Internazionale, edizione record con 76mila presenze

Internazionale, il Festival del tutto esaurito

FERRARA. Il Teatro Abbado ancora strapieno per l’appuntamento di chiusura sulla rabbia a-politica che sta muovendo la storia, così come la sera prima per Angela Davis, è il simbolo dell’undicesima edizione del Festival Internazionale. Sì, fuori era arrivato l’autunno e le feste di piazza si sono spostate inevitabilmente al chiuso, producendo facili tutto esaurito, ma il segno del weekend, dopo un inizio faticoso venerdì, è di crescita. I dati ufficiali lo certificano, con il record di 76mila presenze (+7%) raggiunto grazie alla pioggia che ha risparmiato i dj set di venerdì e sabato in piazza Municipale. E alla fine il direttore di Internazionale, Giovanni De Mauro, sul palco assieme al sindaco Tiziano Tagliani, ha potuto dare appuntamento senza incertezze all’anno prossimo, tanto che lo scambio di opinioni finali con il vicesindaco Massimo Maisto s’incentrava sulle date 2018: anticipare all’ultimo weekend di settembre, per sfruttare la stagione si suppone mite, oppure rispettare la tradizione slittando ben avanti, in ottobre? «Vuol dire che va tutto bene» è il commento di Maisto, e in effetti il festival che riempie hotel e ristoranti sembra aver trovato anche un suo equilibrio economico.

«Merito di una macchina asciutta che in questi anni abbiamo messo in campo assieme all’Arci - è la valutazione conclusiva di De Mauro, che ha voluto sul palco gli studenti-volontari dell’Ariosto - Il grosso delle spese è coperto dagli sponsor, al di là degli esauriti degli unici appuntamenti a pagamento, cinema Boldini e workshop, senza rinunciare all’idea della qualità, che anche quest’anno abbiamo cercato d’incrementare. Poi ci sono sempre cose da sistemare, tipo il problema con la stampa dei tagliandi di sabato mattina, ma siamo ai dettagli. La formula direi che si sta stabilizzando anche grazie al continuo aumento degli eventi (130 incontri con 250 ore di programmazione) che contiene le code, peraltro sempre sopportate con pazienza dalle persone che vengono da fuori e dai ferraresi».



Ieri è arrivato un riconoscimento importante, perché è arrivato da uno scrittore cosmopolita come l’indiano Pankaj Mishra, che in diretta video ha confessato a tutto il Comunale il dispiacere per non essere potuto arrivare di persona in città, «a uno dei migliori festival di libri e informazione del mondo». De Mauro ne prende atto con soddisfazione, «se l’ha detto in pubblico evidentemente lo pensa davvero, del resto abbiamo già raccontato negli anni scorsi del grande impatto che Ferrara ha su tanti ospiti stranieri: cibo, ospitalità, ambiente. La chimica tra festival e città, lo ribadisco, è difficilmente replicabile altrove».

L’ultimo incontro era appunto dedicato al libro di Mishra, “L’età della rabbia”, con i vari Trump, Putin, Erdogan da una parte e l’Isis dall’altra individuati come sintomi del dilagare di comportamenti anti-sistema (ma anche della crisi di potere del maschio bianco occidentale), ma si è aperto con un giro di pareri sulla Catalogna. Il precipitare della crisi indipendentista deve aver colto di sorpresa la stessa redazione, che non ha inserito focus specifici sul tema, «è difficile distribuire torti e ragioni di fronte ad immagini come quelle viste oggi in tv, bisogna approfondire e dotarsi di strumenti adeguati. Credo proprio che la prossima copertina del giornale - anticipa il direttore - sarà dedicata alla crisi catalana». A proposito di argomenti non trattati, il festival di quest’anno ha guadagnato un’inedita interrogazione in consiglio comunale, non su questioni organizzative ma su contenuti: Forza Italia ha chiesto conto dell’assenza all’interno del programma di un focus sul regime nordcoreano e la minaccia atomica agitata dal dittatore comunista. «Non lo sapevo, andrò ad approfondire questa richiesta. Noi ci siamo occupati della Corea del Nord già un paio di anni fa, per analizzare il problema alla radice, non adesso che tutti i riflettori sono accesi su quel quadrante». Anche questo è tuttavia un segnale della sempre maggiore penetrazione del festival nel tessuto cittadino, testimoniano pure dalla forte componente ferrarese presente all’interno dell’organizzazione: 100 studenti e 90 responsabili di spazio, in gran parte “indigeni”.
 

Stefano Ciervo

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