Il tortellino senza carne di maiale a Ferrara è stato anche premiato

Dopo il caso scoppiato a Bologna ecco uscire la vicenda di una coppia ferrarese-pakistana. I due realizzano dal 2001 il “tortellino musulmano”: nel 2017 il figlio ha vinto il premio Habitat 

La curiosità. Capita spesso che le polemiche più aspre – tra amici, famigliari o colleghi – non si consumino su questioni politiche, religiose o calcistiche, bensì sulla fedeltà o meno di un piatto alla ricetta tradizionale. Facili possono essere in alcuni casi le accuse di “eterodossia” in un ambito così essenziale per l’anima degli italiani; si pensi solo ai drammi che si consumano riguardo alla preparazione degli spaghetti alla carbonara. Caso diverso è quando la polemica diventa feroce, non perché una pietanza del territorio viene definitivamente stravolta, bensì perché si dà spazio ad una parziale e momentanea eccezione in nome di un valore più importante: l’accoglienza dell’altro, l’incontro col diverso.

Il dibattito. Questo è quello che è accaduto a fine settembre a Bologna, quando per giorni si è discusso del “tortellino dell’accoglienza”, proposto da Comune, Diocesi ed Associazione Sfogline in occasione della Festa del patrono, San Petronio. È stato proposto come alternativa, accanto al turtlén tradizionale, a chi, ebreo o musulmano, per cultura, abitudine o tradizione, sceglie di non mangiare carne di maiale. Numerose le strumentalizzazioni politiche, in particolare dai rappresentanti della Lega, in primis Matteo Salvini poi la candidata alla presidenza della Regione Emilia Romagna, Lucia Borgonzoni, con intervento di chef in risposta (su tutti Rubio) e la replica molto più pacata della stessa Diocesi, nella quale veniva spiegato come da tempo vi siano ricette alternative per i tortellini, ad esempio quelli con ripieno di piccione, quelli vegetariani o quelli primaverili, ricchi di verdure.


A Ferrara. Ma questa disputa ha provocato perlopiù indifferenza o stupore. Anche perché superando il Reno questa del tortellino (da noi cappelletto) senza il tradizionale ripieno di maiale non è una novità.

Infatti, a Ferrara c’è l’esempio della famiglia composta da Elena, cattolica e ferrarese doc, Ullah, pakistano e musulmano e dai loro figli adolescenti, Haroon e Sagid. Una famiglia abituata dal 2001 a gustarsi nelle feste natalizie il “cappelletto musulmano”, come loro stessi lo hanno battezzato. Essendo a conoscenza delle usanze del suo Paese d’origine, la nonna e la prozia materne di Haroon e Sagid, con il pacifico consenso di tutta la famiglia, nei lauti pasti natalizi “alleggeriscono” il batù della carne suina.

Una normale “innovazione”, premiata anche pubblicamente nel 2017, senza che la questione sollevasse alcuna polemica: Haroon, allora 12enne e frequentante il secondo anno dell’Istituto comprensivo “Dante Alighieri”, insieme alla propria classe ha partecipato all’annuale concorso “Habitat” indetto dall’istituto, nel quale gli studenti sono invitati – attraverso diverse forme artistiche – a riflettere, partendo dalla traccia “C’era una volta... e c’è ancora”, sul valore delle tradizioni. Haroon decide di realizzare un video di quasi tre minuti nel quale, mentre nella prima parte illustra alcuni luoghi e piatti tipici della sua duplice identità – quella ferrarese e quella pakistana –, nella seconda spiega la genesi e la realizzazione del “cappelletto musulmano”.

Nella cerimonia di premiazione, svoltasi il 10 maggio al Teatro Comunale, Haroon non solo vince il secondo premio (ex aequo con altri) ma anche un premio speciale, che la giuria gli ha assegnato all’unanimità per l’originalità del video. “Questi due mondi sembrano inconciliabili, vero? ”, spiega lui stesso all’inizio del filmato, concludendo con ironia: “Non esiste differenza culturale che riesca a fermare nonne e zie emiliane! ”.

E anche molti richiedenti asilo seguiti da Camelot imparano a fare i tortellini con ripieno di pollo. Anche questo alla fine è un modo per fare integrazione, no? —

Andrea Musacci

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