«Fare le cose con il cuore è faticoso ma alla fine paga»

I Cani, progetto musicale del romano Niccolò Contessa, suoneranno a Ferrara il 30 giugno

Niccolò Contessa (I Cani): canto quello che sento, ma non sono il portavoce di una generazione. Giovedì 30 la band sarà nel cortile del castello, la data è già quasi sold out

di SAMUELE GOVONI

«Sentire la gente che canta le mie canzoni? È sempre uno shock. Positivo, si capisce. Questo fatto non cessa di stupirmi e ogni volta è un’emozione fortissima».

Niccolò Contessa ha trent’anni; nato e cresciuto a Roma è l’anima (e anche il corpo) de I Cani, progetto musicale nato ormai sei anni fa. Tre album all’attivo, l’ultimo è Aurora, uscito proprio quest’anno, a distanza di Glamour (2013) e Il sorprendente album d’esordio de I Cani (2011), per l’appunto primo disco di Contessa. Con le sue canzoni è riuscito a cantare il malessere e i diversi modi di vivere dei giovani di oggi.

Giovedì 30 I Cani si esibiranno nel cortile del castello, nell’ambito della 21esima edizione di Ferrara Sotto le Stelle. La data si avvicina al sold out e in attesa dell’appuntamento, abbiamo fatto due chiacchiere proprio con Niccolò Contessa.

Come vede i ventenni e i trentenni di oggi?

«È sempre difficile rispondere a questa domanda perché non mi sento il portavoce di una generazione e quando scrivo non penso a quello che provano gli altri; penso a ciò che provo io. Credo che se scrivessi in maniera diversa tutto risulterebbe forzato e banale. Canto quello che vedo, quello che capita a me, ai miei amici e alla gente che mi sta intorno. Oggi i ragazzi si trovano davanti a un mondo più fluido, con meno regole e meno vincoli ma anche più duro e feroce».

Niccolò Contessa

Si è parlato tanto delle elezioni romane. Alla fine ha vinto il M5S. Da romano come interpreta questo voto?

«Era molto facile e quasi scontato che a Roma vincesse il Movimento 5 Stelle. C’è una grande disillusione e un forte risentimento nei confronti della politica; risentimento che porta anche a generalizzare e fare confusione. A dirla tutta il M5S non mi sembra così rivoluzionario come dice. Non so come andrà, sono appena stati eletti e quindi... vedremo che succede».

Contessa, di fatto “I Cani” è lei. Perché dare vita a un progetto musicale anziché presentarsi come solista?

«Fondamentalmente per una questione di gusti. Fin da ragazzino ho amato sempre di più i gruppi rispetto ai solisti. . L’idea del solista che si presenta solamente con nome e cognome non mi attirava. In particolare qui in Italia dove, per tradizione ed estetica, il solista è il “cantautore con la chitarra acustica”. Mi vedevo più in un contesto di band e così, anche se in realtà inizialmente con me non c’era nessuno, sono nati I Cani».

Come è cambiata la poetica de “I Cani” in questi anni?

«Sono cambiate le cose che mi stimolano e che mi interessano. Quando ho cominciato volevo raccontare un mondo che, a mio avviso, era cambiato e stava cambiando. Le cose erano diverse non solo rispetto ai miei genitori, ma addirittura anche rispetto ai miei e nostri fratelli maggiori. Oggi cerco di guardarmi più dentro, rivolgendo l’attenzione a aspetti più intimi della vita».

Che effetto le ha fatto vedere che “Aurora” è stato accolto a braccia aperte da pubblico e critica?

«Mi ha fatto piacere. Per Aurora sinceramente speravo in questa accoglienza ma non me l’aspettavo. Fare qualcosa mettendoci del cuore forse alla fine paga davvero».

“Baby soldato”, “I pariolini di diciott’anni”, “Lexotan”, “Velleità”, “Questo nostro grande amore”, sono diventate hit generazionali...

«Per come la vedo io le mie canzoni affrontano tutte tematiche personali, mie, ed è uno shock, naturalmente positivo, vedere che altri le conoscano, le apprezzino e le cantino. Mi fa molto piacere e penso sia un modo per entrare in contatto con la gente. Questo fatto però non cessa di stupirmi e ogni volta è un’emozione sentire le voci dei ragazzi che cantano insieme a me».

Anche Le luci della centrale elettrica è un progetto musicale nato da uno solo.

«Vasco Brondi. Lo citai ne Le velleità una canzone del mio primo disco. Fu una citazione scherzosa. Non penso se la sia presa, o almeno spero. Anni fa andai a un suo concerto proprio sperando di incontrarlo, ma non riuscii nel mio intento. Per ora non abbiamo avuto modo di confrontarci su una eventuale collaborazione ma chissà, probabilmente un giorno ne potremmo parlare».

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