Ferrara, cameriere e impiegate si mettono a nudo: la fotografia diventa una sfida ai tabù

Non solo modelle, anche studentesse e casalinghe nei ritratti di Bertazza: «Sono opere d’arte, e le vendo online» 

FERRARA. Dietro l’obiettivo c’è lui, Paolo Bertazza, davanti ci sono loro: cameriere, bariste, studentesse, impiegate, personal trainer e fotomodelle. Quello che lui vuole da loro è spontaneità e coscienza di sé, quello che loro vogliono da lui sono foto belle, originali e vive. Bertazza, fotografo ferrarese, si dedica al nudo femminile dal 2008 ma è solo da un paio d’anni che ha acquisito gli strumenti e le conoscenze necessarie per fare di questa arte la sua occupazione principale. «L’ho sempre fatto come lavoro, portando avanti però contemporaneamente anche altri servizi e percorsi ma – racconta –, nel 2018, ho scelto di mollare tutto il resto e dedicarmi a tempo pieno a questa attività. Ora i sacrifici mi stanno ripagando: sono completamente assorbito dalla mia professione». Le ragazze e le donne che scelgono di farsi fotografare senza veli hanno tra i 18 e i 40 anni, svolgono mestieri disparati e sotto la pioggia dei flash si muovono con consapevole destrezza o, per dirla alla Battiato, con sintomatico mistero.

LA GRANDE SFIDA

Bertazza ha raccolto la scommessa con se stesso anche grazie ad Ariannys Di Silvestro, compagna di vita e di set, e si è lanciato a capofitto nel progetto. «Mi occupo di tutto, dalla pre-produzione alla post produzione. Prendo contatti con le modelle, o aspiranti tali, ci confrontiamo, scegliamo le location, preparo lo shooting, lavoro agli scatti, seleziono il materiale e metto in vendita le foto». È lui l’unico anello della sua filiera. Ma lo shooting è solo la punta dell’iceberg e, spesso, il mondo sommerso è più complesso di quello che si vede; o si crede di vedere. «La svolta decisiva, quella che mi ha fatto dire: “Ok facciamolo”, è stata la scoperta di Patreon, piattaforma internet che permette ai creatori di contenuti di realizzare il proprio servizio».

Gli scatti realizzati da Bertazza, in accordo con le modelle, finiscono in rete e sono acquistabili su piattaforme diverse tra cui Etsy; le tariffe variano a seconda dei lavori. «Non tutte le foto vengono messe in vendita, anzi, in commercio va solo una piccola parte», precisa il fotografo. Privacy e trasparenza sono alla base del rapporto: «Le ragazze sanno che le foto entreranno in commercio, a meno che non sia espressamente richiesto di non farle girare. Tante prendono uno shooting di nudo anche come un’avventura, un’esperienza, una prova con loro stesse. Quando è così e vogliono che la sfida resti privata – specifica – il materiale fotografico non va da nessuna parte, lo consegno a loro e stop».

LO SGUARDO

Set e location cambiano di continuo: cucine, camere da letto, strade, parchi, palestre, stanze d’hotel. Dipende da quello che si ha in mente, dal mood che si vuole dare al servizio. «Ogni ragazza è diversa e mette al centro la sua individualità e io – spiega – non mi impongo mai su di loro. Cerco di raccontare la personalità, l’erotismo e la sensualità senza mai perdere di vista l’obiettivo principale: fare arte».

VEDO NUDO

Se adesso, dopo oltre dieci anni di lavoro, si è fatto largo nel settore e ha creato il suo brand è solo perché ha continuato a studiare, perfezionarsi e a cercare. «La ricerca è fondamentale, sta alla base di tutto. La foto bella in quanto tale non mi interessa, negli scatti cerco la vita. Le mie modelle – racconta – sono di qualsiasi estrazione, provenienza e professione. Possono essere fotomodelle navigate ma anche inesperte, professioniste del settore o semplici curiose che vogliono avere per loro una serie di scatti diversi».

Ma per quanto possa essere apprezzata l’arte del nudo resta ancora, nonostante tutto, un tabù. Diffidenza e maldicenza sono piaghe con cui bisogna fare i conti più spesso di quanto si vorrebbe e spesso bisogna essere forti e testardi per andare avanti. «Le modelle possono essere prese di mira, attaccate, a volte anche bullizzate e questo mi fa male. Anche io in passato sono stato attaccato e criticato. Potevo arrendermi, lasciare perdere, ma l’avrei data vinta alle malelingue e così ho insistito. Sono andato avanti e ho continuato a ideare, scattare, produrre. La vera impresa ora? Riordinare tutto l’archivio». —

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