La Mostra di Venezia sarà all’insegna delle donne e degli esordienti

Tre i film italiani che proveranno la corsa al Leone d’Oro con la regia di Martone, Marcello e Maresco

FERRARA. Una moltitudine di donne, quelle afflitte del grande schermo, quelle pimpanti sul red carpet e quelle dei social, alla prova di realtà. Uno sguardo al passato, anche remoto, per leggere meglio il presente e apparecchiare il domani. L’attenzione ai temi di attualità, in una globalizzazione equa e solidale, con ampio spazio agli esordienti che, per numero, supereranno i grandi autori.

I temi. Su questi temi si muoverà la 76esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, dal 28 agosto al 7 settembre, annunciata ad altissima concentrazione di divi, con due o tre cast per i quali varrà la pena piantare le tende la sera prima, un tocco rock che darà il ritmo e la certezza di aver portato a casa il meglio che c’era in giro, come ha spiegato ieri in conferenza stampa, al cinema Moderno di Roma, il direttore Alberto Barbera, presentando il festival insieme al presidente della Biennale Paolo Baratta.


Gli italiani. Le varie sezioni della mostra porteranno al Lido 63 lungometraggi della selezione ufficiale, di cui 21 in Concorso, 17 della sezione Fuori Concorso, 19 in Orizzoni, quattro per Sconfini e 3 con Biennale College; 18 cortometraggi, due serie Tv, le 29 opere di Venezia Classici e le 36 opere di Virtual Realty, scelti tra 3.621 titoli.

Tre i film italiani in corsa per il Leone d’oro: “Martin Eden” di Pietro Marcello, reinvenzione del romanzo di Jack London; “La mafia non è più quella di una volta” di Franco Maresco con la fotografa Letizia Battaglia; e “Il sindaco del rione Sanità”, adattamento dall’opera di Eduardo De Filippo di Mario Martone.

Molta Italia anche nelle altre sezioni (32 titoli complessivamente) da Gabriele Salvatores con “Tutto il mio folle amore”, protagonisti Claudio Santamaria e Valeria Golino, a Francesca Archibugi con “Vivere”, da “Effetto Domino” di Alessandro Rossetto tratto dall’omonimo libro di Romolo Bugaro a “Il pianeta in mare” (Fuori concorso) di Andrea Segre al docu-film su Chiara Ferragni (nella sezione Sconfini) che ieri ha inondato Instagram di lacrime di gioia.

La blogger che a 32 anni pare già meritevole di un biopic dovrà vedersela con una decina di Premi Oscar, la grazia della madrina Alessandra Mastronardi, il Leone d’oro alla Carriera (senza ombrello) Julie Andrews, e una moltitudine di divi pronti a parcellizzare il tappeto rosso.

I più attesi. Tra i titoli in concorso più attesi, “Ad Astra” di Jame Gray con Brad Pitt nella tuta di un astronauta, “Joker” di Todd Philips con Joaquin Phoneix e Robert De Niro, prequel dei film su Batman, «ma ancora più dark di Dark Knight», come ha spiegato Barbera; e poi “The laundromat” di Steven Soderbergh con Meryl Streep, Gary Oldman, Antonio Banderas, Sharon Stone, sui Panama Papers in chiave divertente; “J’accuse” di Roman Polansy sul caso Dreyfuss con Jean Dujardin; “The Marriage story” di Noah Baumbach con Scarlett Johansson e Adam Driver, storia di un matrimonio evidentemente non troppo felice; “Waiting for the Barbarians” del colombiano Ciro Guerra tratto dall’omonimo libro del premio Nobel John Maxwell Coetzee, per il cui cast non si è badato a spese: Johnny Depp, Mark Rylance, Robert Pattison e Greta Scacchi.

Fuori concorso. Il Fuori Concorso, in realtà, assomiglia a un’altra gara tanto è ricco di nomi. A cominciare da “Seberg” di Benedict Andrews con Kristen Stewart, “Adults in the room” di Costa-Gavras, le due serie Tv prodotte da Sky “The New Pope” di Paolo Sorrentino e “Zerozerozero” di Stefano Sollima tratto dal testo di Roberto Saviano; e ancora “45 seconds of laughter” di Tim Robbins.

A chiudere il festival Mick Jagger, in “The Burnt Orange Heresy”, che con ogni probabilità non verrà, mentre Roger Waters, bassista dei Pink Floyd, e protagonista di “Roger Waters Us + Them” , ha confermato che ci sarà e si farà ricordare. —