Roberta Pazi raddoppia per le eroine di Buzzati

Iris e Velia; due donne, due situazioni opposte, due monologhi in uno spettacolo teatrale coinvolgente, crudo, di una veridicità straordinaria. “Tranne che il buio” è il titolo che il regista Giulio...

Iris e Velia; due donne, due situazioni opposte, due monologhi in uno spettacolo teatrale coinvolgente, crudo, di una veridicità straordinaria. “Tranne che il buio” è il titolo che il regista Giulio Costa ha scelto per rappresentare questa produzione targata Ferrara Off, che è andata in scena il 29 novembre e il 6 e il 20 dicembre scorsi nell’omonimo teatro di viale Alfonso D’Este.

Sulla scena la profonda e istrionica Roberta Pazi che impersona i due personaggi fissati sulla carta dalla penna pungente e ad un tempo indagatrice di Dino Buzzati. “Sola in casa” e “Spogliarello” sono i titoli dei due monologhi che raccontano due storie opposte di donne messe a nudo nelle loro rispettive fragilità.

Si inizia con la cartomante Madame Iris che, rientrata a casa in una cupa serata di pioggia, si trova a fare i conti con la paura di un maniaco a piede libero che sta facendo strage di prostitute nel quartiere.

Il regista Costa fa sue le parole di Buzzati, conservandone a pieno lo stile e la sintassi e guidando Roberta Pazi in un ruolo non certo semplice, fatto di gestualità, di chiusura, di timori e luoghi comuni. Ne esce un personaggio sfaccettato in infiniti chiaroscuri che, solo alla fine, rivelerà, con un autentico “coup de theatre” lo scioglimento del mistero.

Con uno stratagemma registico che sfrutta l’abito della protagonista e la musica (con l’esecuzione del brano “Mes amis. Mes copains) si passa al secondo monologo, in cui, alla "chiusura" della prima parte si oppone la completa “apertura” della protagonista: Velia.

La storia, racchiusa in sette differenti “quadri” ci pone davanti alla decadenza umana e mentale della protagonista che, vittima degli eventi, arriva alla pazzia e alla morte. Si esprime qui tutta la sapienza tecnica ed espressiva di Roberta Pazi che, dopo aver scaldato e fatto, a tratti, sorridere gli animi con la cartomante, stravolge qui le sensazioni. È una recitazione che strattona, che porta con sè il pubblico grazie a un’interpretazione priva di qualsiasi sbavatura, esemplare nell'esprimere piena identità con la protagonista.

“Tranne che il buio” diviene così una metafora della vita in alcune delle sue accezioni. Il tutto reso con il crudele candore con cui la vita stessa, alle volte, ci pone di fronte ai cambiamenti e ai dolori senza speranza alcuna di recuperare.