Ferrara abbraccia l’Orlando

Inaugurata la rassegna ai Diamanti, Franceschini: queste opere parlano di noi

di SAMUELE GOVONI

«È capitato spesso che Ferrara e Palazzo dei Diamanti ospitassero mostre importanti ma questa è diversa perché parla di noi. Si tratta di un allestimento di grande qualità culturale e scientifica; percorso perfettamente in linea con la direzione che il Paese sta intraprendendo e che deve continuare a percorrere. Stiamo lavorando sulla cultura e sulla qualità anche dal punto di vista turistico. Nel 2016 si sono registrate crescite importanti, come non accadeva da tempo perché nel mondo c’è voglia di Italia». Il ministro alla Cultura, Dario Franceschini, ieri pomeriggio è intervenuto a Palazzo dei Diamanti in occasione dell’inaugurazione di “Orlando furioso 500 anni. Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi”, mostra visitabile da oggi all’8 gennaio 2017. Sotto il porticato del palazzo un pubblico numeroso e al di là del portone d’ingresso, lungo Corso Ercole I d’Este, la coda sanciva l’attesa e la curiosità della città tutta.

«Si tratta di una mostra straordinaria - ha esordito Maria Luisa Pacelli, direttrice delle Gallerie d’arte conteporanea - per Ferrara ma non solo perché rende omaggio a un capolavoro della letteratura mondiale. Con Tura e Beltramini (i curatori della rassegna, ndr) abbiamo voluto entrare nella testa di Ariosto mentre componeva il poema. La mostra è suggestiva e può essere scoperta in modi diversi anche attraverso le trasformazioni del poema tra la sua prima e decima edizione». Da subito, dalla biglietteria, si ha l’impressione di entrare in un “mondo altro” in una dimensione parallela che porta il visitatore a mondi lontani, sbalzandolo dalle vie ferraresi a strade di città lontanissime, a mari mai solcati, a popoli mai incontrati. È tutto lì, su quelle pareti. Le battaglie, la vita di corte, la follia, il desiderio. Il racconto di Ariosto, del suo Furioso, ricostruito in maniera scientifica e inequivocabile. «Qui ci sono opere e capolavori che tornano a Ferrara per la prima volta dopo 500 anni. Sono tutte legate da un progetto scientifico che è costato anni di lavoro. Qui il Rinascimento può essere interpretato in maniera originale. Possiamo dire che come idea ci siamo ispirati alle grande mostre del passato perché - spiega Ugo Soragni, dirigente Mibact - non ci siamo limitati a mettere insieme grandi capolavori ma li abbiamo legati con un filo solido». Tra le tante opere, sotto i riflettori dei Diamanti compare anche “Charta del navicare per le isole novamente trovate in la parte de l’India”, anonimo portoghese risalente al 1501-02. Su questa opera d’arte, perché chiamarla carta geografica sarebbe riduttivo, tra i vari porti italiani segnati in rosso, perciò importanti, parrebbe comparire anche quello di Goro. «Si tratta di una mappa straordinaria - ha commentato il sindaco di Ferrara, Tiziano Tagliani - perché ci trasmette tutto il mondo conosciuto di allora. All’inizio questa mostra un po’ mi preoccupava; poi però grazie al lavoro dei nostri curatori e alla collaborazione attiva con i più prestigiosi musei d’Europa e col ministero, devo dire che abbiamo raggiunto un grande risultato». “Orlando furioso 500 anni. Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi” non è una mostra semplice, ma di certo non passerà inosservata agli occhi di chi, come Ariosto, chiudendoli, sogna di vedere cose fantastiche.

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