Palazzo Superbi in via Muzzina. Roccaforte del soldato che fece innamorare Lucente

L’uomo riuscì a sedurre la concubina di Vicino poi si chiuse nell’edificio per sfuggire all’ira del nemico

Lucente. Di lei resta solo il nome. Una donna forse non ferrarese, dato che le bimbe chiamate Lucente appaiono negli elenchi battesimali quasi solo a Firenze, tra 1282 e 1532. La sua storia si lega ad una strada di Ferrara, via Muzzina. Breve, costeggia l’antica chiesa di San Nicolò. Muzzina non deriverebbe da una famiglia Muzzini, come proposto talora, ma da un antico etimo che rimanda al concetto di paludoso, stantii acquitrini nella zona ancora in epoca medievale.

IL MILITE IGNOTO


Nel 1484 Lucente vive a Ferrara, è amante di un condottiero, il capitano «segnore Vicino», così lo chiama il cronista Girolamo Ferrarini, autore di un Memoriale estense (1476-1479) che gode di una pubblicazione moderna a cura di Primo Griguolo (Rovigo 2006). Chi sia questo militare non viene specificato, neanche nelle note al testo. Si hanno almeno due possibilità. La prima è che si trattasse di Pallavicino Pallavicini, marchese di Busseto, nato nel 1426 e che morirà tra 1485 o l’anno seguente. La seconda, più probabile, è che Vicino fosse Pierfrancesco I Orsini, marchese della Penna, detto appunto Vicino. Della celebre schiatta romana, ramo di Mugnano, e vissuto fino al 1504.



AMORE FOLLE

Ferrarini narra che Vicino era giunto a Ferrara in aiuto al duca che era in guerra contro Venezia, inviato dal Re di Napoli, Ferrante d’Aragona, suocero di Ercole I: sappiamo che Orsini, spietato, deciso, energico, era al tempo a capo di parte degli eserciti aragonesi ed era spesso a Ferrara al seguito dei principi partenopei. Vicino porta con sé la sua «cumcubina», Lucente. Dovendosi spostare al fronte, «ala Massa verso Codegoro», per combattere, Vicino lascia Lucente da sola, a parte una compagna, «in la corte ducale dal lato de la camera dove habitava Pollo Antonio Trotto in lo cortile ducale». Insomma una sistemazione lussuosa, accanto all’appartamento di palazzo del conte Paolo Antonio Trotti, ministro e viceduca, come era detto per le sue alte mansioni. Ma Lucente s’annoia, e quando il giovane Superbo de’ Superbi la avvicina, se ne innamora perdutamente. Anche lui è militare, oltre che ricco, e nobile. Lucente non si nasconde, tutti sanno che «pareva venire mata se insieme con lui non se basava et abrazava». È il mese di maggio. Così Superbo, appreso quanto lei va sbandierando, non si tira indietro e se la gode di giorno e di notte. Ma la cosa non sfugge a certo Altobello, uomo degli Aragona, che entra nella stanza degli amanti accompagnato da un “creato” della duchessa Eleonora, Francesco da Ortona Mare. I due pretendono che Superbo sposi Lucente, per far tacere lo scandalo. Il giovane ferrarese non ha alcuna intenzione di accettare, prende tempo e riesce a tornare a casa sua. Si sa che i Superbi, alla fine del XVI secolo, possedevano due edifici in via Muzzina, detta anche “Strada Dritta a San Nicolò”, un palazzo ed una casa grande, pare il n. 8 e il n. 10, ma ancora non vi è certezza sulle proprietà Superbi al tempo di Superbo. Quella proposta è una collocazione presunta ma non improbabile. La tresca viene alle orecchie di Vicino, che imputa all’orefice di corte, Pietro di Amadio, il ruolo di ruffiano tra Lucente e Superbo.

REGOLAMENTO DI CONTI

Pietro, che ha bottega sotto i portici di Palazzo Ducale, è il figlio di uno dei più abili maestri orafi del Rinascimento, Amadio Riva da Milano. Per una colpa forse non sua, Pietro viene ucciso seduta stante dai soldati di Vicino. Poi Lucente è condotta alla Massa, dove si trova, oltre all’irato Vicino, il fratello di lei: lo si costringe a strangolarla. «Et se suo fratello non lo havesse facto, lui seria stà morto». Non pago, Vicino sguinzaglia i suoi sicari per togliere la vita a Superbo. Ma il ferrarese si tappa nel suo palazzo, armato fino ai denti, e non ne esce mai. Certo Vicino è un favorito dei duchi, e Superbo lo sa, ne teme vieppiù la vendetta e intanto piange la sorte di Lucente, pieno di rimorsi. Ferrarini registra il suo dolore, dopo avergli fatto visita insieme ad un amico, Girolamo Cestarelli, anche lui di famiglia in vista. Tutta questa pena serva di lezione, scrive nel diario, «pilgiati exempio, o voi, che amor seguiti». Superbo scamperà alla furia di Vicino. Certo dopo la tregua del luglio 1484, e la seguente fine della guerra, Vicino aveva lasciato Ferrara.

VITA BURRASCOSA

Superbo non ebbe più bisogno di restare asserragliato nel suo palazzo, magari non lussuoso ma sicuro come una fortezza. Ferrarini narra che nel 1487 il ferrarese seguì in Ungheria Ippolito I d’Este, nominato a otto anni arcivescovo di Strigonia (Esztergom). Le Croniche del Caleffini riportano al 12 febbraio 1492 una bravata violenta di Superbo. Lo storico Frizzi ricorda che ancora nel 1510 Superbo era bene inserito a corte, e attivo in una ulteriore vicenda bellica. Fu sepolto come i suoi nella chiesa di Santa Maria dei Servi presso Castel Tedaldo, abbattuta nel 1634 per far largo alla Fortezza, da non confondere con l’omonimo tempio posteriore, sito in altra zona. —

(9-continua)

Micaela Torboli