La memoria corre sul web con la serie “L’ultimo grido”

Inaudi: «Mia nonna una staffetta partigiana. È stato un viaggio entusiasmante» Anche la Guerritore, Montanari e Muroni nel cast. Venerdì il primo episodio

"L'ultimo grido", la web serie Treccani nata a Ferrara

FERRARA. Francesca Inaudi, Monica Guerritore, Francesco Montanari e Stefano Muroni. Sono loro i quattro protagonisti de “L’ultimo grido. La vita degli ebrei italiani al tempo delle Leggi razziali”, la web serie scritta e diretta dallo storico ferrarese Giuseppe Muroni e prodotta dall’Istituto dell’Enciclopedia Treccani in collaborazione con Controluce. Il progetto, che sarà presentato giovedì pomeriggio alle 17.30 da Ibs+Libraccio (piazza Trento e Trieste, Ferrara), racconta da una prospettiva diversa gli anni che precedono la «persecuzione delle vite». All’appuntamento, oltre all’autore interverranno anche Andrea Pesaro, presidente della Comunità ebraica di Ferrara e Anna Maria Quarzi, presidente dell’Istituto di storia contemporanea di Ferrara che ha prestato consulenza scientifica e finanziato la produzione della web serie. I quattro episodi, il primo dei quali andrà in onda venerdì su www.treccani.it, ripercorrono da una prospettiva diversa gli anni tra il 1938 e il 1943.

«La memoria - spiega l’attrice Francesca Inaudi - è fondamentale. È ciò che conserva in noi la consapevolezza di cosa è giusto e di cosa è sbagliato, ciò che ci consente di evolverci come società e come persone, non ripetendo gli errori del passato. In una realtà che vive, consuma e si nutre di presente e solo di quello, la memoria è un dovere civico; non solo nei confronti di noi stessi ma anche e soprattutto di quelle generazioni a venire che sempre meno comprendono il significato di questa parola». Ed è proprio il suo personaggio, liberamente ispirato a Matilde Bassani, ad essere il più vicino alla storia ferrarese. La Bassani, cresciuta in una famiglia di intellettuali ebrei antifascisti, la sera del 10 giugno 1943 affisse nelle vie del centro città manifesti in ricordo di Giacomo Matteotti, nell’anniversario dell’uccisione del deputato socialista. La notte seguente finì in carcere. Liberata in seguito alla caduta di Mussolini, riprese la sua attività di propaganda, ma quando, con la costituzione della Repubblica Sociale Italiana, ricominciarono gli arresti, la Bassani riuscì a fuggire e a raggiungere Roma, dove divenne una partigiana combattente. «Ho cercato - prosegue l’Inaudi - di avvicinarmi all’essere umano, alla persona, ai suoi sentimenti ed al suo pensiero che è ciò che fortemente mi ha colpito nel leggere la lettera cui ho avuto l’onore di dare voce. Quel senso di indignazione profonda che ognuno di noi dovrebbe provare di fronte all’esercizio di potere e violenza gratuite nei confronti di un altro essere umano. L’entusiasmo di chi mi ha coinvolto - aggiunge - ha reso questo piccolo viaggio interiore nella memoria ancora più ricco di significato e di valore umano con la sua grande generosità ed energia. E poi mia nonna era una staffetta partigiana!». Le altre tre storie si consumano lontane dalle mura a dalla nebbia di questa città, in una geografia che tocca tutte le parti di Italia. Altra scelta stilistica che dà la possibilità a queste storie private di parlare ad un pubblico ampio e trasversale. La Guerritore è un’ebrea torinese, cammina per le strade vuote del ghetto sotto una pioggia incessante, Montanari scrive da uno dei campi di internamento più importanti del centro-sud della penisola e Muroni interpreta la parte di un ebreo di Venezia, dipendente della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, che viene improvvisamente licenziato nel dicembre del 1938, dopo molti anni di lavoro.

«Il nostro compito - ha spiegato Massimo Bray, direttore generale dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana Treccani - è quello di fare da tramite fra chi ha vissuto i momenti più bui del secolo scorso e le nuove generazioni che, forse, sono distanti per nascita, per età, da quegli eventi ma che in un bellissimo prodotto culturale come questo dimostrano di voler difendere alcuni valori e alcune storie».

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