L’arte del restauratore di libri è un’eccellenza di Ferrara

Intervista a Franco Antolini, ultimo rappresentante che insegna in varie città. «È importante condividere questo lavoro: che emozione le lettere del Tasso»

Non sempre i figli proseguono volentieri l’attività dei genitori, ma nel caso di Franco Antolini, non solo non c’è stata alcuna forzatura e tutto è avvenuto nella più completa adesione ma, anzi, è stato compiuto un notevole salto di qualità, tanto che oggi, a Ferrara, l’unico restauratore di libri antichi è proprio lui.

Chi gli ha lasciato in eredità la passione e l’interesse per queste testimonianze preziosissime del passato, è stata la mamma, la quale fin dagli anni Sessanta aveva - in corso Porta Po -, una rilegatoria, nella quale lui fin da bambino si è trovato a giocare in mezzo ai libri e dalla quale ha poi iniziato il suo percorso professionale.

«Ho frequentato il Liceo artistico Dosso Dossi - racconta Franco -, poi la scuola privata di restauro della Regione Toscana, a Firenze. Terminati gli studi sono andato per sei mesi a Roma, al Centro del restauro degli Archivi di Stato, per conseguire l’abilitazione al lavoro, rimanendovi poi altri due anni e mezzo. Finalmente sono tornato a casa nel 1980, per iniziare la mia attività nel negozio della mamma. Dal 2005 mi sono invece trasferito in via Aldighieri 29, dove mi trovo ancora oggi».

Entrando nella sua ‘bottega’ sarà la suggestione, ma sembra di respirare un’aria d’antico ed il Codice manoscritto del 1300 appena restaurato - e pronto per essere riconsegnato alla Biblioteca Ariostea -, ne è la conferma.

«È un testo importante - ci spiega Franco - dell’epoca estense ed è definito “Libro dei malefici”, in quanto Codice penale in vigore nel 1300. Ma non è nulla in confronto alle nove lettere scritte da Torquato Tasso, le quali ho avuto il privilegio di restaurare recentemente. Devo ammettere che sfogliare quelle pagine con la firma del grande poeta mi ha molto emozionato, anche per il loro contenuto. Erano infatti vere e proprie suppliche che Tasso aveva indirizzato ai potenti dell’epoca, mentre era in prigione con l’accusa di essere pazzo. Fortunatamente non erano molto rovinate, per cui l’intervento non è stato particolarmente impegnativo».

«Quasi tutte le opere preziose che devo restaurare - continua -, provengono dalla Biblioteca Ariostea o da altre biblioteche, perché i collezionisti privati sono davvero pochi».

È chiaro che la salvaguardia del nostro patrimonio cartaceo, conservato soprattutto nelle biblioteche, spesso è a rischio di deterioramento, ed è per questo affidata ad esperti come Franco Antolini, ma come al solito mancano le risorse economiche per poter intervenire».

«Recentemente - conclude il rilegatore ferrarese -, il ministro dei beni e delle attività culturali (e nostro concittadino, ndr) Dario Franceschini ha portato a compimento le qualifiche del mondo del restauro, per cui oggi chi vuole esercitare può farlo solo dopo aver conseguito la laurea quinquennale. A Ferrara, alla nostra Università, esiste il Corso di scienze e tecnologia per i beni culturali, che sta frequentando la giovane Francesca Fiorini, la quale segue da me un tirocinio, come Martina Cesari, invece allieva del Liceo artistico Dosso Dossi. Averle qui per me è molto bello, perché lavorando da solo mi manca molto la condivisione, anche se devo dire che spesso sono chiamato ad insegnare localmente allo stesso Dosso Dossi o all’Accademia di Bologna, a Venezia e Roma».

Margherita Goberti

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