La storia passa per corso Giovecca. Palazzo Romei Agnoletti rinato dopo il restauro negli anni 2000

L’immobile nel 1800 fu acquistato da un notaio e oggi è sede della stazione carabinieri

Casa Romei è la nobile dimora di via Savonarola, Palazzo Romei invece sta su corso della Giovecca n. 110, all’angolo di via Romei, ed è noto come Romei Agnoletti, sede del Comando della Stazione di Ferrara dell’Arma dei carabinieri. Agnoletti perché nell’Ottocento il notaio Giuseppe Agnoletti acquistò l’edificio dagli eredi Romei. Al piano nobile restano solo modeste decorazioni artistiche volute dagli Agnoletti, mentre delle pitture a fresco precedenti rimangono lacerti.

IL RESTAURO


Negli anni 2000 un complesso restauro (descritto in un libro a cura di Costanza Cavicchi e Francesca Pozzi) ha risollevato questo importante edificio ferrarese dal cattivo stato in cui versava. Mostra un grande portale su Giovecca, e un piccolo uscio su via Romei, strada che prende il nome proprio dalla casata che fece erigere la dimora, cui appartenne per secoli. Non sono noti documenti che precedano il 1521, ma esso rimanda comunque alla proprietà di Alfonso Romei seniore. Allora i Romei non possedevano più la Casa famosa, lasciata in eredità alle suore del vicino monastero del Corpus Domini dal potente Giovanni Romei, marito di Polissena d’Este. Così, chi restava scelse una felice posizione urbana per la propria abitazione principale, la splendida Giovecca.

SAGA FAMILIARE

Ercole ed Annibale Romei, figli di Alfonso, si spartirono i beni di famiglia nel 1572, dopo la morte dei genitori. Ad Ercole rimase il palazzo della Giovecca. Annibale ebbe soprattutto i beni fuori Ferrara, e, malgrado fosse cresciuto in Giovecca, dovette cambiare casa. Abitò poi in via Pergolato o in via Sogari, ancora non è chiaro date le tante proprietà della numerosa famiglia.

È il membro più interessante tra i Romei, ancorché oggi poco noto. Lo studio migliore su di lui risale al 1990, a firma di Stefano Prandi. Conte di Bergantino, nobile ma non nobilissimo, senza un ruolo preciso a corte (quindi niente salario fisso), Annibale ebbe per madre Marietta Strozzi, del ramo della famiglia fiorentina trapiantato a Ferrara. Marietta convolò a nozze con Alfonso Romei ed ebbero, oltre ai due maschi, una femmina, Eleonora. La data di nascita di Annibale non è certa, forse avvenne tra 1525 e 1530. Dalle fecondissime nozze di Annibale con Giulia Giglioli, celebrate nel 1562, nacquero una decina di figli, alcuni dei quali dati alla luce in Giovecca.

Far parte del Consiglio dei XII Savi ed essere Riformatore dello Studio, poi incaricato di missioni diplomatiche, non lo soddisfaceva. Di lui restano soprattutto due punti forti. Il primo è il suo ruolo in uno dei dialoghi di Tasso, Il Romeo, overo del Giuoco, il cui titolo definitivo è peròIl Gonzaga secondo.

LA CONSOLAZIONE

La prima versione del 1581, che ha Romei in risalto, venne variata perché Tasso inserì nel dialogo anche i pareri di Giulio Cesare Gonzaga, fratello del cardinale Scipione, amicissimo del poeta. E di lignaggio ben più importante, rispetto a Romei. Annibale era uno scacchista prodigioso. Sfidava anche la principessa Eleonora d’Este, in lunghe partite. Certo, ma non faceva parte di una casa regnante come un Gonzaga, quindi si trovò retrocesso da Torquato, sempre alla ricerca di appoggi potenti e lusingatore di professione. Annibale si consolò di questo episodio con la scrittura. Studiando i terremoti, vissuti di persona nel 1570, le maree, la Via Lattea. Emergerà però con i Discorsi(Venezia, Ziletti, 1585, poi la versione definitiva uscì a Ferrara, l’anno seguente, per Vittorio Baldini), un libro di successo, con ristampe, tradotto anche in francese (1595) e inglese (1598). È la tipica atmosfera cortigiana a permeare questa vera e propria guida agli usi della società aristocratica dell’ultima stagione estense, nei campi più disparati di usi e costumi nonché comportamenti, gusti e mentalità.

CITATO DA MANZONI

Non per nulla Alessandro Manzoni, nel descrivere la biblioteca di don Ferrante, l’erudito più pedante dei

Promessi Sposi, pone sui suoi stracarichi scaffali una copia del volume di Romei. Perché don Ferrante si sente un professore della «scienza cavalleresca» e Romei proprio di quello si era occupato. Uno scrittore affine a Romei, che Manzoni cita ancora tra i preferiti di don Ferrante, frequentò Ferrara. È Girolamo Muzio (1496-1576), di Padova ma chiamato Giustinopolitano perché il padre era di Capodistria, detta anche Giustinopoli. Muzio, quasi dimenticato, fu tra i maestri del giovane Tasso. Intorno al 1535 risiedette a Ferrara, dove Ercole II d’Este si compiaceva dei suoi fioriti ragionamenti. Come Romei, Muzio era esperto di una materia scottante, il duello, e di conseguenza del senso dell’onore, il crinale sottilissimo sul quale si muovevano i gentiluomini affinché il loro nome fosse sempre immacolato. Annibale morì nel 1590 (la data di nascita non è certa, forse tra 1525 e 1530) e riposò nella tomba di famiglia, in San Francesco. Oggi chiunque può leggere i pensieri di Romei sui suoi temi prediletti: i Discorsi sono disponibili on line. —

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Micaela Torboli