Il Fondo Antonioni vent’anni dopo l’acquisto 

Nell’archivio storico comunale sono custoditi circa quarantasettemila oggetti appartenenti al premio Oscar

A metà anni Novanta l’amministrazione comunale acquistò da Michelangelo Antonioni e Enrica Fico (la moglie) materiali appartenenti al cineasta ferrarese (sceneggiature, pellicole, foto, riviste, documenti) con un obiettivo: realizzare un museo a lui dedicato. Questi materiali costituirono, e costituiscono tuttora, il cosiddetto Fondo Antonioni. Era 1995, anno in cui al regista venne consegnato l’Oscar alla carriera e in cui uscì Al di là delle nuvole, il suo ultimo lungometraggio.

Il museo inaugurò in quello stesso anno negli spazi di Corso Ercole I d’Este 17, a Ferrara, con una selezione di dipinti del maestro e di alcuni manifesti dei suoi film. L’acquisto venne poi formalizzato nel 1998 con l’arrivo a Ferrara dei restanti materiali documentari e artistici facenti parte del Fondo. Sono circa quarantasettemila i pezzi in esso contenuti, di cui oltre ventisettemila fotografie, sia stampe sia negativi, oltre a opere, oggetti e documenti dall’inizio della carriera fino a metà anni Novanta. I suoi film e documentari, le sceneggiature originali e le fotografie di scena, la biblioteca, la discoteca (con musica dei generi più svariati, dalla classica alla leggera italiana – Bennato e Vanoni, ad esempio – ma anche, tra i tanti, Bob Dylan, Michael Jackson, musica cinese, spagnola, e molti dischi jazz), gli oggetti personali e professionali simboli delle sue passioni (ad esempio, le rassegne stampe sui suoi film, che lui o alcuni suoi collaboratori realizzavano), l’epistolario intrattenuto con alcuni tra i maggiori protagonisti della vita culturale del secolo scorso, da Roland Barthes a Luchino Visconti, da Federico Fellini ad Andrej Tarkovsky e Giorgio Morandi. È tutto lì anzi, è tutto qui: a Ferrara.

Nel 2006 il museo venne chiuso perché lo spazio che lo ospitava non era conforme alle normative che regolano l’apertura al pubblico di luoghi a destinazione museale. È stato quindi elaborato un progetto di messa a norma e di riallestimento; progetto che, per mancanza di risorse, non ebbe seguito. In quello stesso momento si è iniziato a discutere del restauro di Palazzo Massari e dell’opportunità di collocarvi anche il museo Antonioni, assieme agli altri nuclei collezionistici che compongono il patrimonio delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea. Nel 2010 ha preso il via uno studio sistematico dei materiali del fondo che ha trovato sbocco nella mostra Lo sguardo di Michelangelo. Antonioni e le arti, volta a celebrare il centenario della nascita di regista, e nell’impostazione del progetto di inventariazione e catalogazione informatizzata.

La mostra è stata presentata al Palazzo dei Diamanti Ferrara nel 2013, con sei mesi di ritardo rispetto a quanto programmato a causa del terremoto, per poi viaggiare in altre prestigiose sedi europee, il Bozar di Bruxelles, la Cinémathèque Française a Parigi e, infine, l’Eye Filmmuseum di Amsterdam. Nell’ottobre 2013, a causa dell’inagibilità di Palazzo Massari, gran parte del fondo è stato depositato presso l’Archivio Storico Comunale in via Giuoco del Pallone per la catalogazione e consultazione. Si tratta di 139 metri lineari complessivi di scaffalatura. Le pellicole sono conservate presso la Cineteca di Bologna, mentre nel Deposito d’Arte Moderna (Dam), facente parte del complesso di Palazzo Massari, sono rimaste le opere pittoriche del regista (in totale sono 371 dipinti realizzati su carta con varie tecniche, dall’olio alla tempera, dall’acquerello al collage e alla china, e di soggetto prevalentemente astratto), oltre alle locandine originali delle sue pellicole, ai premi e agli oggetti personali. Fatta eccezione per i mesi critici immediatamente successivi al sisma e alla chiusura di Palazzo Massari, il materiale del fondo, anche durante la catalogazione, è sempre stato disponibile alla consultazione, che avviene su appuntamento, inviando la richiesta all’indirizzo: artemoderna@comune.fe.it. Nel dicembre 2014 è poi stato affidato l’intervento di inventariazione archivistica e catalogazione alla cooperativa Le Pagine, che ormai ha concluso, dopo due anni e mezzo, l’arduo e affascinante compito.

Andrea Musacci

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