Un viaggio dentro Bassani Per raccontare l’uomo e l’ebreo

Incontro online “Un autore di pianura” con tre docenti dell’Università di Bologna Cappozzo: è prima di tutto un poeta, in poesia traccia una biografia del suo essere

Ebreo, borghese e ferrarese, Giorgio Bassani fu tra i maggiori romanzieri degli anni più tremendi del Novecento, custode della memoria collettiva che ha narrato legandola indissolubilmente alla sua identità, alla sua vita privata e alla sua città. Una ricognizione delle ultime pubblicazioni su di lui, dal titolo “Un autore di pianura. Libri, interviste e studi”, si terrà lunedì, alle 16, sulla piattaforma Teams. Al convegno online interverranno i docenti Marco Antonio Bazzocchi, Paola Italia e Sergio Parussa, insieme ai curatori di quattro volumi dedicati.

L’ORRORE E LA VERITÀ


In un’intervista del 1979 e già in una prospettiva azionista Bassani affermava che gli anni dal ’37 al ’43 furono tra i più belli e intensi della sua intera esistenza: «Mi salvarono dalla disperazione a cui andarono incontro tanti ebrei italiani, mio padre compreso, col conforto che mi dettero d’essere totalmente dalla parte della giustizia e della verità, e persuadendomi soprattutto a non emigrare».

Dentro la sua opera ci sono gli orrori della Shoah, però mai viene meno il suo sguardo nitido e intransigente nei confronti della realtà. «Quando lo scrittore ebreo ha narrato le sofferenze che ha sopportato, non lo ha fatto semplicemente come ebreo – afferma il saggista Luca De Angelis –, ma come qualcuno che stesse dando testimonianza a nome di tutte le vittime dell’oppressione, di qualsiasi paese e confessione religiosa essi fossero».

Questo spiega perché Bassani della sua esperienza di antifascista disse: «Ho scelto mezzo secolo fa da che parte stare. Mi sono difeso dalla identificazione di me stesso come ebreo, entrando nell’antifascismo militante clandestino».

Com’è noto, l’ebraismo comanda di ricordarsi in ogni momento, in ogni atto, dell’universale. «Ecco perché Bassani ha rappresentato Ferrara durante l’oppressione nazifascista – specifica De Angelis –, nell’incantevole scenario della città rinascimentale, chiusa dalle sue mura come un ghetto, con uno sguardo allargato, dunque commutandolo in un “ghetto comune”. Perché questo vuole la sensibilità ebraica. Il disagio e l’oppressione dell’ebreo vengono, pertanto, estesi all’intera città-prigione».

DALL’IO AL TUTTO

La poesia per Bassani è l’atto espressivo dello spirito, per ricalcare le sue parole, si manifesta in ogni scritto creativo a prescindere dallo stile usato, e si libera dalla lunghezza delle frasi per diventare estensione della loro intensità. «Bassani, anche guardando alla cronologia editoriale delle sue opere, è prima di tutto un poeta, dopo diventa narratore e sempre insiste nel sottolineare quanto la distinzione tra generi sia una forzatura – aggiunge Valerio Cappozzo –. Quindi la poesia è quel luogo intimo dove si formano le parole prima di essere pronte a maturare nelle trame narrative dei suoi romanzi. In poesia Bassani traccia una biografia del suo essere, in prosa quella della sua epoca e della sua città. Nel titolo del libro ho voluto alludere a questa frase crociana: “La poesia riannoda il particolare all’universale”, e se consideriamo che Bassani stesso considera Benedetto Croce all’origine della sua letteratura, vediamo quanto l’io dello scrittore sia consapevole di trovarsi a essere un testimone della storia, punto di convergenza tra la vita individuale e il senso comune».

Matteo Bianchi

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