Scuola, lavoro ed educazione tra l’Unità d’Italia e la guerra

Si intitola “Qualità della vita” (ed. Book Srpint) il volume in cui Natascia Firenzuola analizza e racconta le condizioni sociali, scolastiche ed educative dell’infanzia in Italia dal 1861 al 1911. Un libro nato dall’intraprendenza e dalla curiosità dell’autrice originaria di Cologna (Berra) e oggi residente a Ferrara.

Firenzuola è laureata in scienze dell’educazione e della formazione con indirizzo della salute e della qualità della vita e in ambito lavorativo si occupa di minori in difficoltà, con un passato di educatrice sanitaria al fianco di anziani e disabili. Sposata, ama i gatti, i viaggi e il mare.


LA STORIA

Il libro è nato dalla curiosità dell’autrice verso il proprio territorio, sulle condizioni sanitarie scolastiche dopo l’unità d’Italia. È in piena epoca Giolittiana che vengono emanate le prime leggi di obbligo scolastico. Una scuola completamente diversa da quella dei giorni nostri, legata anche ad un aspetto di povertà della popolazione e dalla necessità di avviare i bambini al lavoro anche prima del compimento del decimo anno di età. Al mondo della scuola si affianca quello di mestieri in gran parte scomparsi, ben descritti dalla Firenzuola. L’edilizia scolastica dell’epoca ha una rivoluzione in quanto vengono costruite scuole che permettono la suddivisione tra aule maschili e femminili; aule ben organizzate, con la lavagna di ardesia e maestri spesso privi del necessario titolo per esercitare la professione, ma in grado di insegnare a scrivere e leggere, oltre che impartire le importanti regole di educazione civica, riuscendo a mantenere ben composte le numerosissime classi dell’epoca. Momenti di vita distanti dai giorni nostri, dove il farmacista del paese era deputato a produrre l’inchiostro per la scuola, ma dove esistono comunque similitudini con l’attuale sistema di istruzione.

LE ORIGINI

La prima bozza del libro è stata materiale della sua tesi, poi le ricerche sono continuate per altri quindici anni e alla fine è arrivato questo libro.

«Un mondo di cambiamenti non lontani e inattuali rispetto a oggi; la classe subalterna di un tempo è stata sostituita dagli immigrati e le condizioni socio economiche degli insegnanti non sono certo migliorate rispetto al passato», conclude l’autrice ferrarese con un chiaro riferimento al precariato e al fatto che persiste comunque un elevato numero di alunni con un percorso scolastico irregolare, costellato bocciature ripetute e abbandoni del mondo scolastico.

Stefano Balboni

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