Quando le ceneri dell’Ariosto finirono all’Università

Il 6 giugno 1801 un generale bonapartista trasportò i resti del poeta togliendoli alla Chiesa in nome della rivoluzione

Era il 6 giugno 1801 quando, con una solenne cerimonia, le ceneri del poeta Ludovico Ariosto furono trasportate dal convento di san Benedetto al palazzo del Paradiso sede dell’Università di Ferrara. È un evento ricordato nell’ambito delle celebrazioni per i 500 anni dell’Orlando Furioso. Il generale bonapartista Sextius Alexandre Francois Miollis, che oltre ad omaggiare il poeta la cui opera letteraria dopo la Devoluzione (1598) fu per lungo tempo considerata amorale ed irriverente, intese - applicando i principi rivoluzionari di Napoleone - togliere i resti di Ariosto alla Chiesa per consegnarli all’Università, luogo della scienza e del “sapere laico”. Il generale si trovava in Italia dal 1796 al seguito delle truppe francesi impegnate nelle “campagne Napoleoniche”; aveva 42 anni e provava un grande amore per l’arte e per l’idea repubblicana. Era un militare dalla profonda esperienza in quanto giovanissimo emigrò dalla Francia per sostenere la causa dell’indipendenza americana combattendo nel 1781 a Yorktown. Tornato in patria salì vertiginosamente i gradini della carriera militare fino a diventare generale di brigata, mentre in Italia impegnato nelle battaglie di Dego e Mondovì, divenne Governatore di Mantova. A Ferrara arrivò nel 1801 per visitare l’ospedale militare che si trovava presso il convento di San Benedetto dove c’era, appunto, la tomba dell’Ariosto. Vide la trascuratezza in cui era tenuta e ne decise il trasferimento sperando così di guadagnarsi anche il favore dei ferraresi divisi fra due diverse ed opposte fazioni: Bonaparte e la coalizione antifrancese, accomunandoli in un solo legame con il poeta .

La cerimonia fu decisamente fastosa; iniziò alle 18 del 6 giugno 1801 con la formazione di un corteo davanti alla chiesa di San Benedetto; le ceneri del poeta collocate su una “macchina mobile” accanto al busto dello scrittore furono scortate da studenti e militari e percorsero corso Porta Po, via Piopponi (Ercole d’Este ) fino alla piazza della Pace fra una folla entusiasta. Provvisoriamente le ceneri vennero lasciate nella sala del palazzo dell’Arcivescovado perché la festa proseguisse per tutta la sera e parte della notte, durante la quale si recitarono versi dedicati ad Ariosto. Il giorno successivo sempre alle 18 il feretro riprese la strada di corso Giovecca, fino a via Terranova, via Scienze per entrare solennemente a palazzo Paradiso ed essere posizionata nella Sala del piano nobile della Biblioteca Pubblica, affrescata per l’occasione da Giuseppe Santi.

La statua dell’Ariosto si trova oggi nella piazza omonima , posizionata su una colonna disegnata dal ferrarese Ercole Grandi su commissione del duca Ercole I per il proprio monumento equestre. Fu però innalzata solo nel 1675 per ospitare la statua di papa Alessandro VII abbattuta poi da Napoleone nel 1810 per metterci la sua, che rimase fino al 1814. Demolita anche questa dopo il suo tracollo politico, si pensò che forse per essere definitivo il monumento non doveva avere richiami né religiosi né politici e si pensò quindi ad un grande poeta il cui valore è intramontabile come l’Ariosto.

Margherita Goberti