Commedia dell’arte viva Il mito Pulcinella in scena «Lì dentro ci siamo noi»

Martedì sera il primo appuntamento di danza del Teatro Comunale La coreografa Benetti: tutti ci ritroviamo in questo personaggio  

l’intervista



Pulcinella era maschio o femmina? È un personaggio legato unicamente alla Commedia dell’arte e alla tradizione napoletana o è ancora dentro e attorno a noi? Le risposte si potranno trovare martedì alle 21 sul palco del Teatro Comunale Abbado di Ferrara (corso Martiri della Libertà, 5) quando andrà in scena Pulcinella, uno di noi. Lo spettacolo si avvale della scrittura drammaturgica di Andrea di Bari, della direzione artistica di Cristina Bozzolini e della coreografia di Arianna Benetti. In scena con lei undici danzatori under 21 del Nuovo Balletto di Toscana che si esibiranno sulle note di Igor Stravinsky, con interpolazioni di brani di Giovan Battista Pergolesi. In attesa della pièce, che aprirà fra l’altro la stagione di danza, è proprio la coreografa a parlare di un Pulcinella beffardo, moderno e immortale.

Benetti, chi è Pulcinella?

«Siamo noi. Ho cominciato questo percorso con un viaggio nella Commedia dell’arte, volevo conoscere le radici di questo personaggio anche se il mio è un Pulcinella contemporaneo. Pulcinella, uno di noinon è solo il titolo dello spettacolo ma è anche il concetto sta dietro e dentro il lavoro».

In che senso “concetto”?

«Pulcinella oggi è più vivo che mai e, durante la creazione dello spettacolo, mi sono tanto rivista in questo personaggio. Pulcinella è ironico, buffo, melanconico e misterioso. Gli piace mangiare, bere, gli piace la vita e indossa una maschera. Quante volte siamo costretti a indossarla per sforzarci di sorridere alla vita?».

Pulcinella è maschio o femmina?

«Pulcinella può essere sia uomo sia donna. E qui effettivamente è entrambi. A dir la verità non sappiamo con precisione se in passato ad interpretare Pulcinella fosse sempre una figura maschile, dietro la maschera poteva esserci anche una donna».

Secondo lei per quanto si parlerà ancora di questa maschera?

«All’infinito, la Commedia dell’arte parlerà sempre di noi. Ci saranno cambiamenti, passeranno gli anni, le situazioni e le percezioni delle persone ma rimarremo sempre un po’ Pulcinella».

Che lavoro ha fatto sui danzatori?

«Molti dei ballerini in scena hanno già lavorato con me e conoscono bene il mio approccio. C’è stata tanta interazione - spiega Benetti -, tanto dialogo e confronto tra me e loro durante la costruzione dello spettacolo. In certi casi ho lasciato ai ballerini la libertà di improvvisare, seguire il proprio istinto, lasciarsi andare e di esprimere il proprio io. Da qui sono nate anche cose interessanti che abbiamo mantenuto».

Come descriverebbe lo spettacolo?

«È uno spettacolo complesso, forte, astratto e, a detta di qualcuno, anche elegante. Non è stato facile far dialogare un personaggio che arriva dalla tradizione napoletana con le musiche di Stravinskij e Pergolesi. L’idea di affiancare i due mondi è di un mio amico che conosce bene il mio linguaggio e che mi ha invitato a perseguire questa direzione».

Cos’è per lei la danza?

«Pane quotidiano. È la mia vita. Sono molto istintiva, la danza per me è liberatoria. Attraverso la danza faccio un’analisi della mia vita. Sul palco, in scena e durante lo studio mi sento a casa».

Ha già in cantiere un nuovo spettacolo?

«Sì, il 24 gennaio debutterò al teatro Verdi di Pisa con il Don Giovanni di Mozart. Sono particolarmente entusiasta di questo progetto - conclude -, perché è tutto al femminile. La regia è di Cristina Pezzoli, la coreografia è mia e Erina Yashima dirige l’orchestra».

Info: 0532.202675. —



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