Bradamante, una vita nell’ombra. La palazzina in Giovecca dedicata a sua sorella Marfisa

Torquato Tasso nei suoi versi la descrisse come “la real donna candida e pura in vesti oscure”

La Palazzina di corso Giovecca 170, che il marchese Francesco d’Este fece erigere nel 1559, è ornata all’interno dai ritratti ad affresco delle sue due amate bambine, le figlie Marfisa e Bradamante. Sono modeste ma importanti le opere attribuite a Camillo Filippi, pittore, padre del più celebre Bastianino, ma lo stesso figlio o il fratello di quest’ultimo, Cesare, erano in età di poter eseguire i due ingenui ritratti.

NIPOTE DI LUCREZIA


Bradamante, una vita in ombra; Marfisa riluce, la Palazzina porta il suo nome, anche se l’incertezza sulla sua data di nascita lascia un certo margine riguardo quale delle due principesse fosse la primogenita. Non si sa neppure il nome della loro madre, sempre che siano nate dalla medesima amante di Francesco o da due donne diverse. Nei documenti di legittimazione del 1573 da parte di papa Gregorio XIII si parla semplicemente di nascite da “donna soluta”, era cioè slegata da patti matrimoniali, sempre che sia la verità. Si è fatto talora il nome per questa madre misteriosa: l’avvenente Diana Trotti, che con il duca Ercole II aveva generato due figli naturali, Cesare e Lucrezia, ma sembra improbabile. Una sua tresca con Francesco? Mai dire mai. Si parla a volte anche di una terza figlia di Francesco d’Este, nata anch’essa da una relazione segreta, e avrebbe avuto nome Isabella. Dalla moglie, Maria di Cardona, Francesco non ebbe discendenti. Una ardente aura di passionalità e alcune leggende romantiche circondano Marfisa. Del resto, Lucrezia Borgia era sua nonna. Bradamante, più quieta, non ha ancora acceso quanto Marfisa le menti creative, anni fa Marta Malagutti Domeneghetti le ha dedicato un romanzo, ma c’è poco altro.



CANTATA DAL TASSO
Pare che Marfisa fosse assai più bella di Bradamante, due madri diverse avrebbero potuto essere causa di queste differenze, chissà. Bradamante fu tuttavia cantata da Torquato Tasso come la sorella, seppure in minor misura. Bradamante gli apparve «la real donna del famoso padre, /candida e pura in vesti oscure ed adre» commossa per la morte del genitore (ma il lutto le si addice, e splende più di Iride ed Alba), tuttavia era sempre una «nobil guerriera» (Rime 568 e 868), infatti alla dama, nata intorno al 1550, venne imposto un nome di battesimo eroico, tratto dai poemi di Boiardo e Ariosto, come pure a Marfisa. La dorata infanzia delle bimbe trascorse nella bella Palazzina ricca di giardini, che si univano a quelli del Palazzo Diotisalvi del Follo, che conosciamo come Palazzo Bonacossi, a lungo in possesso del loro padre. Il suo feudo era Massalombarda, di cui portava il titolo di marchese. Una fitta nebbia ferrarese avvolge gli anni verdi delle sorelle estensi. Bradamante convolò prima di Marfisa, fatto inconsueto se valutato secondo le regole del tempo che prevedevano che iniziasse la maggiore, ma fa anche supporre che magari questo sia avvenuto perché era Bradamante la maggiore, o forse erano gemelle, idea azzardata ma non inverosimile. La differenza di età tra le due, comunque, era minima.

TRADIMENTI
Nel 1576 Bradamante sposò un uomo vicino al cugino cardinal Luigi d’Este, un militare e cortigiano, Ercole Bevilacqua. La dote di Bradamante fu doviziosa e comprendeva tra l’altro le tenute dette “Arioste” tra Bagnolo Po e Trecenta: un tempo appartenute agli Ariosto, erano state loro sottratte senza scrupoli dalla Camera Ducale, con immensa amarezza di Ludovico, che colpì con i suoi strali poetici il giudice Alfonsino Trotti, da tempo suo nemico e che giudicò sul contenzioso subito aperto sul caso. Alla morte di Ariosto i suoi congiunti non erano ancora riusciti a riottenere le proprietà, che persero del tutto, e andò anni dopo a Bradamante. Con Bevilacqua la principessa generò almeno dodici figli. Tuttavia Ercole la tradiva, e s’incapricciò della bellissima Anna Guarini dalla voce d’angelo, pare non corrisposto. Anna era sposata proprio con un Trotti, che Ercole voleva avvelenare, così come progettava di fare a Bradamante: Alfonso II lo seppe, e lo esiliò da Ferrara. Il marito di Anna credette alle corna, ma promise al sovrano di non vendicarsi.

TRAME FAMILIARI

Morto il duca il 27 ottobre 1597, Trotti si sentì libero di uccidere la povera Anna, nel Castello di Zenzalino, il 3 maggio 1598. Del resto, già suo padre aveva assassinato allo stesso modo sua madre, per gelosia e malinteso senso dell’onore. Bradamante non si ricongiunse mai a Bevilacqua, che forse avrebbe voluto perdonare. Dopo la Devoluzione lei seguì saltuariamente la corte a Modena e vi soggiornava spesso, come a Bologna. Marfisa rimase nella propria magione ferrarese fino alla morte, nel 1608. Più longeva Bradamante, che le sopravvisse, forse fino al 1624: il suo luogo di sepoltura è discusso, pare sia morta a Modena ma i suoi resti non riposano con certezza nella locale chiesa di san Vincenzo, insieme agli altri membri della casata estense di quel periodo. —

(6-continua)

Micaela Torboli

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