Da Buscaglione a McCartney Costellazioni nel cielo di Mina

“Italian Songbook”: escono i primi capitoli di una raccolta di hit e cover Il progetto eclettico della cantante che ripercorre i classici della canzone



Cantato da Mina, l’Italian Songbook assume davvero un risvolto di percorso storico. Il doppio album natalizio proposto da domani dalla regina delle interpreti, in questo 2020 che non sarà ricordato con piacere, potrebbe rivelarsi una consolazione basata sulla memoria di momenti carezzevoli da lei cantati. Però la sua completa libertà dagli obblighi di date e atmosfere, ci fa sobbalzare fra i meandri dei ricordi, con anche qualche vuoto dovuto a titoli rimasti a lungo nell’ombra e qui caparbiamente riportati alla luce, come a sgridarci di non averli notati. Orione e Cassiopea, rossa e blu nel progetto grafico di Mauro Balletti, sono i due capitoli del doppio Songbook, cui (dice Massimiliano Pani) se ne aggiungeranno altri sei. Un compendio di epoche e stili diversi, unificati dalla voce che non si sa più come definire, vista la tenuta tecnica con cui si prende gioco dei recenti 80 anni.


L’UNIVERSO

Da Parlami d’amore Mariù del 1932 a oggi, Mina è un’iperbole vivente. Qui sceglie fra le 1.400 canzoni che ha cantato in oltre 100 album, come chiusura ci mette due inediti (per lei): Nel cielo dei bars di Chiosso-Buscaglione, meravigliosamente jazzy, e Un tempo piccolo con un delizioso testo di Franco Califano. C’è tanto, forse troppo da raccontare delle 28 canzoni, tutte edite ma solo 5 risuonate per togliere la patina del tempo: Almeno tu nell’universo, Canzoni stonate, Il cielo in una stanza, Una lunga storia d’amore, Io domani che è proprio da riscoprire. Già questo piccolo pugno di titoli dà l’idea dell’ecletticità che fa strada al Songbook.

Il suo figliolo si è preso l’illustre Massimo Bernardini come guardia del corpo, ieri in una affollata conferenza in streaming, in cui molti avrebbero preferito che si facesse voce della madre, e spiegasse come sceglie, cosa pensa. Si sa che per quella strada non si passa. Abbiamo appreso comunque da Max che il prossimo Songbook sarà sul repertorio della Ri-Fi Records dei mitologici 60; che Mina passa molto tempo ad ascoltare musica ed è attualmente infatuata da un «flamenchero» di cui parla continuamente; che prima o poi uscirà un album di inediti (magari dentro qualche Songbook): «Mina dedica uno spazio quotidiano all’ascolto di qualcuno dei tremila brani che le arrivano ogni anno, e purtroppo è 2 anni indietro». Li ascolta proprio tutti. Sfuggono qualche sassolino, e qualche confessione: «Per Sanremo era stata lanciata l’idea di Mina direttrice artistica del Festival? Si certo, l’abbiamo letto tutti, e l’idea è piaciuta così tanto alla Rai che non l’ha mai chiamata nessuno». E tuttavia, dice Max: «Lei è il più grande direttore artistico italiano, ha una memoria pazzesca e quando le piace qualcosa la mette da parte». Guarda i talent? «Vede tutto, ascolta tutto e becca il talento: ma spesso i talent sono soap operas con la scusa della musica, da dove non esce mai niente». Parole sante.

IL TELEGRAMMA

Si sarebbe voluto anche sapere se mai capiterà che Mina appaia nuovamente da qualche parte. «Non avrebbe senso – sbotta Max –. Lei ha capito prima degli altri che l’aria cambiava e la sua etichetta si era stufata; ha giocato con la sua faccia 30 anni prima di Madonna e 20 prima di Lady Gaga». E Max aggiunge un aneddoto killer sulla cover di Michelle: «Avevo 11 anni, arrivò un telegramma di Paul McCartney: “È la versione più bella che io abbia mai sentito”. Lei commentò: “Che carino!”, appallottolò il telegramma e lo buttò nel cestino». Chi l’ammazza, una così?

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