Sant’Agnese esempio di purezza, voluta dall’abate di Pomposa come residenza del clero in città

Al suo fianco c’è Sant’Agnesina. Sconsacrata da secoli, un tempo fu casa d’accoglienza per orfane

Due chiese piccine, due storie diverse, nomi simili, collocazioni assai prossime. La prima è la medievale Sant’Agnese del XII secolo, la seconda e quasi coeva (ma “truccata” da edificio barocco nel ’700) vien detta Sant’Agnesina. Entrambe in via delle Scienze, un tempo detta proprio di Sant’Agnese oppure Spronello, nomenclatura in parte così rimasta: allude forse ad una sporgenza del terreno, uno sprone ovvero sperone, più alto rispetto al livello delle aree circostanti. Vicino venne costruita una porta urbica omonima, che con un ponte dava sul fiume che passava più a ridosso alla città di ora. Venne soppressa nel ’400 per far posto a Castel Nuovo, anch’esso perduto.

PROSTITUZIONE


Il vicino Palazzo Paradiso fin dal Trecento nobilitava l’arteria, così come altri edifici come la casa di Princivalle Ariosto nella vicina via Carbone, strada angolare a Sant’Agnese. Insieme a tanto prestigio, per secoli nella zona gravitarono numerosi bordelli, ad esempio si trovavano in via Romiti detta Bordelletto, e in via della Lupa, che infatti rimanda al romano lupanare che ospitava le lupe, ovvero le meretrici. L’argomento della prostituzione nella Ferrara estense è stato indagato da alcune studiose americane, come Diane Yvonne Ghirardo e Deanna Shemek, che hanno fatto meglio capire quale fosse il profilo del fenomeno ed il suo impatto urbano. Lì la presenza dei bordelli doveva essere tanto antica, da giustificare la dedicazione della chiesa a Sant’Agnese. C’è un legame.

ORIGINI

Secondo Prudenzio, poeta spagnolo del IV secolo, la ragazzina vergine Agnese, martire cristiana al tempo delle persecuzioni dell’imperatore Diocleziano o di Valeriano, venne esposta per sfregio in un bordello, ma nessuno riuscì a toccarla, perché difesa da un intervento divino. Agnese, sempre raffigurata assieme ad un agnello, al quale la accomuna l’origine del nome di battesimo che allude alla purezza e alla castità, poteva essere un buon esempio per le ragazze che volevano lasciare una vita di peccato e redimersi. La chiesa aveva anche una sorta di monastero dove le pentite potevano rifugiarsi. Una istituzione simile esisteva anche a Venezia, quale Ospizio delle Agnesine a San Barnaba, e come il caso ferrarese, si trattava di un priorato, ma già trecentesco (mentre quello ferrarese risalirebbe al 1520): voluto da Angelo Condulmer, padre del futuro papa Eugenio IV, e si noti che la famiglia Condulmer aveva anche un ramo ferrarese. Secondo la tradizione, Sant’Agnese fu fatta erigere dall’Abate di Pomposa come casa canonica, residenza del clero in città. Nel 1711 il duca di Modena, Rinaldo d’Este, che era ancora decisivo per alcune istituzioni della perduta Ferrara, nominò priore di Sant’Agnese il sacerdote Ludovico Antonio Muratori. Tale rimase fino alla sua morte, nel 1750. Il priorato di potestà ferrarese era stato concesso al tempo di papa Alessandro VI Borgia al cardinale Ippolito I d’Este e permaneva in mano agli Estensi di Modena.

ANTICHE FONTI

Chiunque abbia approfondito la storia di Ferrara sa che Muratori, erudito di origine vignolese, è tuttora un pilastro degli studi estensi e anche di molto, ma molto altro. Una mente formidabile, sempre sui libri, anche se faceva una vita da poveretto e nelle biblioteche modenesi d’inverno faceva così freddo che doveva indossare una pelliccia d’orso per resistere: le sue dita non riuscivano più a tenere la penna, tanto erano gelate. A lui si deve la riscoperta di rare e antiche fonti storiche italiane, che pubblicò in decine di volumi fondamentali per gli studiosi. Non lo si ringrazierà mai abbastanza. Una epigrafe sul lato della nostra chiesa ricorda appunto il priorato muratoriano. Grazie a Muratori la bella chiesina gotica venne aggiustata.

ACCOGLIENZA

Sant’Agnesina, a fianco, sconsacrata ormai da secoli, era all’inizio un ospedale. Non è chiaro se il raddoppio delle dediche ad Agnese, avvenuto a Ferrara per definire le chiese vicine tra loro, abbia motivi speciali o alluda solo alle poi non diversissime misure dei due edifici. Esiste anche una Santa Agnesina da Montepulciano, ma è improbabile che la dedica sia per lei. Una volta portato in Sant’Anna l’ospedale, Sant’Agnesina divenne casa di accoglienza per orfane “che andavano raminghe per la città” dopo la peste del 1554. Fu ricostruita nel 1765 su progetto di Ignazio Fanani, che è noto solo per aver lasciato un disegno relativo al possibile completamento del campanile della Cattedrale, e per fortuna la cosa non si fece, perché il risultato sarebbe stato raggelante. Sant’Agnese ancora medievale sta così accanto una sorta di pseudo barocco spoglio, che, a parte il finestrone centrale mistilineo, non si adegua granché ai nuovi stili, mentre la prima resta un edificio delizioso, benché “sgarrupato”. Il suo interno è stato talmente rimaneggiato da diventare incomprensibile negli spazi; ben poco di interessante vi è rimasto anche se, purtroppo, non è mai stata un prezioso contenitore di tesori. —

(7 - continua)

Micaela Torboli