Cristicchi, 40enne rude ma super sensibile: «La dolcezza ci salva»

Venerdì al Nuovo di Ferrara arriva, fresco di debutto, “Manuale di volo per uomo” Il protagonista: il teatro è il mio habitat, la musica? Al momento preferisco la prosa

Cristicchi a teatro con "Manuale di volo per uomo"

FERRARA. «Tutta gente come me ce stava, che non era riuscita a volà». Raffaello è un super sensibile di quarant’anni alle prese con una vita difficile. Per molti è un “ritardato” da compatire, per alcuni un genio. Sicuramente è un tipo strano. Raffaello è il protagonista di Manuale di volo per uomo, il nuovo spettacolo scritto da Simone Cristicchi e da Gabriele Ortenzi, con la collaborazione di Nicola Brunialti, che vede alla regia Antonio Calenda. A indossare i panni di questo quarantenne rimasto bambino è proprio Cristicchi che, per la prima volta, si misura non solo con una storia completamente inventata, ma anche con uno spettacolo totalmente di prosa, senza parti cantate. La pièce, che ha debuttato la scorsa settimana a L’Aquila, sarà venerdì alle 21 al teatro Nuovo di Ferrara. L’attore, ai blocchi di partenza di una tournée appena iniziata, racconta la storia di uno spettacolo e di un uomo che attraverso la bellezza e la poesia trova il modo di affrontare la vita.

Cristicchi, come nasce e di cosa parla “Manuale di volo per uomo?
«Nasce dall’incontro con Gabriele (Ortenzi, ndr), musicista con cui ho collaborato anche alla scrittura di questo testo. Manuale di volo per uomo racconta una storia di disagio psichico, un tema che ci riguarda molto da vicino. In scena io sono Raffaello, un uomo “marginale” che vive una vita sfortunata ma che trova la forza di cambiare. Riesce a comporre il suo “manuale di volo” per guardare il mondo da un altro punto di vista e vedere la vita da una nuova prospettiva».

Un personaggio complesso, soprattutto perché era facile cadere in luoghi comuni.
«Assolutamente. Il rischio di finire nel vortice dei cliché o di ricreare personaggi che ricordassero Forrest Gump o Rain Man era reale. Con Calenda abbiamo fatto un altro tipo di lavoro e Raffaello è nato da zero. Alla fine è uscito un personaggio rude, dalla voce rauca, che parla con uno spiccato accento romanesco. Raffaello però, scena dopo scena, cambia, si trasforma e questa metamorfosi avviene attraverso la dolcezza e la poesia».

Il suo debutto teatrale risale a otto anni fa. In mezzo ci sono stati spettacoli diversi, centinaia di repliche e migliaia di spettatori. Come si sente oggi?
«Dal punto di vista artistico sono rimasto quello del 2010. Conservo lo stesso spirito creativo, mi piace tuffarmi in ciò che mi incuriosisce e andarci fino in fondo. Quello che mi preme, oggi come ieri, è presentare al pubblico un lavoro di qualità. Dal punto di vista tecnico, invece, mi sento cambiato. Grazie alle centinaia di repliche fatte e agli insegnamenti dei maestri che mi hanno accompagnato in questo percorso ho migliorato la mia presenza scenica. E poi ho fatto un ulteriore passo in avanti verso la recitazione. Con Manuale di volo per uomo sono passato dalla narrazione a una vera e propria interpretazione. A Raffaello ho lavorato seguendo minuziosamente il metodo Stanislavskij, ovvero immedesimandomi in tutto e per tutto nel personaggio».

Dallo scorso anno è anche direttore artistico del Teatro Stabile d’Abruzzo, una veste nuova per lei.
«È stato un regalo inaspettato. Non sono abituato a confrontarmi con politica, conti, burocrazia... Per ora ho fatto il mio dovere, ovvero presentare il nuovo cartellone della stagione. Il mio obiettivo è quello di lanciare nuovi talenti, tra cui Lucrezia Guidone e Roberto Mercadini; giovani artisti in cui credo molto».

Prima del teatro però ci sono stati i dischi. Il suo ultimo album è del 2013. Quello delle canzoni è un capitolo chiuso o sta lavorando a un nuovo progetto?
«No, chiuso no. Non posso chiudere con la musica. L’estate scorsa ho fatto qualche concerto, il pubblico non si è dimenticato di me; non temo l’oblio, non ho la foga delle classifiche. Mi piacerebbe incidere un nuovo disco ma devono esserci i presupposti giusti. Per ora sento il teatro come mio habitat preferito. Voglio continuare a esplorare questo mondo e poi, sinceramente, non mi ci vedo a sessant’anni su un palco con la chitarra a cantare le canzoni. Per ora vado avanti così».
Teatro Nuovo, piazza Trento e Trieste. Biglietti da 21 a 33 euro. Per informazioni e dettagli: 0532.1862055. —