Due palazzi maestosi e semplici. Il marchese Filippo d’Este «gran suocero» amico del Tasso

Nacque in città nel 1537 poi si spostò nel Reggiano e nel Modenese. Tornò e visse in corso Giovecca

Il marchese Filippo d’Este nacque a Ferrara nel 1537. E a Ferrara morì. Lo sappiamo da un testimone diretto della realtà dei fatti, Giovanni Battista Aleotti detto l’Argenta, grande architetto, ingegnere e progettista di edifici e giardini. Per leggere questa fondamentale testimonianza sulla dipartita di Filippo, che è di grande importanza perché finora non vi era un dato preciso su questo, bisogna leggere un libro di Gregor Scherf, Giovanni Battista Aleotti (1546-1636). “Architetto Mathematico” der Este und der Päpste in Ferrara, (Marburg, Tactum Verlag, 1998, p. 125 nota 7).

Scrive Aleotti, in un documento, che egli stava preparando «tribune ovvero pavaglioni che dissegnava lo Eccellentissimo Signore Don Filippo d’Este di fare a Campo Gaiano (Campogalliano nel Modenese) nel suo giardino un mese inanti che morisse. Il quale mancò Domenica adi 13 Decembre 1592 in Ferrara, su la Giuvecha nella casa degli Angosciuoli. Signore d’animo nobilissimo anci reggio che dio volesse che a Ferrara ne fosse restato almeno uno tale di Casa Estense. Lo so io Gio. Batt. Aleotti d’Argenta che lo praticai et lo conobbi». Amaro l’Argenta, che non vede restare nel casato altri membri di regale livello, quale era il defunto.



RELAZIONI
Filippo era figlio di Sigismondo II d’Este e Giustina Trivulzio, e discendeva dalla linea legittima del casato, quella derivata da Sigismondo I, figlio legittimo di Nicolò III d’Este e dalla moglie Ricciarda di Saluzzo. Sigismondo I e il duca Ercole I d’Este erano i soli figli nati da un matrimonio del marchese di Ferrara. Ed Ercole si chiamò anche il figlio di Sigismondo I – nato dalla relazione con una Cecilia Rachesi e non dalla sua sposa, la misteriosa Pizzocara – che impalmò Angela Sforza. Da questo connubio nacque Sigismondo II. Finalmente giunse Filippo, come detto. Filippo viveva per lo più nelle sue terre reggiane, in specie a San Martino in Rio, o nel Modenese, dove possedeva vari feudi. A Ferrara, almeno nei suoi ultimi anni, abitava in un palazzo dei nobili Anguissola.

MAESTOSI E SEMPLICI
Il Palazzo, o meglio i palazzi forse uniti in quel periodo, corrispondono al 95 e al 105 di corso Giovecca. Non hanno nome univoco e sono pochissimo studiati. Tornano nelle loro storie alcuni cognomi ripetuti, spiccano tra i tanti Zavaglia e Zanardi, di volta in volta proprietari: nelle piante settecentesche del Bolzoni i due edifici hanno lo stesso numero, il 199. Maestosi, ma semplici nelle linee, disadorni. Almeno oggi, un tempo, chissà. Ma il luogo è quello giusto per inquadrare il misconosciuto marchese Filippo d’Este, che lì visse. Districarsi tra le foreste genealogiche è arduo, anche non occupandosi che del ramo principale, escludendo illegittimi, cadetti e figlie. A Ferrara si stava stretti fra tanti parenti. Si sapeva che il duca Alfonso II non poteva avere figli, e nei fatti Filippo avrebbe potuto ambire al trono estense, perché Sigismondo I era legittimo, non un bastardo legittimato come gli Estensi del ramo di Montecchio, che disgraziatamente si decise di preferire, precludendo il trono a Filippo in favore del debole Cesare d’Este quale futuro duca. Per rafforzare la sua traballante posizione nella casata, a Filippo riuscì nel 1570 di sposare Maria di Savoia, figlia naturale di Emanuele Filiberto di Savoia “Testa di Ferro”. Ebbero numerosa discendenza.

Questo «gran suocero», come scrisse Tasso in un sonetto dedicato a Filippo, del quale era buon amico, spostò gran parte degli interessi del giovane uomo verso il Piemonte. I rapporti tra Savoia ed Este erano discreti, essendo entrambi filofrancesi, più ricchi i ferraresi ai quali da Torino si chiedevano prestiti. Le rispettive diplomazie muovevano le pedine della scacchiera dei rapporti politici con avvedutezza. Tuttavia il marchese non mollava l’osso, Ferrara era sempre Ferrara. Filippo si fece onore, la sua vita fu di alto profilo.

LA SCOPERTA
Nel 2017 è uscito presso Silvana Editoriale un libro che approfondisce la sua figura, scritto da Roberto Severi, dal titolo San Martino in Rio. La Collegiata e la facciata del Piermarini. Si trova quasi sempre in letteratura che Filippo sarebbe morto a San Martino in Rio, nel 1592. Non fu così, come abbiamo visto, i suoi occhi si chiusero nella stessa città dove li aveva aperti per la prima volta. Il decesso di Filippo lasciava campo libero a Cesare d’Este. E la parola fine si adombrava già sulla dinastia estense in Ferrara. Per colmo del destino, il cardinale Pietro Aldobrandini, uno dei protagonisti del nuovo potere papale a Ferrara e supervisore alla Devoluzione, una volta messo piede nella capitale del ducato avrebbe preso alloggio proprio nel Palazzo Anguissola sulla Giovecca, supremo sfregio agli Estensi tutti e alla loro gloria infranta. La tomba di Filippo nella Collegiata di San Martino in Rio, narra Severi, è stata eliminata nel XVIII secolo e «ossa, ceneri e lamine di piombo» degli Estensi locali sono confluiti in un unico modesto sepolcreto che reca una banale lapide datata 1772.—

(3 - continua)

Micaela Torboli

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI