«I Rockets e i loro trucchi sono anni ’80 Ora mi dedico a Morricone, e a me»

IL TASTIERISTA FABRICE PASCAL QUAGLIOTTI AL PRIMO ALBUM SOLISTA 

Fabrice Pascal Quagliotti è il nome del tastierista dei Rockets, band ormai leggendaria per gli amanti degli Anni 80 e dei suoi suoni di plastica in molti casi diventati seminali per centinaia di band nate nei decenni seguenti. I Rockets, testa rasata e completamente colorata d’argento così come i vestiti che indossavano, hanno letteralmente dominato la fine degli anni ’70 e i primi ’80 e dischi come Plasteroid, Future Woman, Space Rock, One More Mission, Electric Delight e soprattutto la reinterpretazione di On the Road Again (originariamente dei Canned Heat) o Galactica hanno indubbiamente influenzato anche star come i Daft Punk. Nati in Francia, Christian Le Bartz, Gerard L’Her, Fabrice Quagliotti, Alain Maratrat e Alain Groetzinger grazie all’intuizione di un discografico italiano, Maurizio Cannici della CGD, conquistarono le classifiche e si trasferirono nel nostro Paese. I loro tour, per i tempi fuori dal comune grazie a laser, fumi e luci mai viste prima, erano ciò che di più «particolare» ci fosse sulla scena.

PASSATO E PRESENTE


«Ci volevano 5 minuti per truccarci, ma mezz’ora per togliere tutta quella crema grigia – dice Quagliotti che sentiamo al telefono dalla sua casa di Como dove vive con la seconda moglie Paola –. Ma eravamo talmente unici e la gente ci riconosceva anche struccati». Fabrice durante il lockdown ha lavorato al suo primo album solista Parallel Worlds dedicato a Ennio Morricone nei negozi da poche settimane. Un disco strumentale dove ogni canzone racconta una storia: «So Long Major Tom l’ho dedicata a David Bowie – dice Fabrice –, Tovarisch Gagarin al primo uomo in orbita attorno alla Terra». Al musicista chiediamo di raccontarci la fine della storia dei Rockets. «Si parla degli anni 1982-’83, dopo Atomic ci sono stati parecchi problemi dovuti a incomprensioni con la casa discografica che ci aveva bocciato un album e da lì sono cominciati i litigi e un lento degrado. Abbiamo fatto altre cose a spot, ma i tempi erano cambiati e anche noi dovevamo cambiare. Purtroppo se non hai dietro di te la promozione, in questo mondo non vai da nessuna parte e così è stato per i Rockets. Sento regolarmente Christian e so che Gerard è andato ad abitare in Guadalupe, ma con gli altri non ho rapporti. Mi dispiace ma la vita segue percorsi diversi. Nel 2003 ho rimesso in piedi i Rockets e con il dj Joe T Vannelli nel 2014 ho fatto i dischi Kaos e Wonderland, ma nel 2019 ho deciso di decretare la fine discografica dei Rockets. Ora mi dedico a me».

USA E GETTA

Per Quagliotti l’Italia è diventata la nuova patria grazie all’amore del pubblico, ma anche a quello per le donne della sua vita. «Mi sono fermato a Como parecchi anni fa perché qui conobbi la mia prima compagna, così come la mia attuale moglie. Si vive bene ed è un bel posto per fare musica. Ispira». Quagliotti ha vissuto 40 anni per la musica. Quattro decenni di autentiche rivoluzioni musicali. «Il music business è cambiato anche se ci sono musiche che non andranno mai fuori moda come la classica, il jazz e il rock. Una volta gli artisti erano più supportati mentre oggi è tutto usa e getta. C’è chi spreme questi ragazzini che escono dai talent fino al midollo e non appena i social se ne disinteressano li abbandonano al loro destino».

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