Memorie di un editore, In “Voglia di libri” Andreose si racconta tra classici e scoperte

Leonardo Sciacia e Mario Andreose

L’autore: ho fiducia nel futuro, c’è fame di nuove storie. Dagli anni con Moravia alla scoperta di Tondelli e De Carlo

FERRARA. Lasciò Venezia per Milano sognando di diventare giornalista e, invece, la vita lo volle editore. Mario Andreose, 86 anni, ha a che fare con la carta stampata da più di mezzo secolo. Poco più che ventenne lasciò la sua città per inseguire una passione mai sopita ma poi le strade lo portarono a lavorare nell’editoria. Iniziò sul finire degli anni Cinquanta del secolo scorso come correttore di bozze e poi diventò traduttore, redattore e direttore editoriale. Nel corso della carriera ha lavorato al Saggiatore, poi in Mondadori, nel Gruppo Fabbri e in Rcs Libri. Cinque anni fa con Elisabetta Sgarbi ha fondato La nave di Teseo, casa editrice della quale è presidente.

«Non ero riuscito a diventare giornalista ma non potevo tornare indietro, ormai i ponti col passato li avevo tagliati; dovevo trovare un lavoro per rimanere a Milano. Iniziai - ricorda l’autore - a cercare un posto come correttore di bozze e un giorno Alberto Mondadori, editore illuminato che stimavo molto per il lavoro che stava facendo e per le edizioni dei grandi romanzi americani che stava portando nelle librerie, mi assunse come correttore di bozze. Fu un momento bellissimo per me». A distanza di tanti anni dalla voce di Andreose traspare ancora l’emozione di quei momenti giovanili e febbrili. «Un paio di settimane prima di quell’assunzione avevo visto uscire da un Caffè Mondadori in compagnia di Hemingway e Orson Welles, una scena davvero da film. Mondadori era un uomo molto colto, distinto e capace; quando mi scelse fui orgoglioso». A quelle prime esperienze giovanili, che il presidente della Nave di Teseo ricorda con affetto, seguirono altri incarichi in altre case editrici.


Le tappe più salienti di questa scalata, gli incontri con gli autori, i “fuorionda” dei grandi romanzi e gli aneddoti più curiosi, sono stati raccolti da Andreose in “Voglia di libri” (ed. La nave di Teseo, 2020), una sorta di memoire della sua grande avventura. «È vero che non ho fatto del giornalismo la mia professione ma quella passione è sempre rimasta viva in me e negli anni l’ho alimentata. Tempo fa ho rimesso mano ai ricordi, a quelle storie che reputavo interessanti e che non volevo finissero nel dimenticatoio. Ho iniziato a scrivere e a mettere da parte “le puntate” poi – racconta – quando mi sono accorto di avere ormai un numero considerevole di aneddoti li ho pubblicati». Così è nato “Uomini e libri” (ed. Bompiani, 2015), libro con il quale Andreose vinse, tra gli altri, anche il premio Estense.

Questo nuovo volume freschissimo di stampa arriva da lì, non da quello che era rimasto fuori dal precedente, ma dalle storie che sono tornate alla memoria dell’autore e strappate all’oblio grazie alla scrittura. «Momenti di vita di un editore, ecco cosa ho voluto raccontare. Gli incontri con i maestri ma anche le giovani scoperte e le intuizioni felici», come quando rivoluzionò il settore della narrativa per ragazzi e creò la redazione tutta italiana di Topolino, dando vita a un best seller come “Il manuale delle giovani marmotte”, poi esportato anche in America. La premessa di “Voglia di libri” è datata ottobre 2020 e non è un caso perché, malgrado l’anno ormai agli sgoccioli e gli ultimi mesi vissuti, Andreose guarda al futuro con ottimismo.

«Naturalmente l’ottimismo da solo non basta, servono proposte interessanti e offerta ma vedo che la gente ha voglia di leggere, di scoprire e avventurarsi in nuove storie». E aggiunge: «Tutti si chiedono, non solo noi editori, se il nostro modo di lavorare si sia ormai avviato a un punto di non ritorno, aggrappati a computer e telefonini, protagonisti involontari, a distanza, di una mutazione genetica in atto. Il libro per fortuna rimane, come diceva Umberto Eco, uno strumento indispensabile, al pari della ruota e del cucchiaio». Ed è proprio a Eco che l’autore lega un dei momenti più belli della sua carriera. «Dopo la pubblicazione de “Il nome della rosa”, tutti aspettavano al varco Eco per vedere se il nuovo romanzo sarebbe stato o meno all’altezza delle aspettative. Ero al suo fianco in quel momento della carriera e lui scrisse “Il pendolo di Foucault”, fu una bellissima conferma».

Ma “Voglia di libri” è anche una finestra aperta sui rapporti annosi che Andreose ebbe con Moravia, Bufalino e Sciascia. «Un’altra grande soddisfazione per me - chiude - fu essere al fianco di due giovani autori diventati poi grandi: Pier Vittorio Tondelli e Andrea De Carlo». —