Quell’ospedale era la villa della metafisica

L’attuale struttura della Città del Ragazzo ad Aguscello è stata un grande centro medico di sperimentazione

La Ferrara del periodo della Grande Guerra rappresentò uno dei principali centri di sperimentazione per la medicina militare. La città emiliana poteva contare su strutture d'avanguardia e su medici e scienziati destinati a lasciare il segno, con le proprie osservazioni e pubblicazioni, nel campo degli studi medici applicati alle arti militari. La presenza dell'Arcispedale S. Anna, dell'Ospedale militare di riserva e poi di tappa, dell'Ospedale militare per nevrosi di guerra, di uno storico Ateneo, del Manicomio Provinciale e di una istituzione come l'Accademia delle Scienze non faceva mancare in città i luoghi di osservazione, studio e confronto. Ferrara poi non era lontana dal fronte e da zone logistiche importanti come la Provincia di Rovigo, che vide, nel corso del conflitto, la presenza di diverse decine di ospedali e punti di sanità militare. A Ferrara furono sperimentate iniziative come le riunioni medico-militari e in questi luoghi poterono operare eminenti personalità. Oltre a Gaetano Boschi, si distinsero, Luigi Cappelletti, Nando Bennati, Corrado Tumiati.

Villa del Seminario: le origini. La Villa del Seminario venne costruita attorno al 1850 per le vacanze estive dei seminaristi, ad Aguscello, distante circa 4 chilometri da Ferrara, sulla strada provinciale per Comacchio. La Villa venne solennemente inaugurata da Papa Pio IX il 17 luglio del 1857. Secondo il Prof. Boschi si trattava di un luogo congeniale alla pratica terapeutica, proprio per le sue caratteristiche fisiche, l'atmosfera senza vento della pianura nel calmo paesaggio ferrarese. Nel 1915 venne concessa in uso gratuito alla Sanità Militare dal Cardinale Giulio Boschi, arcivescovo di Ferrara e trasformata in ospedale militare di riserva per malati nervosi nell'ottobre dello stesso anno e inaugurato l'8 marzo del 1916. Questo ospedale militare nasceva in un momento in cui l'organizzazione del servizio neurologico specializzato era ancora in uno stato embrionale e si impose come una realtà d'eccellenza, tanto che Augusto Tamburini, consulente psichiatrico del Ministero della Guerra, lo giudicò «veramente perfetto sotto ogni punto di vista».

La villa della metafisica.

A Villa Seminario furono ricoverati nel 1916 Carlo Carrà e Giorgio De Chirico, cui si aggiunsero, per la loro assidua frequentazione Andrea De Chirico, noto col nome di Alberto Savinio, Filippo De Pisis e sua sorella Ernesta, che incontravano i soldati “metafisici” nelle bianche stanze dell'ospedale che De Chirico aveva ribattezzato “la villa degli enigmi”. Proprio l'esperienza del contatto con i malati ricoverati a Ferrara e l'incontro con degli psichiatri come Gaetano Boschi, Corrado Tumiati e Andrea Ghillini sembrerebbe aver ispirato l'indagine metafisica, in cui la percezione di corpi e di oggetti e la frammistione degli stessi parrebbe avere una matrice quasi alienante dalla realtà, spesso drammatica, della guerra e del ricovero. È in una di queste stanzette che De Chirico e Carrà dipingeranno alcune delle loro opere più famose: “Le muse inquietanti”, “Ettore ed Andromaca”, “Il trovatore”; “Solitudine”, “La camera incantata”, “La musa metafisica”, “Madre e figlio”.

Il personale medico.

L'ospedale è stato ideato e diretto dal maggiore medico Prof. Gaetano Boschi di Ferrara, Vice Direttore del Manicomio provinciale, coadiuvato dal capitano medico dottore Andrea Ghillini della clinica psichiatrica di Bologna, dai tenenti medici dottore Aniceto Nibbio e dottore Corrado Tumiati del manicomio di Venezia, dal Prof. Vincenzo Neri e dal dottore Oreste Bonazzi.

La creazione dell’ospedale.

Il Prof. Boschi voleva creare un ospedale speciale per malati nervosi di guerra, non finalizzato alle cure delle "grandi alienazioni" già conosciute; per queste malattie tradizionali era sufficiente il Manicomio. L'intento era quello di realizzare un trattamento specializzato nella cura delle forme nervose derivanti dalla guerra, "nevrosi e psicosi da guerra o da bombe" (come allora si cominciavano a chiamare). Si trattava di nuove forme di sofferenza psichica derivanti dalla particolarità tecnologica e tattica della guerra moderna (vita di trincea e la potenza di fuoco delle artiglierie). Lo scopo del Prof. Boschi era quello di diversificare la diagnosi e la cura delle malattie mentali studiate per i civili da quelle che insorgevano nei militari impegnati in zona di guerra; la conseguenza di questo programma era molto importante: per la prima volta si cercava di distinguere in maniera sofisticata i disturbi psichiatrici reattivi alla guerra dai comportamenti di simulazione.

