Sanremo, vigilia senza feste e pochi curiosi per le strade

Atmosfera sottotono a poche ore dall’inizio della 71ª edizione della kermesse Niente selfie con la statua di Mike Bongiorno, ma «esserci è un segnale forte»

Lo struscio della domenica in corso Matteotti è finito. Si spengono le luci dei (pochi) negozi aperti, mentre gli altoparlanti continuano a rimandare a loop la sigla “Perché Sanremo è Sanremo” e le canzoni dei festival passati. La certezza è la scritta nera su sfondo rosa sulla facciata dell’Ariston: 71esimo Festival della canzone italiana, da domani a sabato. Per il resto, la città è quasi il fantasma di se stessa. Niente red carpet all’ingresso del teatro. Via le transenne per tenere a bada la folla scomposta di curiosi, turisti, fan, improbabili sosia, appassionati del vip watching di cui non c’è traccia, anche per i rigidi divieti di sosta, pedoni compresi, disposti dal Comune contro il rischio di assembramenti. Nessuna traccia dei tanti camion di tv e radio che affollavano le strade adiacenti, né dei palchi per gli eventi esterni. Spariti anche i cartonati a grandezza naturale di artisti e cast, di solito gettonati per i selfie ricordo, la statua di Mike Bongiorno, in via Escoffier, lancia il suo “allegria” tra le poche persone rimaste a calcare la “walk of fame”, le targhe-ricordo con i nomi dei vincitori che si snodano lungo la via dello shopping. Sanremo aspetta così che si accendano i riflettori sul palco.

L’ANNO PIù DURO


Il Covid morde, la zona arancione rinforzata voluta dalle Autorità da qui a Ventimiglia, al confine con la Francia, per limitare la circolazione del virus dalla Costa Azzurra dove impazza la variante inglese, ha pesato sulle aspettative di ripresa della città dei fiori che, come tante altre località turistiche, sta pagando il prezzo della pandemia. Da oggi la Liguria torna in giallo e i ristoranti, almeno qui, sperano di riaprire a pranzo, anche se si sono attrezzati per il servizio mensa per addetti ai lavori e inviati. In questo contesto, il festival resta comunque un’ancora di salvezza per l’economia cittadina: «È una boccata di ossigeno – spiega Silvio Di Michele, presidente di Federalberghi Sanremo – dopo un anno in cui ci siamo visti chiudere la porta in faccia al turismo a Natale, a Capodanno e in tutta la stagione invernale. Certo, le strutture ricettive collocate in centro bene o male sono al completo, ma tutto il resto dell’indotto è in sofferenza. I ristoranti si sono salvati in calcio d’angolo grazie alle convenzioni con gli alberghi». In ogni caso, «piuttosto che non fare il festival, è sempre meglio avere a disposizione questa vetrina internazionale». Più che mai dopo un 2020 in cui «le presenze negli hotel sono calate in media del 50 per cento, e se calcoliamo da fine febbraio 2021 a un anno fa il dato è ancora più negativo. In questo periodo il fatturato è sceso del 60-70 per cento, perché anche nella bella stagione è mancato tutto il turismo straniero». Ben venga, dunque, l’idea di una manifestazione musicale estiva per dare respiro alla città, di cui si è parlato nei giorni scorsi con la Rai e con Amadeus: «Se è organizzata in modo importante – dice Di Michele – può essere sicuramente positiva, per tutta la provincia». Anche perché con l’ultima stretta disposta dal governo, «ci siamo giocati anche la Pasqua. Con il divieto di spostamento fra le Regioni, viene meno per noi tutto il bacino di utenza del Nord Est, ma anche l’Emilia, la Toscana, il Lazio. Per non parlare dell’estero». Anche Christian Feliciotto, presidente provinciale di Federturismo, è convinto che, «piuttosto che cancellarlo nell’anno della pandemia, sia un segnale forte aver realizzato il festival».

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