La figura di Moro a quarant'anni dal suo assassinio

Incontro domani all'Ariostea con Guido Formigoni: di lui si può ancora recuperare tanto

FERRARA. Intellettuale, giurista, dirigente di associazioni cattoliche, costituente, politico e statista. “Aldo Moro, a quarant’anni dal suo assassinio”, è il titolo dell’incontro organizzato dall’Istituto di Storia Contemporanea e dall’Istituto Gramsci, in Biblioteca Ariostea, domani alle 17. Sarà Anna Quarzi a introdurre Guido Formigoni, docente dello IULM nonché autore del saggio Aldo Moro. Lo statista e il suo dramma (il Mulino).
«La sua scomparsa violenta, nel 1978, per mano delle Brigate rosse – esordisce Formigoni – si è sovrapposta sul suo ruolo fondamentale per la storia d’Italia; senza trascurare che in cambio non abbiamo ricevuto verità accettabili. In un periodo di forti contraddizioni, Moro si dimostrò un “dossettiano” negli obiettivi e un “degasperiano” nei metodi. Era convinto che la democrazia italiana avesse da realizzare il modello ideale che era stato scritto nella prima parte della Costituzione, lo Stato democratico sociale avanzato. Con “solidarietà nazionale” non s’intende la formula politica utilizzata negli anni Settanta, bensì l’idea di una democrazia in cui le classi popolari fossero accompagnate nell’acquisire la cittadinanza». Non fu un semplice mediatore.

«Era ovvio che le Brigate rosse, piccolo gruppo legato a un’ideologia illusoria di stampo rivoluzionario – prosegue – se la prendessero con chi voleva una stabilizzazione democratica. Per loro i democristiani conservatori erano più accettabili, più immediati da combattere, mentre il Moro riformatore rischiava di sottrar loro spazio». Gli epigoni della cosiddetta “strategia della tensione” degli anni di Piazza Fontana, che provarono a bloccare l’avanzamento del sistema con le bombe, dal ’74 al ’76 provarono ad arrestarlo in un altro modo. «C’era un’ostilità nei suoi confronti anche da parte dei circoli legati alla presidenza Nixon, poiché non si vedeva con favore l’avvicinamento dei Comunisti all’area di governo. Tuttavia non era intenzione di Moro stringere un patto con loro, aveva una visione più sottile. Intendeva coinvolgerli nelle responsabilità parlamentari per accelerare la loro evoluzione, la quale avrebbe potuto portare a un superamento dei vincoli ideologici». Di certo, non è da confondere con il Berlinguer del compromesso storico. «Della sua figura si può recuperare tanto – conclude Formigoni – proprio perché profondamente inattuale. E può funzionare come coscienza critica dell’esistente. I nostri politici dovrebbero imparare che non ci sono soluzioni facili a problemi complessi».

Matteo Bianchi