonimo Stendiversomio, col quale firma le proprie poesie, deriva da una fusione tra stendibiancheria e versuro ( termine dialettale veneto che indica l'aratro). Così come l’aratro rimescola la terra, altrettanto fa questo giovane poeta con i suoi versi, rivoltando la propria psiche per trovare delle immagine e dare forma alle cose, che vengono poi attaccate per la città o appese. Un lavoro davvero molto bello, che merita la giusta attenzione.

Veronica Capucci