“I luoghi dell’abbandono”: viaggio al termine della notte con le foto dell’associazione

Da un’idea del fotografo Vezzaro sono stati immortalati edifici e spazi abbandonati. Sul giornale e sul sito un focus partendo da palazzo Specchi

Non solo palazzi, case, hotel, ospedali e fabbriche, ci sono anche interi quartieri e addirittura città oggi in balia di loro stessi. Edifici e centri abitati che un tempo hanno ospitato persone e famiglie e che oggi sono “spettri di strutture decadenti”, sono “ghost town”. Sono questi i luoghi ideali per Devis Vezzaro, fotografo che da anni si occupa di spazi fatiscenti, un tempo vissuti e pieni di vita e oggi distrutti, trascurati e tragici. Sei anni fa ha iniziato a condividere i suoi scatti sui social mostrando posti invisibili ai più, sia in Italia sia all’estero. Oggi che la pagina Facebook “I luoghi dell’abbandono” è a un soffio dai 220mila like (219.744), Vezzaro non smette di cercare, documentarsi, esplorare e scattare. Lo fa per “fame”, per un’inappagabile sete di scoperta che lo porta a girare angoli remoti del pianeta ma anche impianti industriali dietro casa o viadotti persi chissà dove tra le campagne e le colline di un’Italia invisibile. Dalla centrale idroelettrica di Piazzola sul Brenta al centro accoglienza profughi di Berlino, passando per il cementificio di Ostiglia, fino ad arrivare a Chernobyl, Vezzaro è diventato uno dei massimi conoscitori di questi luoghi dimenticati da dio. Oltre ai social il fotografo ha fondato anche un’associazione, chiamata sempre “I luoghi dell’abbandono”, con soci che sostengono e partecipano a lunghi viaggi tra le rovine.



CON LA NUOVA

Vezzaro, nei suoi raid non ha tralasciato Ferrara e provincia e proprio da qui parte questa avventura in collaborazione con la Nuova Ferrara. Ogni settimana il quotidiano dedicherà un approfondimento (con foto) a un luogo abbandonato del territorio e sul sito sarà possibile vedere il video. Si comincia oggi con i corridoi e le stanze del Palazzo degli Specchi, costruito e mai utilizzato, vittima del tempo e dell’incuria. Oggi al suo posto sorgono le Corti di Medoro, complesso di case popolari che ospitano anche uno studentato. Ma se per questo posto una rinascita c’è stata, per tantissimi altri il futuro è incerto o già scritto; e non è necessariamente un bene. Dal mare all’entroterra, passando per le sponde del Grande Fiume e i resti dell’ex zuccherificio di Codigoro, si parte per un viaggio tra cemento, pavimenti spezzati e rovi. —

(1 - continua)

S. G.

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