“Lei mi parla ancora” e la magia di Pupi «Una storia d’amore diventata universale»

Il nuovo film del regista Avati nato dai libri scritti dal farmacista di Ro Su Sky dall’8 febbraio. Elisabetta Sgarbi: impossibile non emozionarsi 

l’intervista

Samuele Govoni


Scatta il conto alla rovescia per l’uscita di Lei mi parla ancora, il nuovo film di Pupi Avati che andrà in onda lunedì 8 febbraio in prima serata su Sky Cinema. Nel lungometraggio, tratto dall’omonimo libro di Giuseppe Sgarbi, il cineasta bolognese racconta la storia d’amore che ha scandito e accompagnato tutta la vita dell’autore e della moglie Rina Cavallini. A indossare i panni di lui ci hanno pensato Lino Musella e Renato Pozzetto mentre quelli di lei sono stati affidati a Isabella Ragonese e Stefania Sandrelli. A Fabrizio Gifuni il compito di impersonare Amicangelo, editor che aiuta l’anziano Sgarbi a superare la scomparsa della moglie attraverso la scrittura di un libro sulla loro storia d’amore.

Nel cast ci sono anche Chiara Caselli, Alessandro Haber, Serena Grandi, Gioele Dix, Nicola Nocella, Giulia Elettra Gorietti. Elisabetta Sgarbi a pochi giorni dall’uscita del film, che ha già visto e molto apprezzato, ripercorre questi mesi di lavoro, attese, sorprese, scoperte ed emozioni.

“Lei mi parla ancora” è un pezzo di vita: che effetto le ha fatto ritrovarlo e rivedersi sullo schermo?

«È una sensazione molto strana. In realtà, per fortuna, ho cercato di non vedermi. Non ho invece potuto non vedere mia madre e mio padre. Ho visto scene che non ho vissuto, che ho solo immaginato, che mi hanno raccontato i miei genitori, che hanno raccontato mio padre e mia madre: il matrimonio e il fidanzamento dei miei genitori, ad esempio. E qui non c’ero, non ero nata, ma c’ero con una emozione immensa. Come non emozionarsi nel vedere nascere l’amore dei propri genitori? Qui Pupi ha fatto una magia».

Ha seguito le fasi del montaggio o ha preferito restare in disparte?

«Ho seguito solo parte delle riprese. Ovviamente con Pupi mi sono confrontata nella stesura e progettazione del film, ma in modo molto discreto. Pupi mi chiedeva informazioni, dettagli e rispondevo. Con Pupi avevamo un accordo ovvio e non scritto: il film è suo, una sua storia. Non è la biografia della mia famiglia, pur essendo tratto dai libri di mio padre. La bravura di Pupi è stata di avere sciolto la storia d’amore di mio padre e mia madre in una storia di tutti, nel desiderio di tutti, di avere una storia d’amore che renda immortali gli amanti. In questo risultato è stato fedelissimo ai libri di mio padre: fedele allo spirito non alla lettera».

Aver realizzato il film in un anno così strano ha un significato quasi simbolico. Che mesi sono stati per lei?

«Io lavoro sempre, a testa bassa. Quello che accade intorno incide ma cerco di non farmi condizionare in modo determinante. Quindi ho lavorato molto, con risultati anche importanti: per La nave di Teseo, per gli Extraliscio che ho seguito per un anno fino a portarli a Sanremo. Ma certo la situazione è molto difficile: penso ai teatri, ai cinema, alle librerie. A tutto il mondo del turismo. Adesso, da presidente dell’ente dei Sacri Monti, mi interrogo su quando potranno tornare a viaggiare le persone, e tornare a visitare queste meraviglie. E non voglio parlare dei morti, che ognuno di noi ha avuto, perché non mi piace farli entrare in un dibattito, farli diventare un certificato della ragionevolezza del discorso. Mi sembra di strumentarli».

C’è una scena del film che l’ha commossa?

«Chiara Caselli, cioè io, al telefono nella corsia dell’ospedale. Così, tanto per dire il contrario di quanto ho detto prima. Ma anche la scena nella sala da ballo prima affollata di ballerini, poi improvvisamente con loro soli al centro a dichiararsi il loro amore».

Cosa avrebbero detto i suoi genitori di questo film?

«Mio padre ha fatto in tempo a sapere del progetto di Pupi. Era orgoglioso e un po’ incredulo di questa attenzione. La scelta di Pozzetto per interpretare Nino è stata eccezionale: ci sono delle pause, dei movimenti, delle sospensioni, anche delle alzate di ciglia di Pozzetto che sono di mio padre. Su mia madre posso dire che le attrici sono belle e straordinariamente breve, Stefania Sandrelli e Isabella Ragonese. Mai retoriche: come la Rina. Lei ne sarà orgogliosa». —

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