De Gregori, avanti e indietro nel tempo

Grandi successi e nuove canzoni. “Finestre rotte” per i più giovani e nel finale arriva anche “Rimmel” che compie 40 anni

Blu, liscio e leggero… Ti leggo nel pensiero, l'attacco di Francesco De Gregori, ieri, protagonista indiscusso del Teatro Abbado e della sua notte. Magari il fumo diffuso tra le poltrone stava per comunanza con la nostra nebbia: "Sarà vero?" Nemmeno un posto vuoto. Poi un saluto frugale, un gran sorriso, "E non c'è niente da capire", ma per lui sul palco che non mollava le sei corde della sua chitarra, i ricordi valgono molto di più di "dieci lire"; i suoi ricordi sono incisi nelle parole che hanno animato le note di una vita intera, la stessa che ha raccolto nel suo Vivavoce Tour, instradato per il nuovo album. "Pezzi di occhi che si guardano indietro / …pezzi di sorrisi / pezzi di canzone", d'altronde, "ognuno brucia dove vuole" e la platea ferrarese non si è fatta pregare, così tutto il Comunale ha chiuso puntuale le porte, ha abbassato le luci e si è lasciato trasportare. "Ognuno è una scommessa/ perduta ogni mattina nello specchio del caffè", perciò il ventunesimo disco del cantautore romano è un best of della sua lunga carriera, ma non alla solita maniera con ciò che piace alle orecchie del pubblico, ma con ciò che conta per lui, un tributo alla sua altrettanto lunga strada, specialmente alle curve e alle salite in compagnia. E l'ha dimostrato al microfono, con l'intesa che lo stringeva ai suoi dieci musicisti.

L'anno scorso insieme a Ligabue ha registrato da nuovo Alice. Irripetibile, ancora di più se "Liga" (come lo chiama) fosse apparso sul parquet del teatro. Non è stato l'unico della serata, però, tra i pezzi da accendini alzati e silenzio religioso: in crescendo, Buonanotte Fiorellino, Generale, sino a La donna cannone, perché "Tutti chiusero gli occhi nell'attimo in cui sparì". De Gregori, pur perdendo terreno rispetto ai troppi banditi 'Sante' italiani, non ha rinunciato all'impegno sociale attraverso il messaggio musicale. Oltre a Viva l'Italia, che da decenni ci aiuta a rialzare la testa dopo una batosta, anche quotidiana, anche tra i presenti assorti in sala, uniti a "L'Italia assassinata dai giornali e dal cemento … / Viva l'Italia che non ha paura", è passato dal blu allo zafferano dei fari, sul ritmo rapido di Finestre rotte. Con la canzone più recente, tenuta live per seconda, si è alzata la sua volontà di farsi ascoltare con un senso di comunità generazionale. Allora "Stammi a sentire bene quando devo parlare, pulisciti le orecchie, togliti l'auricolare". Da anni mancavano in città i suoi occhiali in penombra, il suo cappello schiacciato, la sua figura da piazza compatta in qualunque sorte. E appena prima del gran finale: Rimmel, per festeggiare qui i quarant'anni dalla sua uscita; sebbene non c'era trucco a colare, non c'era inganno. Solo un uomo con il suo bagaglio di versi, i suoi fidati strumenti e un assoluto coinvolgimento.

Matteo Bianchi