Ecco cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi

La mostra ai Diamanti sui 500 anni dell’Orlando Furioso ricca di capolavori

FERRARA. Sull'Ippogrifo alato questa volta ci siamo saliti noi per vedere in anteprima la mostra: “Orlando Furioso 500 anni. Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi”. Ma ci potranno salire tutti i ferraresi per fare un fantasmagorico viaggio tra quadri, spade, arazzi, carte geografiche, libri e tanto altro ancora, in quest'avvenimento culturale davvero unico ospitato a Palazzo de Diamanti dal 24 settembre all'8 gennaio 2017. A farci da guida ieri mattina c'era Guido Beltramini che con Adolfo Tura è uno dei curatori della mostra, affiancati da Maria Luisa Pacelli e Barbara Guidi, che porta la firma di Ferrara Arte e Ministero della cultura.

A pochi giorni dall'apertura le sale sono più che mai un cantiere: tecnici al lavoro, tavoli, casse ancora sigillate che ospitano opere che si devono “acclimatare” ai Diamanti, alle pareti già alcuni pezzi e molte fotografie che reclamano il vero destinatario, così pure le vetrine non sono tutte piene, comprese quelle “ad albero” trasparenti che sorgono in mezzo alle sale. Molto entusiasmo da parte degli organizzatori e del una mostra che funziona dà anche un aiuto economico alla nostra città". Beltramini sottolinea la qualità scientifica dell'evento e anche quella dello staff di Ferrara Arte: "Una mostra importante, identitaria. È una figura tutta da scoprire. Si poteva fare un'esposizione sulla fortuna figurativa dell'Ariosto noi invece abbiamo voluto fare il percorso inverso. Abbiamo voluto ricostruire l'immaginario di uno scrittore».

Insomma quelle che Ariosto vedeva sia ad occhi aperti che ad occhi chiusi, che alla fine gli hanno consentito di scrivere un capolavoro della letteratura mondiale, amato a partire proprio dai contemporanei ma che ha influenzato autori e artisti nei secoli successivi sino ad arrivare ai giorni nostri. Come dice Beltramini "i film di oggi non hanno inventato niente".

Il percorso espositivo è diviso in sezioni tematiche. La prima sala con "In principio fu Boiardo" intreccia i due libri, L'Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo pubblicato trent'anni prima sempre nella nostra città con l'Orlando Furioso. «Il Furioso - dice il curatore - introduce una specie d'inquietudine in chi legge. C'è una scelta continua dove ognuno trova quello che non cerca e quello che cerca si sposta sempre in un orizzonte più lontano. Il desiderio e la follia si perdono in un labirinto continuo». Già dall'ingresso si vede che nella seconda sala (La battaglia e la giostra) campeggia il grande arazzo “La battaglia di Roncisvalle”, che ti fa entrare immediatamente nella foga della battaglia, nell'incrociarsi delle armi, nel sangue che cola dai corpi.

«Oggi viviamo in una società delle immagini - dice ancora il curatore - allora non era così, perciò l'arazzo aveva la grande forza di evocare e raccontare». In una vetrina c'è anche l'olifante il Corno di Orlando (del XI secolo) che si narra avrebbe suonato a Roncisvalle ma, ahi. mè, non è così, comunque rende l'idea e l'emozione di quel momento. C'è anche un prezioso disegno di Leonardo (di proprietà della Regina Elisabetta) che presenta una battaglia e che il genio di Vinci accompagnò alla domanda: «è più bravo a descrivere una battaglia uno scrittore o un pittore?»; la conclusione era: un pittore perché nella stessa immagine riesce a mostrare diversi fatti.

La terza sala è molto particolare ed è il frutto del lavoro tra una valente esperta di Ariosto e uno studio di grafica contemporanea e cerca di mostrare con il segno l'intreccio delle varie storie presenti nel Furioso. La quarta e quinta sala hanno come tema “Lo specchio della corte”; tra quadri del Mantegna e del Pisanello, di Ercole de Roberti e Albtecht Durer, c'è esposta la lettera originale di Isabella d'Este scritta da Mantova al fratello Ippolito, con la quale lo ringraziava aver per mandato alla corte dei Gonzaga Ludovico Ariosto a raccontare il suo bel Orlando Furioso. In queste sale è evidente l'osmosi tra la cultura visiva e l'opera del poeta. La mostra vuole ricostruire e mettere assieme i vari pezzi di una cultura di cui Ariosto era un tassello fondamentale. Seguono poi le sale con L'immagine del cavaliere e quella del Meraviglioso ed è qui che è presente la carta di navigazione detta del Cantino (1501-02), che mostra per la prima volta l'America. Nella sala nove per la prima volta compare in vetrina una copia del Furioso stampato nel 1516.

Nell'ultima sala troviamo la “Melissa” dipinta dal Dosso Dossi due anni dopo l'uscita del poema e dal quale prese ispirazione. Ultime due sale incentrate sul poema in trasformazione, difatti dopo la prima edizione del 1516 ve ne furono altre due, nel 1521 e nel 1532. La sala ospita anche il prezioso Baccanale degli Andrii del Tiziano che era ospitato nei camerini del Duca e che torna a Ferrara dal lontano 1598.