I malati e le loro malattie.

Qui venivano ricoverati ufficiali e soldati affetti da malattie reattive ai vissuti delle esperienze belliche; le sindromi più frequenti erano: accessi catatonici, crisi pseudo-epilettiche, paralisi, contratture, perdita della sensibilità e della parola, grandi attacchi di paura. In genere tali patologie emergevano durante i tremendi bombardamenti, soprattutto in coloro rinchiusi nei rifugi senza possibilità di fuga, oppure alla vista dello scempio umano del campo di battaglia. È umano pensare che i malati acquistavano una suscettibilità morbosa specifica di fronte a questi stimoli bellici. È in questo periodo che gli psichiatri della Grande Guerra chiariscono la definizione clinica di “nevrosi/psicosi da guerra”. La scuola neuropsichiatrica ferrarese focalizza la propria attenzione su queste forme cliniche. Gli autori della scuola ferrarese concettualizzano la nevrosi traumatica di guerra come “anafilassi neuropsichica”, nel tentativo di costruire un modello neuro-ormonale-psicopatologico.

Organizzazione ospedaliera.

Nella Villa Seminario vi era un complesso di mezzi di cura svariati, inquadrati in un programma di vita riposante, tranquillamente distratta, tale da consentire la restaurazione ad un sistema nervoso affranto, ed il recupero della serenità attraverso il riposo e lo svago. La struttura contava 200 posti letto in grandi camere con i letti separati da divisori in grado di assicurare un parziale isolamento. Altri 30 posti in camerette singole riservate agli ufficiali erano ospitate in un ala a parte della struttura. Il personale era abbondante, potendo l'ospedale contare su 3 o 4 medici e su 34 addetti all'assistenza. Il personale serviva numeroso per la distanza dalla città, per la conformazione edilizia della villa, per la natura specifica dei malati che necessitavano di molta assistenza, per la molteplicità degli ambienti e dei servizi. Bisogna ricordare che la Villa Seminario ospitava un numero abbastanza elevato di ufficiali che non erano assistiti dai loro attendenti, in quanto all'interno della villa non dovevano esserci elementi estranei. La vigilanza doveva essere il più possibile discreta: l'ospedale non vincolava in alcun modo, che non fosse disciplinare la libertà dei suoi ricoverati. I malati erano responsabili di loro stessi, quindi venivano evitati i mezzi di clausura e le porte erano aperte. Le camere confluivano in un corridoio o atrio; non come in un manicomio ma come in un hotel. Per alcuni malati era indispensabile una cauta, assidua sorveglianza, anche attraverso alcuni accorgimenti pratici, come ad esempio l'utilizzo delle zanzariere alle finestre. In questo ospedale ne la cartella clinica, ne alcuna indicazione diagnostica erano affisse accanto al letto del malato per evitare che venisse presentata e richiamata l'idea della infermità. I malati non erano contrassegnati dal numero del letto, ma dal loro cognome, la designazione con il numero avrebbe potuto ricordare più il recluso che il malato. Fra i metodi di cura citiamo: le sedute psicoterapiche; la confortevolezza dell'ambiente; i giochi e gli esercizi sportivi; l'ergoterapia (terapia del lavoro); l'idroterapia; l'elettroterapia; la fototerapia; la cinesiterapia; la termoterapia; i farmaci per il sistema nervoso. L'ospedale per nevrosi da guerra di Villa Seminario fu una delle poche esperienze realizzate in Italia per rispondere a nuove forme di sofferenza psichica legate alla particolarità della guerra moderna. Il Prof. Gaetano Boschi utilizzò questa sua esperienza medico-militare per affermarsi nella comunità scientifica nazionale ed internazionale, fu autore di una serie di testi che rappresentano l'incipit dell'indagine sanitaria applicata in campo bellico alla guerra di massa; successivamente divenne Direttore dell'Ospedale psichiatrico di Ferrara e Direttore di clinica psichiatrica. Il Reparto neurologico presso l'Arcispedale S. Anna creato e diretto dal Prof. Boschi fin dal 1930 divenne un Centro clinico e di studio della Neuropatologia. Fu uno dei primi reparti neurologici sorti in Italia presso un Ospedale civile, ove avrebbero dovuto avvicendarsi nel servizio sanitario i medici dell'Ospedale Psichiatrico. Boschi desiderava che i medici del suo ospedale, accanto alla psichiatria, coltivassero anche la neuropatologia. Creava anzi fin d'allora un lavoro d'equipe che si realizzava tutti i venerdì pomeriggio, quando riuniva tutti i suoi medici nella divisione neurologica del S. Anna, per esaminare e discutere insieme alcuni casi clinici. A queste riunioni intervenivano spesso anche sanitari da altre città. I venerdì di Ferrara erano una vera palestra di studio della semiotica e della diagnostica del sistema nervoso. di Ferrara

(Fonti consultate: “Gaetano Boschi. Sviluppi della neuropsichiatria di guerra 1915 -1918” di Leonardo Raito).

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