Flavio Biagi tra industrie e quadri Il pittore narra la sua esperienza

Se a osservare le opere di Flavio Biagi è un amante di Lou Reed, il rimando a “Metal machine music” è pressoché immediato visto che fabbriche e scenari industriali sono i suoi soggetti preferiti....

Se a osservare le opere di Flavio Biagi è un amante di Lou Reed, il rimando a “Metal machine music” è pressoché immediato visto che fabbriche e scenari industriali sono i suoi soggetti preferiti. Biagi, pittore e grafico stilistico, laureatosi in filosofia a Unife, inizia a studiare disegno e figura alla bottega di artigianato artistico del Cento Pievese, sotto la direzione dei maestri e affermati pittori Nicola e Matteo Nannini.

Quando si avvicina all’arte figurativa? "Ho iniziato a dipingere quadri con soggetti industriali all'inizio del Duemila: circa 15 anni fa. Ad ogni modo ho sempre avuto passione per il disegno, pensi che ancora oggi conservo gelosamente centinaia di disegni creati da me e mio fratello, raffiguranti robot anni '80, e relativi nemici, sulla scia dei cartoni animati giapponesi". I Barbacani erano strutture difensive medioevali. Perché ha scelto di chiamare così i suoi paesaggi industriali? "Ho preso spunto da Dino Buzzati nel suo celebre racconto "Il Grande Ritratto", quando cita impropriamente il termine Barbacani per indicare un ferroso scorcio industriale, fatto di casematte, mastabe, ciminiere, torri e torrette. Ogni Barbacane che dipingo è una fabbrica assassina, ma è anche un rifugio materno, inespugnabile e paradossalmente rassicurante, come un castello fortificato. Probabilmente questa strana sensazione nasce dal fatto che durante gli anni della mia giovinezza ho abitato di fronte ad un'industria chimica, perciò il ricordo della fabbrica si fonde con quello degli anni spensierati e ovattati di allora". Cosa le ha lasciato l'esperienza a bottega Nannini? "I due fratelli Nannini, che io considero tra i più interessanti pittori nel panorama artistico italiano, abitano e insegnano a Cento, la mia città. Grazie al loro contributo ho potuto evolvermi e migliorare professionalmente; i risultati più evidenti sono arrivati proprio nel 2014, quando Rizzoli Editore sceglie un mio dipinto per illustrare la copertina dell'ultima opera letteraria di Eric Hobsbawm, "La fine della cultura". Nello stesso anno, sono stato selezionato tra i finalisti all'ottavo concorso internazionale dedicato alle arti visive, Premio Arte Laguna, ottenendo la possibilità di esporre in una delle location più prestigiose al mondo: l'Arsenale di Venezia".

Samuele Govoni

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