Oggi si festeggia il patrono Giorgio Cavaliere che sconfisse il drago

Nacque nella Cappadocia e intraprese presto la carriera militare trasferendosi in Palestina Il mito della principessa salvata è frutto della Leggenda Aurea attribuita a Jacopo, vescovo di Genova

San Giorgio, che si celebra oggi, è sì il patrono di Ferrara, ma è venerato in tutto il mondo cattolico come martire della Chiesa.

Per quanto riguarda la sua storia, essa ci viene descritta, seppur con notizie poco certe, da un testo antico chiamato “Passio Georgi”, considerato un’opera apocrifa; egli nacque nella regione della Cappadocia in un periodo compreso tra il 250 ed il 281 d.C. da Geronzio, di origini persiane e da Policroma della Cappadocia. Entrambi i genitori lo educano alla religione cristiana fino all’anno in cui Giorgio intraprende la carriera militare. Si trasferisce in Palestina, dove viene arruolato nell’esercito dell’imperatore Diocleziano.

Per i suoi meriti ed il suo valore arriva a ricoprire cariche elevate, fino a diventare una delle sue guardie del corpo come ufficiale delle milizie.

Nei primi tre secoli d.C. si contano dieci persecuzioni contro i cristiani, tra le quali l’ultima proprio di Diocleziano che colpisce Giorgio stesso, consistenti in pene durissime, come per esempio la distruzione delle chiese, la confisca dei beni, la consegna dei testi sacri e naturalmente fino alla morte; l’atto supremo di Giorgio sarà rinnegare la religione pagana e, a quanto riporta lo storico Eusebio, strappare l’editto di Nicomedia (decreto contro i cristiani) davanti all’imperatore. Per questo viene accusato di alto tradimento, arrestato, ma prima vende tutti i suoi averi per dare il ricavato ai poveri. La Chiesa lo ricorda per il martirio che dovette subire.

La data della sua morte dovrebbe ricondursi al 303 d.C. e la tomba si trova presso Lidda (l’odierna Lod in Israele).

Sono molte le leggende sul Santo e tra queste quella che ha influenzato l’ispirazione creativa degli artisti e della fantasia popolare è la Leggenda Aurea, attribuita al vescovo di Genova, Jacopo da Varagine.

Egli scrisse che in una città chiamata Selem, in Libia, vi era un lago talmente grande da poter nascondere un drago. Questa creatura feroce terrorizzava i cittadini e la gente del posto, tanto da uccidere chi passava da quelle parti. Per questo motivo gli abitanti cominciarono ad offrirgli del bestiame per placare la sua ira, ma, quando questo cominciò a scarseggiare, furono costretti a sacrificare, oltre alle bestie, i giovani scelti a caso. Un giorno la sorte volle che fosse la giovane figlia del re, la principessa Silene, ad essere sacrificata al drago. Il re, terrorizzato, offrì il suo patrimonio e metà del regno, però la popolazione si ribellò, avendo visto morire tanti suoi figli. Passati diversi giorni, il re alla fine dovette cedere e la giovane principessa si avviò verso il lago per essere offerta al drago. Proprio in quel momento passò di lì il giovane cavaliere Giorgio, il quale saputo dell’imminente sacrificio, tranquillizzò la principessa, promettendole il suo intervento per evitarle quell’orrenda fine. Quando il drago uscì dalle acque, sputando fuoco e mostrando la sua ira, Giorgio non si spaventò e trafisse il suo petto con la sua lancia, ferendolo e facendolo cadere a terra. Poi disse alla principessa Silene di non aver timore e di avvolgere la sua cintura al collo del drago, che prese a seguirla docilmente verso la città. Gli abitanti erano atterriti nel vedere il drago avvicinarsi alla città, ma Giorgio li rassicurò dicendo loro di non aver timore poiché era stato Dio ad averlo mandato per liberarli dal drago: “Se abbraccerete la fede in Cristo, riceverete il battesimo e io ucciderò il mostro”. Allora il re e la popolazione si convertirono ed il cavaliere, una volta ucciso il drago, lo fece trascinare fuori dalla città in festa.

Il culto per il santo martire è assai diffuso e le città ed i Comuni in cui è patrono sono più di un centinaio, di cui tre capoluoghi di provincia (Campobasso, Ferrara e Reggio Calabria), mentre si contano ben ventuno Comuni che portano il suo nome. A Roma, Belisario (circa 527 d.C.) affidò alla protezione del santo la porta di San Sebastiano e la chiesa del Velabro, dove venne poi trasferito il cranio di San Giorgio, trovato in Cappadocia da papa Zaccaria (744 d.C. - 752 d.C.).

A Ferrara gli è stato dedicato anche la storica manifestazione del palio, nel quale il premio più prestigioso è appunto il drappo del “santo Zorzo”. Anche nella provincia di Ferrara il culto è particolarmente diffuso, poiché spesso, nella credenza popolare dell’alto Medioevo, il Po ed altri corsi minori venivano considerati la tana di un drago che San Giorgio avrebbe ucciso salvando così gli abitanti. In realtà il drago è stato identificato come metafora della pericolosità delle piene del fiume, che rischiavano di distruggere Ferrara e gli altri centri della zona.

A Ferrara gli sono state dedicate le due chiese principali, la prima cattedrale fuori le mura e l’attuale duomo. Ad Argenta, invece, è presente la pieve di San Giorgio, addirittura precedente la nascita della città, a dimostrazione di quanto è antico il culto del santo.

Margherita Goberti

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