Orazio, poeta sulle orme di Ariosto Componeva versi per suor Camilla

L’autore, dal palazzo di via Fondobanchetto, scriveva sonetti per la sorellastra della monaca di Monza

Via Fondobanchetto 43, un indirizzo che forse non dice molto. Vi sorge un palazzo tipicamente ferrarese, il Pompili-Ariosto. Definizione fuorviante, che prende spunto dalle nozze del 1713 tra Biagio Pompili e Dorotea Ariosto, che vi abitava. Ma la storia è più antica. Sorto nel XIV secolo nella zona primigenia di Ferrara, il suo stato attuale confonde le idee. Si compone di elementi coagulanti in un insieme disarmonico e privo di punte d’interesse.

TESI DI LAUREA

È stato oggetto della tesi di laurea in architettura di Grazia Crespi e Elisa di Crescenzo (a. a. 2007-8) in cui si leggono i nomi dei mitici Salinguerra-Torelli quali dominatori dell’area, ove sorgevano molte loro case, dei Marinetti e dei Costabili alle sue origini, fu poi di proprietà Todeschi. Fino al 1554, quando compare tra i beni di Giulio Ariosto, nato da Gabriele, fratello di Ludovico.



POESIE FALLIMENTARI
Gabriele fu colpito da paralisi in età giovanile: malgrado la sua infermità ebbe una vita amorosa. Concentriamo l’attenzione sul figlio di Giulio, Orazio (1555-1593). Uno che di nome di chiama Orazio, e di cognome Ariosto, cos’altro poteva desiderare nella vita se nono poetare? E così fece. Con esiti fallimentari. Le sue insulse opere, per lo più rimaste inedite per secoli, sono state studiate da pochi coraggiosi esegeti: tragedie, poesie, commenti e critiche delle opere di Ludovico suo defunto gran prozio. Ma poi apparve al suo orizzonte un altro gran gitante, Torquato Tasso. Vivente, eccome.

L’AMICIZIA COL TASSO
Non potendo eguagliarlo, gli si affiancò. Una profonda amicizia macchiata da frequenti e misteriosi disaccordi, che fu forse al centro di una presunta scottante relazione sessuale, di cui sono ancora da approfondire i reali contorni, dato il testardo rifiuto degli esperti ad accettare la possibilità che tra i due ci fosse qualcosa di più di una sovrumana amicizia platonica in cui forse si sublimavano pulsioni inconfessabili o nascoste. Ma questa è un’altra storia. Orazio, Canonico Custode della cattedrale di Ferrara ma non prete, era un uomo fatale. Di lui si innamorò anche la donna più bella del ducato, Lucrezia Pio di Savoia, monaca in San Bernardino di Ferrara con il nome di suor Camilla. Sorellastra della monaca di Monza.

PROMESSI SPOSI
La storia è questa: Virginia Marino, straricca ereditiera (Palazzo Marino a Milano, ora sede del Comune, era casa sua), ebbe sei figli dal marito Ercole Pio di Savoia, tra cui la piccola Lucrezia. Rimasta vedova nel 1571, si liberò dei bambini lasciandoli alla suocera ferrarese, Lucrezia Roverella, per accasarsi con Martino de Leyva y de la Cueva-Cabrera, conte di Monza.

La figlia della nuova coppia, Marianna, rimasta orfana di madre nel 1576, sarà destinata ancor bambina al convento, con il nome di suor Virginia Maria, ovvero la peccaminosa Monaca di Monza, che Manzoni chiamò Gertrude nel Promessi sposi. La sua passione per un amante alla cui corte sventuratamente rispose, va in parallelo con quella nutrita dalla sorellastra suor Camilla per Orazio Ariosto. Questa toccante vicenda di Monza è, anzi, qualcosa di delicato e malinconico.

SOGNI E SCRITTI
Si tratta di una storia inedita e di cui poco si conosce ancora. Suor Camilla, però, doveva aver ceduto a più materiali appetiti. È noto che Alessandro d’Este - che divenne cardinale nel 1599 - aveva perso la testa per lei, e si recava dall’amata usando una scala per entrare nell’orto del convento. Ma con Orazio tutto fu più sfumato. Preso dalle sue scadenti e seriose attività letterarie, Orazio, nella casa della contrada di San Martino (così Fondobanchetto era detta al tempo, per via dell’antica chiesa), sognava e scriveva sonetti per suor Camilla, che ricambiava e vibrava. Niente di carnale, solo fantasie e rimpianti. Orazio riposa in una tomba monumentale che si trova nella chiesa di San Giorgio: è ornata da un busto, che non rende giustizia al suo fascino in vita. —

(7 - continua)

Micaela Torboli

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