Cuccarini e Ingrassia di nuovo insieme. L’attrice: la prosa, una sfida con me stessa

Quando l’abitudine presenta il conto: al teatro Nuovo di Ferrara arriva “Non mi hai più detto ti amo” 

Lorella Cuccarini e Giampiero Ingrassia non si dicono più "ti amo"

FERRARA.  Lorella Cuccarini e Giampiero Ingrassia, tornano a dividere il palcoscenico a distanza di vent’anni per raccontare una storia d’amore, questa volta maturo e in prosa. Niente musical, niente adolescenza. «Per me è stata una sfida e sono felice - ha detto subito l’attrice - di aver percorso questo viaggio».

I due, che in Non mi hai più detto ti amo si chiamano Serena e Giulio, sono marito e moglie e dopo tanti anni si trovano a fare i conti con una tempesta che, all’improvviso, travolge l’intera famiglia. Le certezze vengono meno e tutto quello che sembrava indiscutibile, all’improvviso, non è più così certo. Lo spettacolo sarà in scena martedì alle 21 al teatro Nuovo di Ferrara (piazza Trento e Trieste) e a raccontarlo sono proprio i due protagonisti.

Ingrassia, che storia raccontate sul palco? «Quella di una famiglia medio borghese che, a partire dalla coppia, si trova a rimettere tutto in discussione tutto. La moglie e madre (Cuccarini, ndr) si allontana e crollano un po’ tutti gli equilibri che si erano creati negli anni. Il marito e padre, ovvero io, deve affrontare una realtà che non conosceva. Un consiglio? Non dare mai nulla per scontato».

Chi è il suo personaggio? «Giulio è un medico e si trova a vivere una “vita da mediano”, non per costrizione ma perché è stato lui a sceglierla. È innamoratissimo della moglie e della sua famiglia ma negli anni, forse per distrazione, ha dato per scontato tanti aspetti della vita e quindi è venuto a mancare quel brio indispensabile che mantiene vivo un rapporto».

Gli spettatori come reagiscono allo spettacolo? «Il pubblico si ritrova sempre in questa storia e nei personaggi che la popolano perché raccontiamo uno spaccato di vita reale che quasi tutti prima o poi si trovano a vivere in maniera più o meno diretta. A fine spettacolo quando il pubblico viene nei camerini, capiamo quanto è facile immedesimarsi in una commedia di questo tipo».

I numeri del resto parlano, avete superato le 150 repliche.  «Siamo quasi a 160 e siccome resteremo in scena fino al 14 febbraio, nemmeno a farlo apposta proprio il giorno di San Valentino, credo che arriveremo alle 200. È una grande soddisfazione e non escludo che potrebbero esserci altre date la prossima stagione».

Ogni sera un’emozione, dopo tutti questo tempo è ancora possibile? «Sono 36 anni che giro l’Italia e i teatri e grazie al cielo non mi sono ancora stancato. Ho ancora voglia di raccontare storie, di fare lo “scavalca montagne”; è la vita che ho scelto e non potrei immaginarla diversamente».

Cuccarini, dal musical alla prosa, come è andata? «Questo spettacolo è stata una scommessa, prima di tutto con me stessa. Ho sempre fatto musical ma mi chiedevo come sarebbe stato fare uno spettacolo di prosa e quando è arrivato Non mi hai più detto ti amo, ho capito che era il momento giusto. Il testo mi è piaciuto tanto da subito e poi tornare a lavorare con Giampiero (Ingrassia, ndr) è stato davvero fantastico».

Nessuna difficoltà ritrovarsi in scena insieme dopo tutto questo tempo? «È stata una cosa magica; è stato come se non ci fossimo mai lasciati, anche se sono passati più di vent’anni. In tutto questo tempo non solo il nostro bagaglio artistico, culturale e professionale è cambiato ma siamo cambiati anche noi. È passata tanta vita in mezzo da allora ad oggi e credo che questo si capisca, si percepisca. Sul palco ci misuriamo con due personaggi che hanno uno spessore diverso rispetto ai tempi di Grease. Sono due ore di emozioni, per il pubblico ma anche per noi».

Anche in Italia il musical vuole la sua parte, perché secondo lei sono cambiate le cose negli ultimi anni? «Perché siamo stati bravi, siamo cresciuti molto. Oggi quando si fanno i provini per mettere insieme un cast per un nuovo spettacolo è dura scegliere perché ci sono tanti giovani competenti e preparati, che hanno studiato e si sono allenati proprio per fare musical. Certo, ci sono spettacoli più riusciti e altri meno ma questo fa parte del gioco. Negli ultimi due decenni è cambiato proprio il modo di approcciarsi al musical, sia da parte degli interpreti, sia da parte del pubblico. E poi il musical è bello perché sa portare a teatro spettatori diversissimi tra loro, non solo per età ma anche per gusti. Alcune mie pièce sono state dei veri e proprio family show, partecipavano famiglie intere e si andava dai quattro agli ottant’anni; è una bella soddisfazione».

Biglietti da 23 a 35 euro. Per info: 0532.1862055. —

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