Il pronostico di Pazzi: «Annata magra. Vincerà Ciabatti perché...»

La dozzina del Premio Strega sta animando sempre più il dibattito. Sul web si comincia a scommettere sui cinque finalisti e sul vincitore della 75esima edizione. E neanche il ferrarese Roberto Pazzi si è risparmiato. «Sembra un’annata magra, con il solito microautobiografismo di tanti narratori italiani che, privi di immaginazione, non sanno inventare mondi, allargare la realtà. Dove sono i Calvino, le Morante, i Landolfi e i Gadda? E gli editori come Mario Spagnol, Valentino Bompiani e Giulio Einaudi?». Pazzi è arrivato tra i finalisti due volte, nel 1986 con La principessa e il drago e nel 1999 con La città volante.

«Vincerà Teresa Ciabatti con Sembrava bellezza solo perché edito da Mondadori – sentenzia Pazzi –, con una scrittura frettolosa e approssimativa, che mi ha spesso costretto a rileggere per capire i periodi. L’autrice non ha raggiunto la pacificazione della forma: è ancora acerba e si preoccupa di sfogare le proprie emozioni, ma non di essere accessibile. È scritto magnificamente Due vite (Neri Pozza), di Emanuele Trevi, la cui alta scrittura si mangia il privatismo. Quando cominci non ti stacchi più, sino all’ultima riga. Stessi pregi stilistici manifesta Splendi come vita (Ponte alle Grazie), di Maria Grazia Calandrone, ma l’autrice ha sbagliato premio: non è narrativa, bensì poesia contraffatta. Con Le ripetizioni (Marsilio) Giulio Mozzi si rivela subito oscuro e cerebrale, quasi oracolare, ma almeno si coglie il possesso di modelli come Canetti e Kafka». Su Il libro delle case (Feltrinelli), di Andrea Bajani, Pazzi non si sbilancia, ma apprezza lo stupore che trasmette. —

Matteo Bianchi