Il cappellaio delle star: così la tradizione del Made in Italy riparte da Codigoro

Il 24enne Roberto Lucchi vuole trasformare la sua passione in lavoro «Vorrei consegnare personalmente i miei prodotti a Jova e Anastacia» 

Il "Cappellaio matto" di Codigoro fa copricapo per le star

CODIGORO. Roberto Lucchi ha 24 anni, vive a Codigoro e in testa porta un sogno e un cappello. Proprio così, un cappello. Il giovane, dopo aver girato in lungo e in largo tra vecchi cappellifici dismessi in Toscana, ha messo in piedi un laboratorio, da cui sono usciti i cappelli commissionati da J-Ax e dal fratello Grido, da Giuliano Sangiorgi, leader dei Negramaro, da Joe Bastianich e Andrea Appino, frontman degli Zen Circus.

Il sogno

«Ho promesso al mio amico Alfredo, che due anni fa mi ha accompagnato a Firenze, città da dove è cominciata questa avventura, che - racconta il giovane cappellaio - entro due anni realizzerò un cappello apposta per la pop star Dua Lipa ma, nel frattempo, sogno di crearne uno personalizzato per Anastacia (che sarà a Porto Garibaldi nel fine settimana, ndr) e uno per Jovanotti, altro mito che farà tappa ai Lidi».

Non solo, Lucchi vorrebbe consegnare di persona i prodotti ai due artisti. Il giovane artigiano è un fiume in piena e parla con l’entusiasmo che si conviene alla sua età. Ha però le idee ben chiare e punta dritto all’obiettivo. Lucchi vuole concretizzare il suo sogno e recuperare la tradizione perduta del cappello Made in Italy, tenendo fermi i capisaldi del prodotto artigianale, lavorato manualmente, nel rispetto di un’arte tramandata dai maestri cappellai di due secoli fa.

Le origini

Tutto è nato per gioco, o forse per sfida, quando nell’estate del 2017, il giovane cappellaio, lanciatosi alla ricerca di un cappello originale, ha scoperto che il prodotto era introvabile in Italia, mentre negli Stati Uniti il costo di un cappello di qualità si aggirava sui 1.200 euro. «Com’è possibile che in Italia, Paese della moda, non si possa trovare un bel cappello?», si è chiesto Roberto. Senza indugi il giovane geometra, dopo aver lasciato scienze motorie, poi la facoltà di economia ed infine la Music Academy di Bologna, ha deciso di investire i pochi risparmi e le proprie energie in un progetto destinato a rivoluzionare la propria vita, quello di riportare in auge il mestiere, anzi l’arte del cappellaio in Italia.

Partirono in due

«Ho deciso che mi sarei creato il cappello che desideravo, perché in fondo è un accessorio che può esprimere tanto di una persona – dice –, è per così dire un’estensione della personalità. Ho cominciato a documentarmi su internet e tutto è in inglese. Dopo lunghe ed accurate ricerche, nel settembre 2017 sono partito con l’amico Alfredo per la Toscana. Ho scoperto che quello del cappello, dopo la chiusura di molti cappellifici, è diventato mercato di nicchia».

Nella culla del Rinascimento e della moda italiana, il giovane codigorese ha recuperato numerose forme in legno, sino ad intercettare il contatto giusto, quello del sindaco di Signa, Alberto Cristianini, ex titolare di un cappellificio, che gli impartisce dritte e consigli utili. Al rientro a casa, l’idea della start up comincia a balenare nel giovane che da meno di due anni ha già fatto passi da gigante, imponendosi nel mondo dell’hobbismo e delle fiere dedite all’artigianato. Dalla Germania, dagli Usa e dalla Polonia, ma anche a Roma e a Ravenna, Roberto è riuscito a procurarsi gli attrezzi del mestiere, pezzi unici, come vecchie macchine da cucire, un conformatore in legno e metallo del 1.850.

Il laboratorio

Ha allestito un laboratorio, l’Atelier della nonna in quella che era l’abitazione della nonna, dove da piccolo giocava o suonava con gli amici e da dove, oggi, spera di trasformare la sua passione per il cappello in una professione. Nella nuova videoclip di Timberland Pro, J-Ax indossa il cappello realizzato da Lucchi, mentre «ho consegnato a Giuliano Sangiorgi, il cappello nel backstage del concerto tenuto dai Negramaro a Bologna – racconta entusiasta il giovane –, inserendo a sorpresa una stella, che è anche il nome di sua figlia. Era contento ed emozionato». —

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