Il libro strappato all’Isis ha ritrovato nuova vita: vicenda a lieto fine con Ferrara protagonista

Un antico messale salvato dalla distruzione di Qaraqosh è stato restaurato in Italia grazie all’impegno in due tempi del ministro Franceschini. Il sogno: «Abbiamo chiesto a papa Francesco per la riconsegna»

Antico messale salvato dalla distruzione dell'Isis e restaurato in Italia

FERRARA. Prima sono stati i sacerdoti a salvarlo dalla distruzione per mano dell’Isis murandolo con altri duecento antichi volumi dietro una parete nello scantinato della chiesa siriaca-cattolica Vergine Maria a Qaraqosh, nel Kurdistan iracheno. Nel 2017, quando la città è stata liberata, il manoscritto sacro (dal titolo Sidrā) è stato recuperato e consegnato all’arcivescovo di Mosul e da lui ai volontari della Focsiv (Federazione degli organismi cristiani servizio internazionale volontario) che nel giro di quaranta giorni lo hanno fatto arrivare in Italia grazie a un “corridoio culturale” costruito con il Ministero dei beni culturali, allora come oggi retto da Dario Franceschini. A Roma gli esperti dell’Istituto centrale per il restauro e la conservazione del patrimonio archivistico e librario di Roma (Icrcpal) lo hanno rimesso a nuovo con un lavoro certosino durato oltre un anno. L’antico messale sarà riconsegnato al vescovo di Qaraqosh, Nathanael Nizar Semaan, e potrà tornare a casa.

Ferrara

In questa vicenda la nostra città ha un doppio ruolo importante, il primo appunto consistito nell’intervento del ministro Franceschini. Poi la “prima uscita ufficiale” per il volume avvenuta proprio a Ferrara. «È stata una fortunata coincidenza - spiega Giulia Ghia, ricercatrice e storica, presidente dell’associazione Verderame, la quale ha agevolato il rapporto tra Focsiv e Mibac -, nel senso che i lavori sul volume sono terminati proprio in questo periodo, così a Ferrara abbiamo raccontato la parte “umana” e tecnica di questa vicenda. Ah, e non è un caso che il cerchio si chiuda con Franceschini nuovamente ministro...».

La trama

Il racconto di questo salvataggio è avvincente, meriterebbe un libro a parte: «La prima a raccontare l’accaduto a Qaraqosh fu una giornalista della Rai, inviata nella zona di Mosul. Fu lei a raccontare di come il vescovo della città bombardata avesse nascosto 200 manoscritti - fra cui libri di preghiera ancora in uso - fossero stati murati in un sottoscala per cercare di salvarli. La città fu liberata dopo quasi due anni, era ormai rasa al suolo tanto che la gente tornò soltanto a recuperare le cose rimaste intatte. Tanti libri furono bruciati da quelli dell’Isis, ma il sottoscala non fu scoperto e parte di quei 200 volumi furono portati a Mosul. Il libro più antico fra questi però era in pessime condizioni ed ecco che tramite il Focsiv ci fu il contatto con noi di Verderame, specializzati in progetti di questo tipo».

E qui entra in gioco il ministro: «Già ci conoscevamo per altre iniziative. Chiedemmo a lui un aiuto per velocizzare la possibilità di far venire il volume in Italia e poter intervenire nel restauro. Franceschini ci diede totale appoggio e in soli 40 giorni il manoscritto sacro era nelle nostre mani, solitamente per avviare procedure di questo tipo serve parecchio tempo, anche un anno».

Il restauro

Se è stata rapida la pratica per far arrivare il volume in Italia, non altrettanto semplice il lavoro dei restauratori, considerando che si tratta di un manoscritto in aramaico siriano del 1500. Un messale contenente preghiere per il rituale delle festività pasquali, costituto di 116 pagine, arricchito con disegni di simboli religiosi. Ha una legatura in cuoio con copertina in legno. È stato allestito un team specializzato, affidato alla responsabile del laboratorio di restauro Lucilla Nuccetelli e alle cure della restauratrici Maria Luisa Riccardi, Lucrezia Vardaro, Barbara Costantini e Marta Silvia Filippini. «I danni provocati dall’uso erano stati riparati con nastro adesivo; alcune miniature altre erano state coperte da pecette di carta poi tolte in modo approssimativo. Fra gli altri problemi, uno dei più urgenti era l’instabilità degli inchiostri, che ha richiesto il consolidamento di ogni singola lettera vergata», spiega Ghia.

Per gli interventi di restauro è stato utilizzato anche il nanocollagene messo a punto dai laboratori dell’Icrcpal, in collaborazione col Dipartimento di chimica dell’Università Tor Vergata di Roma, adoperato per consolidare il cuoio.

Il gruppo di lavoro ha affrontato «un incredibile viaggio» alla scoperta dei volumi siriani di cui mai si era occupato in precedenza. Sono stati interpellati gli esperti della Biblioteca Apostolica Vaticana Delio Proverbio e Adrien de Fouchier e Paolo Lucca dell’Università Cà Foscari di Venezia, i quali hanno permesso di circoscrivere la datazione del volume fra il XIV e il XV secolo.

È una storia che va ben oltre l’impegno di mantenere in “vita” un volume, perché la cultura è nelle radici di una comunità. «E quando il vescovo Semaan, a Roma, ha potuto riavere tra le mani l’antico messale fresco di restauro si è commosso», conclude Ghia.

Il papa

Ora potrebbe esserci l’ultima bella pagina della storia: «Attraverso il cardinale Pietro Parolini - dice ancora Ghia - abbiamo inviato una lettera a papa Francesco, perché sia lui a riconsegnare il volume al vescovo di Qaraqosh».
«Abbiamo avviato nel 2014 in Iraq l’operazione “Non lasciamoli solì” – chiude il presidente di Focsiv, Gianfranco Cattai –, per valorizzare cultura, valori e fedi. All’epoca il ministro Franceschini si impegnò personalmente per l’arrivo in Italia del libro. Ci fa piacere sapere che proprio lui lo vedrà tornare a Qaraqosh, quando la chiesa sarà riaperta in una cerimonia». —

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