“La vie en rose… Bolero” sul palco del Nuovo. «Sarà una scarica di adrenalina ed emozioni»

Arriva a Ferrara il Balletto di Milano, una delle realtà italiane più apprezzate nel mondo. Il direttore artistico: noi siamo il Made in Italy 

FERRARA. «Il pubblico verrà travolto da una scarica di adrenalina. Sul palco, si alterneranno momenti gioiosi, nostalgici, emozionanti ed energici. Lo spettacolo nato dalla mia passione per gli chansonnier si è poi evoluto con una rilettura di “Bolero”. Ne è nata una coreografia dinamica, entusiasmante e con un finale che non posso svelare».

Carlo Pesta, direttore artistico del Balletto di Milano, dopo otto anni è ancora entusiasta de “La vie en rose... Bolero”: lo spettacolo con le coreografie di Adriana Mortelliti che sarà al teatro Nuovo di Ferrara il 1° febbraio. I lettori del quotidiano e i membri della community potranno assistere alla pièce a prezzo ridotto (presentando in cassa tagliando a fondo pagina o prenotando il proprio posto attraverso il portale “Eventi” sul sito www.nuovaferrara.it).


“La vie en rose... Bolero” è tra le coreografie simbolo del Balletto di Milano, che dal 2010 ad oggi è stata rappresentata in Italia, Svizzera, Russia, Francia, Marocco ed Estonia. Il primo atto è composto da “La vie en rose”, un lavoro sulle più belle canzoni francesi. Nel secondo atto il celeberrimo “Boléro” di Maurice Ravel nell’esclusiva versione del Balletto di Milano: non solo gioco di seduzione, ma l’eterna storia di una nascita, di un’attrazione inevitabile verso un essere simile, di un moltiplicarsi di incontri. Pesta, da più di vent’anni alla guida del Balletto di Milano racconta, in vista della data estense, i punti di forza di uno spettacolo che dal 2010 non smette di emozionare il pubblico.

Come descriverebbe “La vie en rose... Bolero?”

«Si tratta di uno spettacolo neoclassico che strizza l’occhio al contemporaneo. La coreografa è molto brava e ha saputo dare vita ad una pièce che veramente è una scarica di adrenalina per i ballerini ma anche per il pubblico. “La vie en rose... Bolero” è un’opera complessa che ha richiesto e richiede tantissimo lavoro. Ci sono voluti più di due mesi di preparazione prima del debutto e, anche se lo spettacolo è rodato, ogni volta che lo riportiamo in scena ci prendiamo un paio di giorni per le prove per “ritrovarcelo addosso”».

Qual è secondo lei la peculiarità della danza?

«La danza utilizza un linguaggio universale. Attraverso il movimento esprimiamo ciò che percepiamo, ciò che proviamo: ciò che siamo. La danza arriva a tutti, non si può bluffare. Nel corso degli anni abbiamo ottenuto risultati importanti e riscosso grandi successi a livello internazionale. In Francia dovremo tornare perché l’ultimo spettacolo è andato sold out con tre mesi di anticipo; c’è molta richiesta. Ad aprile poi partiremo per tre settimane di tournèe in Russia».

Come si spiega questo successo anche all’estero?

«Sta tutto nella qualità del prodotto. Se un lavoro è studiato e ben fatto arriva sempre. Noi puntiamo all’eccellenza, rappresentiamo il Made in Italy, anzi il Made in Milano, per la danza e ci piace dare il massimo. Il Balletto di Milano è la seconda compagnia dopo la Scala; abbiamo all’attivo 112 spettacoli in nove Paesi. Non c’è nulla di casuale in quello che facciamo».

Il Balletto di Milano fa danza contemporanea ma nemmeno solo classica. Qual è il vostro campo d’azione?

«La danza contemporanea non è l’evoluzione della danza classica anche se per un certo periodo lo si è, erroneamente, pensato. I nostri spettacoli guardano con attenzione alla tradizione ma non perdono di vista l’innovazione, la ricerca, il design; curiamo tutto nel dettaglio per attualizzare, senza tradire, il repertorio dei grandi classici come “Lo schiaccianoci”, “Carmen”, “Romeo e Giulietta”, “Lo schiaccianoci” o “Cenerentola”». —