L’architetto che tornò dal Messico per creare la Palazzina degli Angeli. Storia di un sogno del Novecento

La cosiddetta stamberga dei Piopponi venne salvata dalla rovina per ben due volte in un secolo

Primi del Novecento. Un luogo remoto, ma dentro le mura di Ferrara. La Casa dell’Orco, proprio così. In fondo in fondo ai Piopponi, corso Ercole I d’Este n. 51 per le mappe, e vicino alla cosiddetta Casa del Boia, che era parte dell’antica Porta degli Angeli. Prossima anche alla Certosa, la città dei morti, il cimitero monumentale dalle fioche luci notturne. Resisteva laggiù un ortolano perché era, ed è tuttora, zona coltivata e insieme urbana.

RITORNO DAL MESSICO

Nel 1916 Adamo Boari, ferrarese di Marrara, architetto, ingegnere e artista di caratura internazionale, dopo faticose esperienze all’estero desidera tornare a casa: la rivoluzione messicana (era il tempo di Pancho Villa e Zapata) lo costringe ad uscire dal Paese in cui allora lavorava. Ha comprato due anni prima la stamberga dei Piopponi, con vigna. Sa che lì sorgeva una distrutta chiesa di epoca estense, Santa Maria degli Angeli, ed il suo convento, ha idee per tornare ad esaltare quanto in potenza ricreabile. Una casa sua, alla Boari. La terra restituirà i resti delle tombe estensi che lì si trovavano.

PONTE CULTURALE
Nel 1917 la Palazzina degli Angeli è finita. Risulta integrata alla cornice, sommessamente. Nulla di impattante, un rifiuto totale di personalismi e stranezze narcisitiche. Rispetto per la cultura locale, ma non senza qualche licenza, ed un tocco speciale, dannunziano, fuori schema, non poteva mancare. Sesto Boari, fratello di Adamo, pure lui nel mondo delle costruzioni, ci mette del suo, ma con tatto. Vengono coinvolti artigiani di livello, specie per gli ornati. I coltissimi Boari dispongono sulla facciata una importante elaborazione di finestra trifora, di schietta derivazione antica, simile ad una finestra termale romana. Il collegamento con il luogo è sottile, ecco come. La chiesa di Santa Maria degli Angeli di Roma, che ha lo stesso titolo di quella nostra perduta, sorge sulle rovine delle «superbissime Terme di Diocleziano» (così Lionardo Salviati) del ’300, riusate nel 1562 da Michelangelo e poi da Vanvitelli per ricavare la chiesa dedicata alla Vergine degli Angeli. Tutta l’area romana è definita da finestre termali, anche le parti che inglobano la chiesa. È probabile che i Boari, con ardita fantasia, abbiano voluto creare un ponte culturale tra l’antichità, il Rinascimento contestuale, la rievocazione del titolo comune dei due templi, e il loro presente privato. Sarebbe nel loro stile.

L’epigrafe in facciata ricorda le memorie del luogo e presenta un breve pensiero di Adamo Boari insieme ad un passo da un testo base per Ferrara, ilCompendio historico di Marc’Antonio Guarini, anno 1621. Vi si enumerano le personalità estensi che giacevano nella sfortunata chiesa di Santa Maria degli Angeli dalla storia travagliata, abbattuta nel 1813. Eretta come Santa Maria di Belfiore (1403), consacrata solo nel 1440 e più volte modificata. Thomas Tuohy ritiene che la chiesa avesse una forma insolita, di tipo francese, forse in ossequio ai legami tra il regno transalpino e gli Este.

STELLA COMETA
La nuova definizione, pare legata a indulgenze, è un riferimento a Santa Maria degli Angeli in Assisi – che incapsula la celebre Porziuncola francescana –, si potrebbe però anche pensare in ombra ad un omaggio del fondatore marchese Nicolò III a Stella Tolomei dell’Assassino, l’amata concubina, madre di Ugo, Leonello, la poco nota Margherita e Borso. Il “soprannome” di Stella sarebbe una storpiatura di “assisino” ovvero abitante di Assisi. Pare infatti avesse origini umbre. La costruzione di parte del tempio, peraltro, fu influenzata dall’apparizione in zona di una «gran stella crinita», una cometa, e la forma architettonica della stella avrebbe ispirato la pianta della chiesa, poi variata nei secoli. I pareri divergono sui tempi di questo aspetto astronomico e devoto, allora Stella era già morta (e sepolta nell’Arca Rossa di San Francesco nel 1419), ma qualcuno avrebbe potuto volerle rendere omaggio postumo. Il ripetersi del tema della stella, comunque, è notevole.

SALVA DALL'ABBANDONO
Gli Estensi scelsero quasi sempre sepolture modestissime, sdegnando lo strumento dell’esaltazione della casata attraverso monumenti funebri grandiosi. In Santa Maria degli Angeli giacquero Nicolò III, Leonello, Ercole I, Sigismondo, Ricciarda di Saluzzo, ed altri membri della famiglia, addirittura senza lapide alcuna. Vi trovarono eterno riposo i Mosti, i Sacrati, i Bentivoglio, alcuni Strozzi e Bevilacqua, tutte personalità di spicco. I resti degli Estensi, dopo un primo non eccelso esperimento monumentale, ebbero infine pace nel convento del Corpus Domini, anno 1955. La Palazzina ha trovato anni dopo un proprietario avveduto, l’architetto Giulio Zappaterra, che dagli anni Ottanta ha recuperato la casa di nuovo in rovina. L’abbandono non era il suo destino. —

(1-continua)

Micaela Torboli

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